Sar, ricerca e salvataggio in mare, scaricabarile Italia Libia?

Avviso ai naviganti
gommoni compresi

Sar, scaricabarile Italia Libia? Il Centro marittimo di soccorso di Roma ha restituito all’ Autorità marittima libica le funzioni ‘SAR’, ricerca e soccorso in mare nella zona antistante la Libia, e i comandanti di nave che si trovano in quel tratto di mare, «dovranno rivolgersi al Centro di Tripoli ed alla Guardia costiera libica per richiedere soccorso». ‘La Libia assumerebbe il controllo della sua zona SAR, sinora esercitato in forma limitata, con il supporto tecnico della Marina Militare Italiana’, scrive Analisi Difesa.
Che ricorda come, dall’Operazione Mare Nostrum del 2013, noi italiani coordiniamo/coordinavamo le operazioni SAR in tutto il Mediterraneo centrale senza alcuna condivisione di responsabilità con i partner europei, nonostante l’ auspicata “Regionalizzazione del SAR” che si sarebbe dovuta realizzare con l’Operazione Frontex-Themis.

Mediterraneo mare loro?

Il Brigadiere Generale libico Abdullah Toumia che protesta con l’Ue sul procrastinare gli impegni assunti con la Libia nel campo del ‘capacity-building marittimo’. I dubbio europei sulla legittimità della dichiarazione libica di una propria zona SAR, per “l’imperfetto funzionamento della Centrale di soccorso di Tripoli”. Gli stessi dubbi, che avrebbero spinto le Ong a sfidare la sovranità libica cercando di sostituirsi – sotto il coordinamento della nostra Centrale operativa – alla Guardia costiera di Tripoli nei salvataggi.
Ma ora, il nuovo governo italiano ha deciso che la Libia è finalmente e totalmente capace, che sulle sue acque territoriali torna a comandare  lei. Avviso ai naviganti, avviso agli scafisti che certo non avvertiranno le loro vittime, avviso alle Ong di girare alla larga. Accada quel che deve accadere e drammaticamente accadrà.

Accordo o colpo di mano?

Starebbe per finire -sempre Analisi Difesa- l’anomalia del coordinamento SAR da Roma fin sotto le coste libiche sulla base del principio che chi riceve la prima chiamata di soccorso deve coordinare tutte le attività sino allo sbarco dei migranti a meno che intervenga un altro Centro SAR. Ma nel mare conteso pesca o petrolio, sono scomparsi i concorrenti, Malta per prima.
Ad attenuare i sospetti umanitari, l’UNHCR che annuncia di cooperare con le Autorità di Tripoli affinchè, «al momento dello sbarco delle persone salvate sia fornito cibo, acqua e assistenza medica e sia assicurato l’accesso all’asilo ai richiedenti di tutte le nazionalità alternative alla detenzione siano rese disponibili per i rifugiati soccorsi o intercettati in mare dalla Guardia Costiera Libica». Di fatto, il tentativo di avere “hot spot sicuri” in territorio libico, improbabili nella realtà attuale e negati come progetto con Savini ospite. Ma a Tripoli con Saraj, e negli altri centri di comando libici, col generale Haftar in Cireanaica, tutto è trattabile.

Il comandante della Guardia Costiera, l’ammiraglio Giovanni Pettorino

Primato guardia costiera

Mentre sul campo valgono gli enormi i meriti della nostra Guardia Costiera (Spagna e Francia non hanno una vera e propria Guardia costiera), la prima in Mediterraneo per capacità e disponibilità di mezzi coordinando nei soccorsi la Marina Militare e la Guardia di Finanza.
L’ammiraglio Giovanni Pettorino, comandante della Guardia costiera intanto blocca alcune potenziali polemiche politiche sul soccorso in mare.
«Lo facciamo perché è un obbligo giuridico ma anche un obbligo che sentiamo moralmente: tutti gli uomini di mare, da sempre e anche in assenza di convenzioni, hanno portato soccorso e aiuto a chi si trova in difficoltà in mare. Noi non abbiamo mai lasciato solo nessuno in mare». Quello che sta accadendo adesso è comunque un esodo epocale, biblico, con un intero popolo che si sposta o tenta di spostarsi via mare in un tratto breve ma pericoloso, con mezzi inadeguati».

 

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