giovedì 23 maggio 2019

Prepotenza Usa contro Iran, trucchi anti embargo e conti con la storia

A Vienna, Russia e gli altri garanti dell’accordo sul nucleare con l’Iran firmato da Obama e stracciato da Trump, decidono i trucchi necessari per superare l’embargo deciso unilateralmente dagli Stati Uniti.
-Farian Sabahi, giornalista italo iraniana e la storia dei torti occidentali

Contro le prepotenze

Prepotenza Usa contro l’Iran. A Vienna, la Russia e gli altri paesi firmatari dell’accordo nucleare iraniano del 2015, i cinque del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Cina, Francia, Russia e Regno Unito, più la Germania e l’Unione europea, a decidere con gli iraniani come superare l’embargo commerciale deciso degli Stati Uniti contro Teheran e contro il mondo che volesse contrastare l’atto di forza Usa.
I Paesi dell’accordo, il cosiddetto Jcpoa, si sono impegnati a garantire che l’Iran possa ancora esportare petrolio e avere rapporti commerciali nonostante il ritiro degli Stati Uniti dall’intesa e l’annunciato ripristino delle sanzioni contro Teheran.

La dichiarazione congiunta a voce Ue, definisce il Jcpoa, “elemento chiave della non-proliferazione globale”, ribaltando le valutazioni Usa. Ma sopratutto, le decisioni non tutte rese note su come far progredire l’accordo, nonostante la rigida posizione Usa. Esempio, come mantenere aperti i canali finanziari e i collegamenti marini, aerei e terrestri con l’Iran, come “far proseguire l’export iraniano di petrolio e gas condensato, di prodotti petroliferi e petrolchimici, incoraggiare investimenti in Iran, sostenere in modo chiaro ed efficace gli operatori economici che commerciano con l’Iran”. Insomma, come fare la guerra all’embargo dichiarato dagli Usa a Teheran e a chi con loro commercia.

Italia molto  interessata

Ora la palla a Teheran e alle contro mosse statunitensi, nel piano della ormai dichiarata guerra dei dazi da ieri quella con la Cina, ma fronte aperto anche con l’Europa e mezzo mondo. Con qualche analista occidentale che rileva che, mentre Washington minaccia di bloccare le esportazioni di petrolio iraniano, i pasdaran si dicono pronti a fermare il passaggio delle petroliere nello stretto di Hormuz, arteria petrolifera planetaria.
Il pianeta a fare i conti con la versione ‘rude’ dell’America first’ di Trump, mentre altri, un po’ più colti, dall’Iran fanno i conti con la storia. Ripasso utile di Farian Sabahi, giornalista italo iraniana su il Manifesto, con una intervista a due importanti scrittori iraniani, Mahsa Mohebali, vincitrice del premio Golshiri, e Mehdi Asadzadeh, autore per cinema, teatro, radio e televisione.

Tutte le ragioni dell’Iran
per avercela con gli Stati Uniti

«Sanzioni che ricordano il torto già fatto all’Iran vendendo armi all’Iraq nella guerra scatenata da Saddam nel settembre 1980», osserva da Teheran la scrittrice Mahsa Mohebali. Per Mehdi Asadzadeh, autore per il cinema, il teatro, la radio e la televisione, «gli iraniani non possono che provare risentimento verso gli Stati uniti, che negli anni Ottanta erano a fianco dei militari iracheni, mentre si sono dimenticati che la Germania ha venduto armi chimiche a Saddam e la Francia ha fornito gli aerei».
La rabbia degli iraniani verso Washington è alimentata dal fatto che il 3 luglio 1988 la portaerei Vincennes aveva abbattuto un aereo di linea della Iran Air facendo 290 vittime: «Un crimine che la comunità internazionale non ha mai condannato, un incidente per il quale gli americani non si sono scusati ma è valsa una medaglia al comandante della portaerei», commenta Mehdi.

«Per questo gli iraniani non hanno fiducia nella comunità internazionale». Al di là del risentimento, «gli iraniani riflettono su quanti danni abbia causato questa inimicizia con gli Stati uniti. Abbiamo motivo di essere diffidenti perché gli americani si sono intromessi più volte nelle nostre vicende interne, non solo durante la guerra Iran-Iraq ma anche nel colpo di stato del 1953 contro il premier Mossadeq che aveva nazionalizzato il petrolio». Memoria lontana di chi ha dimestichezza con la storia. Storia e realismo assieme. L’Europa con l’Iran contro gli Stati Uniti?
«Sebbene l’Europa abbia fatto grandi sforzi per l’Iran, non potrà rinunciare ai rapporti con gli Stati uniti».

Tensioni economiche sull’Iran e prime proteste popolari. Obiettivo strategico per gli avversari. «Quando il governo non riesce a gestire la situazione, a trarne vantaggio sono i pasdaran. Nelle ultime elezioni, sono stati loro il rivale principale del fronte moderato, adesso faranno di tutto per approfittare del disordine. Non faranno un colpo di stato, ma saranno favoriti alle prossime elezioni», anche perché hanno giocato un ruolo fondamentale nel frenare l’avanzata dell’Isis in Siria e in Iraq. Mandando a rotoli l’accordo nucleare, Trump favorisce i falchi di Teheran».
«Quest’anno ricorrono esattamente trent’anni dalla fine del conflitto scatenato da Saddam».

Memoria iraniana, ma anche utile ripasso su chi tra noi occidente sostenne quei massacri. E torna la scrittrice Mahsa Mohebali. Gli Stati Uniti che negli anni Ottanta erano a fianco dei militari iracheni, la Germania che vendeva armi chimiche a Saddam e la Francia che forniva gli aerei per bombardare.
A Mehdi la conclusione: «Sono 2500 anni che l’Iran esiste e non è la prima volta che gli abitanti dell’Iran, un paese dalla storia millenaria, attraversano periodi difficili. Anche questi momenti bui passeranno. Troveremo un compromesso con gli Stati uniti». Forse dopo Trump.

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