mercoledì 19 settembre 2018

Islanda femminista, parità di salari obbligatoria per legge

Entra in vigore la norma che punta ad azzerare entro il 2020 le differenze di stipendi tra uomini e donne.
-La premier Katrin Jakobsdóttir, leader del partito ‘Sinistra-Movimento verde’, 42 anni, madre di tre figli.

Islanda femminista, con la legge più avanzata al mondo sulla parità dei diritto uomo donna, e anche la più severa. In Islanda una legge impone a istituzioni pubbliche e private, aziende, banche e a qualsiasi datore di lavoro con piú di 25 dipendenti di assicurare pari retribuzione alle donne a pari qualifica con gli uomini. E Reykjavík, governa una Grande coalizione la cui premier è Katrin Jakobsdóttir, leader del partito ‘Sinistra-Movimento verde’. 42 anni, madre di tre figli, Katrin aveva preso questo impegno in campagna elettorale. Un primo passo, dichiara oggi. Molto resta ancora da fare nei salti di carriera, dicono gli esperti, troppo pesante resta il predominio maschile in economia, ma il salto retributivo è una conquista innegabile.

Il governo di Katrin Jakobsdóttir ha previsto un´applicazione graduale della norma. Le piú grandi istituzioni e aziende hanno tempo fino al 2020, quelle piú piccole fino al 2025. La legge minaccia multe fino a 50mila corone islandesi -circa 450 euro- per ogni caso personale di violazione dell´obbligo di parità retributiva a pari qualifica. Differenze retributive dunque restano ancora. Ma sono scese da punte del 37 per cento a una nuova media del 10-12 per cento. Negli ultimi anni, in risposta a proteste e a grandi manifestazioni di piazza e scioperi degli influenti movimenti femminili del paese, 100 aziende avevano già proceduto a correggere gli squilibri retributivi. Il muro che resta è quello delle carriere alte dove gli uomini sono ancora i più favoriti.

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