domenica 25 Agosto 2019

Scannatoio migranti, frottole e crisi, Germania rischio voto, Italia?

Gli accordi del vertice Ue e le diverse forzature a convenienza politica. Rischio crisi in Germania e scricchiolii in Italia.
-Da Seehofer ultimatum alla Merkel: “Svolta sui migranti o mi dimetto”. Governo appeso a un filo.
-Il Salvini tedesco chiede politiche più dure sui migranti.
-In Italia Fico contro Salvini

Scannatoio migranti, frottole e crisi, la vignetta in copertina l’esempio delle forzature ad uso politico. I finti accordi del vertice Ue, con ogni leader a ingigantire se non addirittura inventare risultati a sua convenienza politica. Le prime bugia a gambe corte in Germania, con qualche scricchiolio anche in Italia. Da non sottovalutare.

Mal destro fa a vieni

Il ministro dell’Interno e leader della Csu, la democrazia cristiana bavarese, Horst Lorenz Seehofer, ha bocciato la proposta della cancelliera e annunciato per due volte le dimissioni. Ora ci ripensa e prende tre giorni, in attesa di un nuovo faccia a faccia con la cancelliera. Lei ammette: “La situazione è seria”, ma sui respingimenti al confine tedesco nessuna apertura.
L’ultimo atto, per ora, della crisi di governo tedesca si è consumato a Monaco, nella sede della Csu. Una riunione interna terminata oltre la mezzanotte di domenica, in cui lo strappo tra Seehofer e Merkel è diventato quasi insanabile. “Follia”, “Senza senso“, scrivono i media, da Der Spiegel a Die Zeit: la maggioranza di governo nel Bundestag è appesa a un filo.

Balletti debolezza

Un balletto che è lo specchio della fragilità degli equilibri politici tedeschi (e non solo tedeschi). Sul casus belli della crisi Angela Merkel non è arretrata di un centimetro: nessuna apertura, al momento, ai respingimenti al confine tedesco dei richiedenti asilo già registrati in un altro Paese Ue (l’Italia per la gran parte). “La considererei una mossa unilaterale di uno Stato”, ha più volte spiegato.
Ma proprio sui respingimenti la Csu si gioca la faccia, anche in vista delle elezioni del prossimo ottobre nella sua Baviera. Perdere voti (e forse la maggioranza storica in Baviera), o perdere il potere, sembra essere il dilemma. E quindi il rilancio:” Vogliamo raggiungere un accordo sulle questioni chiave del controllo dei confini e dei respingimenti alle frontiere, e solo su questi punti”.

O accordo o urne

A questo punto tra Berlino e Monaco, tra Cdu e Csu, potrebbe davvero esserci la rottura, come non succedeva dal 1976. Merkel con poche opzioni davanti a sé. Senza un’improvvisa intesa con Seehofer, dovrebbe accettare le dimissioni del suo ministro. Sarebbe la fine della coalizione. A quel punto la cancelliera si presenterebbe in Parlamento a chiedere la fiducia, per certificare la mancanza di una maggioranza. Da quel momento dovrebbero passare 60 giorni prima di tornare al voto. Per evitare le urne Merkel potrebbe tentare due strade: un governo di minoranza con i socialdemocratici, oppure una nuova coalizione con Spd e Verdi. In caso di accordo invece, la cancelliera si presenterebbe comunque davanti al Bundestag per una fiducia che servirebbe semplicemente a sancire la fine della crisi.

‘Secondary movements’

Problema chiave, quello dei cosiddetti “secondary movements”, le espulsioni delle persone già in Germania verso i Paesi di primo approdo in Europa. La guerra all’Italia, vorrebbe dire, che già di guai con i migranti ne ha molti. Merkel ha presentato alla CSU un piano per ridurre l’arrivo di nuovi migranti in Europa e al tempo stesso per riorganizzare la presenza dei richiedenti asilo. Ha annunciato di avere stretto accordi con oltre 15 paesi dell’Unione Europea per fare in modo che riaccettino le persone che avevano presentato richiesta di asilo nei loro confini, prima di spostarsi in Germania. Merkel ha poi cercato di rassicurare ulteriormente la CSU, spiegando che l’obiettivo condiviso resta ridurre il fenomeno dei migranti, ma che semplicemente il suo governo propone di farlo in modo meno drastico e cercando la collaborazione degli altri stati.

Lo Seehofer italiano..

Sui migranti, il presidente della Camera, Roberto Fico, ribatte a Salvini: “I porti, non li chiuderei”, dichiara dall’hotspot di Pozzallo. Fronte sinistro del movimento 5 stelle contro l’irrefrenabile destra di Salvini, ma anche all’interno dello stesso movimento. Dichiarazione di rottura con quanto deciso dal suo collega di partito, il ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli, che, d’accordo con Matteo Salvini, ha disposto “il divieto di attracco nei porti italiani per la nave Open Arms”. Salvo poi dover litigare su chi deve decidere. Sicuramente Fico non parla a titolo personale. Dietro di lui ci sono quelli grillini che mal digeriscono Luigi Di Maio e l’alleanza gialloverde. La linea dura di Salvini non ha fatto altro che rendere più feroci i dissapori. E i toni esasperati e provocatori da capopopolo in perenne campagna elettorale, più che da ministro, usati da Salvini, indicono a qualche legittimo sospetto sul futuro prossimo del neonato governo italiano.

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