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lunedì 16 Settembre 2019

Messico, Lopez Obrador presidente populista di sinistra

Andrés Manuel López Obrador, detto Amlo, è il nuovo presidente messicano. Venti punti di vantaggio per il candidato del centro sinistra.
-A riconoscere il trionfo del candidato della sinistra alle presidenziali anche l’esponente del partito al governo Meade.
-Trump si congratula a denti stretti.
-Cos’è un populista di sinistra.

Messico, presidente
populista di sinistra
Andrés Manuel López Obrador, detto Amlo, è il nuovo presidente messicano. Il trionfo lungamente annunciato dai sondaggi è stato confermato dai risultati elettorali. Chiusi i seggi, poco dopo le otto locali (le tre di lunedì mattina in Italia), il candidato del partito di governo, José Antonio Meade, le lacrime agli occhi, già accettava la capitolazione: gli exit polls annunciavano implacabili un distacco di oltre venti punti.
Oltre la metà dei messicani, stremati da criminalità e corruzione, si sono affidati a ‘Morena’, il movimento fondato da Obrador dopo la sconfitta nelle presidenziali del 2006. Se si confermerà la vittoria così ampia che prevedono gli exit poll è probabile che il movimento di Lopez Obrador conquisterà anche la maggioranza assoluta alla Camera e al Senato.
Decisivo per Obrador anche il voto dei giovani. Gli elettori nella fascia di età tra i 18 e i 29 anni in Messico sono 25 milioni, il 29,2% del totale. Morena avrebbe conquistato anche Città del Messico con la sua candidata a sindaco Claudia Sheinbaum.

Corruzione e il muro di Trump

Nelle sue prime dichiarazioni dopo il voto, Obrador ha annunciato «eliminerà la corruzione dal Messico». E tra le prime felicitazioni quelle del presidente Usa Donald Trump, l’uomo del muro col Messico. «Congratulazioni a López Obrador per essere diventato il nuovo presidente del Messico.Sono ansiosissimo di poter lavorare con lui. C’è molto che può essere fatto per beneficiare a Stati Uniti e Messico!». Opportunismi presidenziali.
A 64 anni López Obrador, per la terza volta in corsa, ha costruito stavolta un percorso blindato verso la presidenza. Toni meno radicali, discorsi tranquillizzanti, alleanze pragmatiche. La biografia ce lo racconta originario dello Stato povero e indio del Tabasco, il «Peje».
Politicamente Amlo nasce e cresce dentro il più tradizionale solco del Partito rivoluzionario istituzionale e resta legato al segmento di sinistra del Pri che alla fine degli anni Ottanta arriva alla scissione. Da lì il suo percorso è dentro i movimenti sociali, poco burocrate e molto politico «di strada», alle marce indigene, ai sit-in contro lo sfruttamento della terra, ai picchetti contro le compagnie petrolifere. Fino al governo, quarant’anni dopo.

Messico violento

Amlo, figura storica della sinistra messicana in un Paese devastato dalla violenza. La “guerra alla droga”, dodici anni e oltre 250mila vittime dopo, López Obrador ci riprova. Con una formazione nuova – Morena –, acronimo di Movimiento de rigeneración nacional ma anche un riferimento al colore scuro di indigeni e contadini del Messico rurale – il più dimenticato –, che ha promesso di tutelare. Oltre al suo carisma personale – con qualche venatura messianica di troppo, denunciano i detrattori –, due sono, fondamentalmente, le ragioni dell’exploit. Sul boom di Amlo pesa, in primo luogo, l’“effetto-Trump”.
La retorica violentemente “anti-messicana” del tycoon – dal muro ai “bad hombres” – ha fatto guadagnare consensi al progetto nazionalista di Amlo che, pur avendo garantito sostegno agli investimenti privati con la creazione di una zona franca lungo il confine con gli Usa, propone un ruolo forte dello Stato per correggere l’elevata diseguaglianza e far sviluppare le regioni povere del Sud. Per aver sporto denuncia contro il muro alla Commissione interamericana per i diritti umani, il candidato di Morena è considerato un difensore dell’“orgullo méxicano”. Con due terzi del Paese fuori controllo e interi pezzi di istituzioni nelle mani della criminalità organizzata, i cittadini vedono in Amlo l’unica alternativa di uscire dal tunnel. Mentre tutti e tre gli avversari incarnano, in qualche modo, la continuità.

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