mercoledì 23 gennaio 2019

Sud Sudan, forse la pace vera dopo 100 mila morti e 2 milioni in fuga

Lunghe trattative prima in Etiopia poi in Sudan per l’accordo tra il presidente Salva Kiir ed il suo rivale Riek Machar per porre fine alla guerra in Sud Sudan.
-Un conflitto che dal 2013 a oggi ha causato oltre 100 mila vittime e costretto alla fuga più di 2 milioni di persone.
-Cruciale nelle trattative il ruolo dei presidenti di Sudan, Omar al-Bashir e Uganda, Yoweri Museveni.

Dal 2013 a oggi oltre 100 mila vittime
costrette alla fuga 2 milioni di persone

Sud Sudan, forse la pace. «Un cessate il fuoco permanente è dichiarato in tutta la Repubblica del Sudan del Sud ed entrerà in vigore entro settantadue ore dalla firma della Dichiarazione di Accordo». Con queste parole si apre il punto 1 della Dichiarazione di Khartoum per un accordo tra le parti in conflitto, firmato mercoledì 27 Giugno. Fine del massacro interno sudanese con garanti interessati attorno: Silva Kiir, presidente della Repubblica del Sud Sudan, ed il suo principale oppositore, Riek Machar. Testimoni e garanti, il presidente sudanese Omer Hassan Ahmed El-Bashir e l’Inviato Speciale dell’Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo, l’IGAD.

South Sudanese President Salva Kiir

Percorso arduo attesa prudente

Inizia così un nuovo processo che dovrebbe portare entro pochi giorni, 72 ore dalla firma, alla elaborazione di un accordo definitivo per il periodo di pre-transizione della durata di 120 giorni e successivamente, ai 36 mesi della effettiva transizione. Obiettivo, le nuove elezioni a cui tutti i partiti e le forze rappresentative del paese potranno partecipare nel rispetto reciproco e sotto la tutela delle organizzazioni internazionali. Una attesa prudente sembra accompagnare la firma di questa che al momento resta solo una “dichiarazione di buona volontà” da parte di chi ha condotto la guerra, scoppiata nel dicembre 2013, ormai oltre il quarto anno di massacri.

Truppe illusioni passate

Prudenza nelle valutazioni oggi dopo i precedenti accordi del 2015 e poi del 2017, che hanno trasformato le buone intenzioni dichiarate, in ulteriori scontri e rivendicazioni di parte. Nonostante questi precedenti, la Dichiarazione di Khartoum sembra mostrare un nuovo atteggiamento da parte del presidente sud sudanese che solo pochi giorni fa, al temine dell’incontro con Machar avvenuto ad Addis Abeba, aveva fatto dichiarare dal portavoce, che «ne aveva abbastanza di lui», e nessuna collaborazione rispetto al previsto periodo di transizione verso le nuove elezioni, che doveva essere portata avanti con l’ex vice presidente, oggi leader dei ribelli dello SPLM-IO.

Riek Machar, il principale oppositore interno.

Ripensamenti sollecitati

Con molta probabilità, l’intenzione delle Nazioni Unite di colpire il paese con sanzioni e l’embargo sulle armi, se non fossero cessate le ostilità entro il mese di giugno, ha contribuito a questo repentino cambio di strategia da parte del governo Sud Sudanese che oggi accetta l’aiuto manifestato dal suo vicino ed ex nemico, il Sudan, che da alcuni giorni ha riaperto i confini permettendo il passaggio di nuovi rifugiati e ristabilito i rapporti commerciali. Ultimo tra i punti della Dichiarazione di Khartoum, ma non di minor rilievo, è l’accordo tra i due governi per ristabilire il pieno funzionamento degli impianti petroliferi nella regione di Unity, importanti non solo il Sud Sudan che ah il controllo territoriale sui giacimenti, ma anche per lo stesso El-Bashir, l’altro Sudan, che si trova a gestire una difficile crisi economica in casa.

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