martedì 18 giugno 2019

Israele pronto alla guerra nel Golan

Golan, Israele si prepara alla guerra.
-Le sirene sono tornate a suonare nell’Alta Galilea.
-Netanyahu in costante contatto con la Casa Bianca e il Cremlino.
-Ieri Piero Orteca su Remocontro, oggi Ansa e agenzie mondiali.

Più ‘indizi’ di notizia fanno una prova

Israele pronto alla guerra nel Golan

  • Piero Orteca su Remocontro soltanto ieri, «Siria, il fuoco sotto la cenere e altri 250mila rifugiati in fuga», Catastrofe umanitaria a ridosso del Golan: gli israeliani prevedono un esodo di 250 mila rifugiati che si accamperanno lungo i confini. -Via libera di Trump ai bombardamenti dei russi a Daraa e Nawa in cambio del vertice con Putin. -Netanyahu convoca il Consiglio di guerra. Tra le fonti citate, Debka, che vuol dire Mossad.
  • Ansa, sempre ieri. L’esercito israeliano ha aumentato il suo schieramento al confine con la Siria inviando ulteriori tank e cannoni. Lo ha detto il portavoce militare spiegando che ad essere rafforzato è stata la 210/a Divisione Bashan che è a guardia delle Alture del Golan.” E’ stato fatto – ha spiegato – come parte dei preparativi dell’esercito visti gli sviluppi nelle Alture del Golan siriane vicino al confine”.
  • Umberto De Giovannangeli, Huffington Post: «Le sirene sono tornate a suonare nell’Alta Galilea. I rifugi sotterranei sono stati allestiti, mentre le Idf, le Forze di difesa israeliane, spostano sul Golan mezzi corazzati e reparti scelti. L’esercito israeliano ha rafforzato oggi la propria presenza sulle alture del Golan, vicino alla linea di demarcazione con la Siria».
  • La Stampa, qualche settimana prima. L’esercito israeliano ha lanciato a sorpresa vaste manovre militari nelle alture del Golan, a ridosso del territorio siriano. Le esercitazioni “dureranno diversi giorni”, ha precisato la radio militari. Sono previsti spostamenti di truppe ed “echi di esplosioni” che potrebbero allarmare la popolazione locale. La radio ha anche parlato di un possibile “richiamo di riservisti”.

L’accordo di disimpegno del 1974 tra Israele e Siria

Le Idf, le temute Forze di difesa israeliane continuano a proclamare il loro ‘non coinvolgimento nella guerra civile siriana’, ma «risponderanno in modo risoluto alla violazione della sovranità dello Stato di Israele e alla creazione di un rischio per i suoi residenti». Il che vuol dire, linguaggio politico militare israeliano, che si stanno preparando a picchiare, e picchiar duro. Nei giorni scorsi alcuni villaggi nel sud-ovest della Siria in mano ai ribelli hanno accettato la resa, facendo avanzare l’esercito governativo impegnato a riconquistare aree strategiche al confine con la Giordania e le alture del Golan.
Ma Gerusalemme teme sorprese di parte iraniana, forse. O forse le viene utile far finta che esistano, sia le minacce, sia i pasdaran, per fare cosacce loro in casa altrui. Netanyahu, che si dichiara in costante contatto con la Casa Bianca e il Cremlino, ha riunito il Gabinetto di sicurezza, allargato ai vertici delle Idf e a capi dei servizi di intelligence, ed è un pessimo segnale. L’esercito israeliano ha aumentato il suo schieramento al confine con la Siria inviando ulteriori tank e cannoni. Lo ha detto il portavoce militare spiegando che ad essere rafforzato è stata la 210/a Divisione Bashan che è a guardia delle Alture del Golan.

La 210/a Divisione Bashan

Dall’altra parte della frontiera è in corso l’offensiva dell’esercito di Damasco e delle forze russe contro i ribelli. Netanyahu ha ottenuto, con la mediazione del presidente russo Putin, che dalle operazioni militari i nell’area della Siria confinante con Israele fossero esclusi miliziani sciiti stranieri e consiglieri militari iraniani. Ma Israele sembra non fidarsi. Mosca è preoccupata che lo scambio di fuoco fra Israele e Iran sul territorio siriano e gli attacchi aerei israeliani possano provocare un conflitto regionale su vasta scala. Rischio che certe operazioni israeliane possano sfuggire al controllo, l’allarme del viceministro degli Esteri russo, Mikhail Bogdanov, in una un’intervista a una tv israeliana. La messa in guardia di uno che certo sa.

Più balle dall’ex Kgb o dal Mossad?

Nel suo intervento Bogdanov ha sostenuto che l’Iran è presente in Siria con consiglieri militari che assistono i siriani nella lotta contro il terrorismo. «Per quanto ne sappiamo, le truppe iraniane non sono presenti sul territorio siriano, ci sono militari iraniani, consiglieri, penso che il loro numero, anche se non lo so per certo, sia piuttosto limitato», ha concluso.
L’intelligence di Israele denuncia invece la presenza di almeno 40mila miliziani sciiti, coordinati sul campo dai Guardiani della rivoluzione iraniani e dagli Hezbollah libanesi, combattono a fianco dell’esercito di Assad.
Dato incontestabile ed estremamente preoccupante lo schieramento al confine con la Siria di tank e cannoni della temibile e collaudata 210/a Divisione Bashan israeliana, ormai schierata sulle Alture del Golan. Speriamo soltanto a difesa.

 

Siria, il fuoco sotto la cenere e altri 250mila rifugiati in fuga

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