martedì 16 luglio 2019

Scorie nucleari 100mila anni dopo, la Finlandia e la bomba Italia

Un cimitero che dovrà durare almeno 100 mila anni nelle viscere della Finlandia dove moriranno definitivamente le scorie nucleari. Ma quelle italiane?
-Era il 2015 quando scrivemmo che i siti per ospitare le scorie nucleari italiane dovevano essere resi noti entro agosto.
-Tra loro si doveva scegliere il ‘Deposito nazionale’, pena sanzioni dall’Ue.
-Ne avere saputo più niente?

Nelle viscere della Finlandia i resti
del nucleare: ma le scorie italiane?

Il cimitero forse più profondo e inquietante del mondo. A Olkiluoto, in Finlandia. Un dedalo di 137 tunnel sotterranei lunghi complessivamente sessanta chilometri, racconta Mauro Mondello, su La Stampa, dove si lavora senza sosta. A Olkiluoto nasce ‘Onkalo’ , la galleria in finlandese, il primo deposito permanente per rifiuti radioattivi al mondo, progettato per resistere 100 mila anni. Quei resti dannati sepolti a 500 metri di profondità, fino a quando non moriranno veramente, diventando completamente innocui.
Il racconto di Mauro Mondello è ricco di dettaglia e a suo modo affascinante anche se un po’ ‘orror’. «Lo abbiamo progettato affinché possa resistere per i prossimi 100 mila anni, superando anche le glaciazioni», spiegano i tecnici. Il deposito, costo è stimato 3,5 miliardi di euro, custodirà 6500 tonnellate di scarti, per 4 mila generazioni.

Onkalo, per 4mila generazioni

Dove sorge questo mostro del nostro folle presente nucleare? A tre ore di auto dalla capitale Helsinki. Un idilliaco intrico di piccoli villaggi di case di legno, circondati da distese di pini e betulle, corsi d’acqua cristallini, un braccio d’asfalto che corre dritto in mezzo alle foreste, ogni tanto un cartello stradale ad indicare il pericolo di attraversamento renne. Babbo Natale solo nella stagione giusta. In mezzo a quel paradiso, una centrale nucleare per ‘Epr’, il più potente reattore nucleare della Terra in funzione dal 2025. Ma in Finlandia, prima di produrre scarti, scorie nucleari in questo caso, devi prima realizzare i depositi dove conservarle in sicurezza. Semplice logica, o fantascienza, se letta in italiano, e tra poco vedremo il perché.
A Onkalo, nel 2025, il combustibile esaurito, dopo essere passato dalle piscine di raffreddamento, verrà imballato in taniche in ghisa e ferro da 25 tonnellate, avvolte in rame e custodite in cunicoli protetti con la bentonite, il minerale argilloso che si gonfia a contatto con l’acqua, e infine sigillati con enormi tappi di cemento.

Smaltimento finale

1000 anni per ridurre in maniera significativa la radioattività, 100mila per esagerare. Tutto liscio e tutti felici (loro che almeno un struttura simile la hanno)? Matti Sarnisto, ex direttore dell’Istituto finlandese di geologia, ricorda come sia impossibile prevedere cosa accadrà durante e dopo la prossima glaciazione, nel giro di poche decine di migliaia di anni. Nel frattempo Onkalo, in attesa di quei riscontri futuri, diventa esempio e commercio: esportare le competenze acquisite durante la costruzione del sito ad altri Paesi.
«Ad oggi, nessuna nazione ha trovato una risposta per lo smaltimento delle scorie, che usualmente (ad esempio in Italia) vengono custodite, debitamente stoccate, in semplici capannoni. È questa l’eredità radioattiva di un’epoca che rimarrà viva ancora molto a lungo», conclude Mauro Mondello. Ma la situazione italiana, da brivido, ve la raccontiamo noi di Remocontro. Prima sintesi e nei prossimi giorni altri dettagli.

L’Italia seppellisce il problema

Scrivevamo il 25 settembre 2015. «I siti per ospitare le scorie nucleari italiane dovevano essere resi noti entro agosto. Tra loro si doveva scegliere il ‘Deposito nazionale’, pena sanzioni dall’Ue. Mappa dei siti bella pronta -60 i siti idonei- ma nascosta. Evitare a ogni conto qualsiasi campagna elettorale col problema aperto». Qualcuno di voi ancora ricorderà si insistiti e costosi gli spot a venderci frottole sulla prossima soluzione del sito dove conservare in sicurezza le scorie nucleari.
Vediamo nei dettagli cosa doveva accadere e misteriosamente non è accaduto. Entro agosto doveva arrivare la famosa mappa dei siti adatti in Italia. Non è stato. Tra quei siti, a settembre, doveva iniziare il confronto sul deposito nazionale. Non sarà. Eppure, lo impone la logica e l’Europa pronta a farci pagare sanzioni per inadempienza. Lo strano è che quella mappa sarebbe pronta da tempo e comprende un po’ tutte le regioni italiane (solo una o due troppo sismiche sono escluse), mentre l’orientamento sul deposito nazionale finale, oscilla fra tre alternative. Sempre che il nuovo governo non decida di superare antiche inadempienze.

 

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