lunedì 17 giugno 2019

Camerun, opposte eredità coloniali per nuove guerre

Il Camerun verso la guerra civile. Le spinte secessioniste nelle province anglofone alle prese con una repressione durissima del governo francofono.
-Sospetti di ingerenza Usa.
-E il Paese rischia una disintegrazione violenta.

Il peggio per l’Africa

Camerun, opposte eredità coloniali. Del Camerun sappiamo dal 1472, quando sbarcarono i Portoghesi che di fronte alla grande quantità di gamberi giganti, gridando “camarões, camarões!”, diedero il nome del paese. Nei successivi 400 anni la storia del Camerun del sud, come quella di tutte le zone costiere dell’Africa occidentale, ruotò intorno alla tratta degli schiavi.
Poi la ‘modernità del colonialismo prima prussiano poi, a guerre mondiali perse, bottino ai vincitori franco inglesi, con spartizione di terre e di popoli.

Vergogne francesi e inglesi

Da oltre un anno, nelle aree di lingua inglese del Camerun occidentale, scontri quasi quotidiani tra le forze di sicurezza locali e gli attivisti anglofoni, informa su EastWest Marco Cochi. Secondo le Nazioni Unite, almeno 160mila persone sono state costrette a lasciare le loro abitazioni, di queste circa 40mila hanno attraversato il confine con la Nigeria. Ennesimo esodo africano.
La crisi ha avuto formalmente inizio nell’ottobre del 2016, quando un gruppo di avvocati delle due regioni anglofone scioperò contro la nomina di giudici di lingua francese nei tribunali locali. Nessuno poteva però prevedere che la mobilitazione forense avrebbe rilanciato le spinte secessioniste nelle due regioni abitate dalla minoranza inglese, che rappresenta il 20% della popolazione locale.

Mal d’Africa francese

Alla protesta degli avvocati, si unirono fin da subito studenti e insegnanti che denunciavano la discriminazione del governo del presidente Paul Biya, da 35 anni ininterrotti al potere, nei confronti delle due province anglofone. Dalle pacifiche manifestazioni di piazza, si è arrivati presto alle violenze e lo scorso primo ottobre i secessionisti hanno proclamato simbolicamente l’indipendenza dell’Ambazonia -la loro regione- e nominato suo “presidente” Sisiku Ayuk.
Trascorsi ormai ventuno mesi, il dissenso è dilagato in entrambi i territori e il Camerun si trova ad affrontare la crisi più dura dal tempo dell’indipendenza. Violenze diffuse e documentate via ‘social’, con immagini di unità d’élite dell’esercito camerunense, il Rapid Intervention Battallion (Bir), equipaggiato e addestrato dagli Stati Uniti e da Israele spesso presenti e indifferenti.

Eredità contrastate

Le immagini di una nazione che sta scivolando verso una brutale guerra civile, mentre il governo cerca di reprimere l’insurrezione armata. Un conflitto che ha radici lontane che risalgono all’epoca coloniale, quando il Camerun fu assoggettato dalla Germania e poi diviso in aree britanniche e francesi dopo la prima guerra mondiale. Dopo che il Camerun amministrato dalla Francia ottenne l’indipendenza il primo gennaio 1960, le due parti del Paese si fusero in un’unica nazione.
A questo, nel 1961, fece seguito un referendum con il quale la zona settentrionale della colonia decise di unirsi alla Nigeria, mentre quella meridionale votò per confluire nella Repubblica del Camerun, all’interno della quale, le aree ex-francesi ed ex-inglesi mantennero un elevato grado di autonomia, costituendosi in federazione.

Ancora Francia Inghilterra

La fusione dei due Camerun diede vita a una federazione bilingue, con una forte autonomia regionale fino al 1972, quando l’allora presidente francofono Ahmadou Ahidjo, per timore di conflitti etnici, abolì il governo federale per introdurre un sistema di potere sempre più accentratore. Trascorso quasi mezzo secolo, le politiche delle autorità centrali di Yaoundé -francofone- ancora pesano sulla parte occidentale del Paese, discriminando l’uso della lingua inglese e del diritto di origine anglosassone (Common Law), a beneficio della lingua francese e del diritto di stampo francese.
La crisi attuale è dunque la preoccupante ripresa di un vecchio problema, che per essere risolto ha bisogno di aperture al dialogo da parte delle forze separatiste e del governo. L’attuazione di un sistema di decentramento amministrativo, peraltro stabilito nella costituzione del 1996, attraverso cui la minoranza anglofona potrebbe gestire autonomamente le proprie finanze ed essere responsabile dei servizi pubblici locali.

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