lunedì 16 luglio 2018

Lula Libero, si, no, giudici contro, ancora carcere e Brasile lacerato

Scontro tra giudici per Lula. “Scarceratelo”. Ma la decisione viene sconfessata da un altro magistrato. Prova di forza e di autorità in corso.
-L’ex capo di Stato, che deve scontare una pena di dodici anni per corruzione resta in carcere nonostante un acceso contrasto giudiziario.
-Senza Lula candidato destra vincente alle presidenziali di ottobre.

Il presidente più amato
l’ avversario più odiato

Lula libero, si, no. Cresce la tensione in Brasile per il braccio di ferro giudiziario sulla possibile scarcerazione di Luiz Inacio Lula da Silva: i simpatizzanti dell’ex presidente convocano proteste di piazza, mentre le autorità dispongono misure di sicurezza eccezionali. I due punti focali della tensione sono la sede del tribunale regionale federale di Porto Alegre -da dove il giudice Rogerio Favreto ha ordinato ripetutamente la scarcerazione di Lula- e il comando della polizia federale a Curitiba, dove l’ex presidente è rinchiuso dall’aprile scorso e dove il governo ha schierato unità antisommossa, appoggiate da blindati e un elicottero.

Politica giudiziaria o giustizia politica?

Lula libero, si, no. Ancora un colpo di scena sul caso Lula, l’ex presidente del Brasile e possibile nuovo candidato vincente, se uscirà in tempo dal carcere. Un giudice ordina il rilascio dell’ex presidente Ignacio Lula da Silva, ma un magistrato federale blocca la scarcerazione. Il primo giudice ribadisce l’ordinanza, ed è crisi istituzionale per un caso giudiziario e decisioni giuridiche segnate da subito da forti sospetti di interesse politico.
In carcere dal 7 aprile per corruzione e riciclaggio, Lula, che guidò il Brasile dal 2003 al 2010, è accusato di aver ricevuto in dono una villa in cambio di favori per appalti pubblici. Accusa che lui ha sempre negato. Al momento l’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva rimane in prigione, dopo una lunga domenica di scontri giudiziarie che hanno messo in rilievo le forti fratture politiche che segnano la magistratura del paese.

Tutto è cominciato in mattinata: Rogerio Favreto, magistrato di turno nel Tribunale Federale Regionale di Porto Allegre, ha deciso di accogliere un ricorso presentato da tre deputati del Partito dei Lavoratori, per i quali la carcerazione di Lula è una violazione dei suoi diritti politici, in quanto ‘precandidato’ del loro partito per le presidenziali di ottobre. Favreto ha dunque inviato la sua decisione al comando della polizia federale di Curitiba – dove Lula è rinchiuso dallo scorso aprile, scontando una pena di 12 anni per corruzione e riciclaggio – e i tre autori del ricorso si sono presentati per esigere la scarcerazione dell’ex presidente.

Nel frattempo, Sergio Moro (nome e origini italiane), il magistrato delle inchieste anticorruzione, è intervenuto dal Portogallo -dove si trova in vacanza- per respingere la decisione del collega di Porto Alegre. Terzo giudice, Gebran Neto, quello che ha istruito la causa contro Lula nel processo di secondo grado, bloccato l’ordine di scarcerazione. Favreto, il giudice di Porto Allegre, però, non ha mollato. In una seconda ordinanza, ha dichiarato invalida la decisione di Gebran Neto, ripetendo l’ordine di scarcerazione e dando un’ora alla polizia per ubbidire, minacciando possibili denunce per oltraggio alla corte.

Caos giudiziario con forti venature politiche che si svolge alla luce del sole attraverso i media e sui social ed investe la piazza. Il Partido dos Trabalhadore denuncia un “nuovo golpe giudiziario” contro Lula e convoca la protesta di piazza, per esigere “Lula libero subito” e manifestare contro “l’agonia dello Stato di diritto”. Ma alla fine è stato il presidente del tribunale di Porto Alegre, Carlos Thompson Flores, che è intervenuto per porre fine al braccio di ferro. Mentre cadeva la notte sulla capitale dello stato di Rio Grande do Sul, Thompson si è pronunciato contro l’ordine di scarcerazione.

Ben oltre l’inchiesta giudiziaria sulle colpe presunte di Lula (manca ancora il terzo grado di giudizio) e le questioni giuridiche su una sentenza eseguita al secondo gradi di giudizio, dopo una discussa modifica costituzionale, l’inquietudine di un Brasile alla vigilia di elezioni presidenziali decisive in autunno, Paese in cri economica e lacerato al suo interno. I pro-Lula hanno protestato ancora una volta contro quella che denunciano come una persecuzione giudiziaria contro il leader più amato dal popolo, mentre gli anti-Lula hanno festeggiato la sconfitta di quella che definiscono la manovra legalmente dubbia condotta attraverso un magistrato schierato.
Ma la battaglia, ovviamente, non finisce qui.

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