Trump Putin, bilaterale a Helsinki il 16 luglio, primo vertice ufficiale dopo due incontri avvenuti a margine di altre conferenze. Lo hanno annunciato ieri in contemporanea, Casa Bianca e Cremlino.
Avverrà il giorno dopo la finale dei Mondiali di calcio 2018, e il presidente russo Vladimir Putin volerà a Helsinki, in Finlandia, per il primo vero e proprio summit bilaterale con il presidente statunitense Donald Trump.
Evviva evviva, forse verso la fine della nuova guerra fredda, ma molti degli applausi non sono sinceri. ‘Testimone’ di questa ipotetiche nozze, il consigliere per la Sicurezza nazionale statunitense John Bolton, il falco dell’Amministrazione statunitense (che fa sembrare Steve Bannon una colomba), che ha trattato con il ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov e lo stesso Putin per preparare il terreno al faccia a faccia.
Putin e Trump si sono già incontrati due volte a margine di summit internazionali: il G20 ad Amburgo e il vertice dell’Apec, la Cooperazione economica asiatico-pacifica in Vietnam.
Nell’agenda del vertice, facili anticipazioni giornalistiche, Corea del Nord, Ucraina e Siria. Trump e Putin protagonisti pigliatutto nelle attenzioni planetarie, a meno di una settimana dal summit della Nato a Bruxelles, l’11 e 12 luglio. Tutti i vertici Ue, formalmente ad applaudire l’evento.
Anche il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, plaude all’incontro Trump-Putin: «Credo nel dialogo, e l’approccio della Nato nei confronti della Russia è quello del doppio binario». Carota e bastone? Ma i timori Nato sull’impegno di Washington nell’Alleanza Atlantica, sotto forma della negazione/scongiuro. «Le relazioni transatlantiche sono molto importanti gli Usa e l’Europa hanno bisogno gli uni dell’altra soprattutto ora che le minacce esterne non sono mai state così forti».
In realtà c’è tensione in casa Nato, e il ‘Commander in Chief’ -perché è ciò che compete a Trump-, che ha appena inviato una serie di lettere a sollecitare ancora una volta il 2% del Pil per le spese, armamenti Usa se possibile, nonostante l’inciampo multi miliardario degli F-35. Primo assaggio del dopo vertice con Putin per gli alleati europei, poprio all’italiano Conte, a Washington il 30 luglio.
L’Italia che certo non può permettersi quel 2% di spese militari già esorbitanti oggi, ma che per Washington copre aree di suo preminente interesse strategico vedi l’Afghanistan e l’Iraq.
Problemi di tipo politico in casa giallo verde, dopo i proclami elettorali sul necessario ritiro dei 900 soldati italiani da Kabul a dintorni per eventuali impegni mediterranei di maggior interesse nazionale, sempre mirati sulla questione migranti, Libia o Niger che siano, a monopolizzare la prima fase di azione del nuovo governo a preponderante trazione leghista. Con qualche altra spiegazione che certo verrà chiesta sulle sanzioni tra Russia e Iran, dove gli interessi italiani non coincidono con quelli Usa.