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venerdì 18 Ottobre 2019

Lettera al cittadino che non comprende lo spirito rurale

Non basta venire in campagna per imparare a vivere secondo la filosofia rurale. Occorre scegliere di rinunciare all’obbedienza implicita nel conformismo delle regole. Di qualunque regola che nasce in città.

Occorre pensare dove poggiano i piedi. Lo dico da sempre ed è una modalità che ti salva dal parafrasare quello che pensano gli altri al posto tuo, su temi che ignori o conosci per sentito dire. Sguardo, ascolto, quindi attenzione, sono ottime armi per pensare dove poggiano i piedi. E anche il tenere una posizione eretta, per esempio. Metaforicamente ma anche fisicamente. Di tanto in tanto muovendosi, al massimo sedendo su un muretto o sotto una quercia. Lasciando che gli occhi possano poggiarsi lontani in uno spazio più profondo del pc.

Anche perché il vedere e il pensare camminando, per esempio, impedisce di stare lì a coglioncellare col prossimo sulle chat. Una volta discutendo dell’ultima posizione di Saviano, un’altra del virgolettato di qualche potente o del niente sotto vuoto spinto. Impedisce di far finta di avere una posizione politica, ideale, culturale. Ti porta ad agire, per esempio.

Se guardi il paesaggio e ti interroghi sulla bellezza del rurale, afferrandone lo spirito, non hai bisogno di chat o di pc. Vivi. Nel senso che fai azioni di vita che fanno star bene l’anima e il cuore festeggia. D’altra parte ognuno di noi lo sa: se sei sedentario, stressato, attaccato al cellulare, di fretta, urticato dalle polemiche che cosa ti dici? Che hai bisogno di riprenderti il tuo tempo, e prenoti lontano dalla città, magari in Valdorcia. Quindi, per vivere, o provare a farlo, o come cura, scegli il rurale. Mica il fighettame metropolitano ansiogeno.

Certo, se poi vieni in campagna e prenoti poderi con piscina, idromassaggio, interconnessione da quando ti svegli a quando ti addormenti, cibi metropolitani, chef fighetti e organizzazione salutare in apparenza, ma milanesizzata… bello mio sprechi tempo. Se decidi per la lentezza e dolcezza della campagna, prova a viverci senza portarti sulle spalle la vita da soldatino obbediente della città. Il rurale è sovversivo. Il metropolitano conformista.

Quindi, caro amico mio: liberati dai lacci e lacciuoli di questo tempo. Guarda, discuti, parla con le persone, ascoltale, non giudicare prima di cercare di comprendere. Non pensare che siccome sei residente in via Melchiorre Gioia a Milano, quando vai a ricercare te stesso nel contado incontrerai figuranti del tuo immaginario, interpreti della tua idea metropolitana di abitante rurale. Lasciati sorprendere dalla diversità, dalla bellezza degli esseri umani che non hanno svenduto storia e paesaggio in cambio di promesse non mantenute e di un peggioramento della vita.

Qui incontrerai uomini e donne che hanno fatto meno master, ma conoscono con più libertà. Che hanno reso fertile e ospitale la cultura del territorio, sono meno modaioli e più civili. Quindi, togli veli e cappellini da film sulle campagne degli anni passati e vieni a pensare dove poggi i piedi (che non è mai male), vieni a conversare liberamente con persone libere. Che vivono la bellezza ogni giorno e vivono per difenderla ogni giorno col lavoro nei campi e con il rispetto del lavoro.

Lo spirito rurale è il futuro.

Ps.
La prossima volta scriverò invece la lettera all’abitante rurale che pende dalle labbra del conformismo metropolitano.

La filosofia rurale del lentius, profundius, suavius

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