• 21 Febbraio 2020

Giornalismo: imparare raccontando quello che si impara

Qualche giorno fa, parlando con un giornalista con una storia professionale importante come Pietro Spataro, mi è rimasta in mente una sua affermazione: facendo la cronaca nera ho imparato a conoscere tutta Roma.

In effetti il mestiere del giornalista è particolare, spesso ci si trova a confrontarsi con argomenti che non si conoscono o con luoghi mai frequentati. E ogni occasione è buona per accrescere il proprio bagaglio professionale, le conoscenze, e anche la capacità di saper interpretare fatti e situazioni non possedendo sempre il quadro completo delle conoscenze.

Funziona così, e penso che una delle capacità professionali di un giornalista sia quella di saper “capitalizzare” le occasioni per accrescere conoscenze e competenze. In fin dei conti è giusto, il giornalista è un mediatore tra la realtà e il lettore. Quindi deve possedere l’umiltà di sapere che non si può sapere tutto: quindi occorre ascoltare, guardare bene, comprendere e giudicare poco. Non so se funziona sempre così. Sicuramente chi riflette e non è saccente ha meno possibilità di chi anche se non sa niente, si muove e parla come se avesse la verità in tasca sempre.

Ogni tanto, soprattutto in Tv, guardo i commentatori delle rassegne stampa e penso che non è che possano sapere tutto di tutti. Eppure dicono tutto di tutto. Tornando a Spataro dico che sono d’accordo: le cose che attraversiamo nel mestiere ci formano, creano le nostre possibilità. Con quel pizzico di modestia che sempre i giornalisti dovrebbero mantenere.

Per esempio, in questo periodo nel mio locale bellissimo e marziano, una vineria che è anche libreria, mi trovo a parlare con le tante persone che si fermano e fanno tappa ai nostri tavoli. Imparo tanto. Imparo da tutti, nel rispetto e nel dialogo. E penso che sto facendo un esercizio di giornalismo importante. Nell’ascolto e nella cura del rapporto con chi non conosco.

Si cresce, nella vita. Si diventa – talvolta – più attenti. E non conta quando e dove accade, l’importante è che accada.

Valentina Montisci

Valentina Montisci

Nasce in Sardegna. Approda al giornalismo dopo la laurea in Scienze Politiche e partecipa alla fondazione del Giornale di Sardegna nel 2004 e di E Polis nel 2006. Giornalista professionista, lascia la sua Isola per approdare a DNews, a Milano. Del mestiere impara a far tutto: scrive, fotografa, impagina, sa costruire e realizzare webdoc e e-book. Fa parte di alcuni progetti artistici tra questi Magnifica Terra e Emergenze, il cui collettivo ha dato vita all’Edicola 518. Fondatrice delle Edizioni Vald’O, vive e lavora a San Quirico nel cuore della Valdorcia.

Read Previous

Brennero libero ai tempi di Radezky e ora è la volta dei nani

Read Next

Le sovversive lettere d’amore o di rabbia scritte a mano