venerdì 14 dicembre 2018

Operazioni Olocausto, infiltrato Pci nelle BR e il generale Dalla Chiesa

Libro rivelazione: il Pci di Berlinguer infiltrò un suo militante nelle Brigate rosse aiutando Dalla Chiesa a smantellare la colonna romana.
-Con qualche rivelazione in più, di Remocontro.
-L’allora capitano Mimmo Di Petrillo e Ugo Pecchioli.

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Il Pci di Berlinguer

Operazioni Olocausto. Il Partito comunista di Enrico Berlinguer nel settembre 1979 infiltrò un suo militante nelle Brigate rosse d’accordo con il reparto antiterrorismo dei Carabinieri diretto da Carlo Alberto Dalla Chiesa, scrive Giuseppe Oddo, noto giornalista d’inchiesta, già al Sole 24 ore, su Business Insider.
«La collaborazione fu suggellata da un patto tra il senatore Ugo Pecchioli, che dirigeva la sezione Problemi dello Stato del Pci, e il generale che tre anni dopo sarà assassinato a Palermo da Cosa nostra. Essa si rivelò decisiva per destabilizzare il partito armato. E diede inizio all’”Operazione Olocausto”, che consentirà alla Sezione anticrimine dei carabinieri di Roma di avviare lo smantellamento della colonna brigatista che operava nella capitale».

‘Il lungo assedio’

La fonte delle rivelazioni è uno dei pochi protagonisti rimasti, Domenico Di Petrillo, allora comandante operativo della struttura antiterrorismo romana che agiva agli ordini di Dalla Chiesa, che rivela in un suo libro fatti rimasti coperti da segreto per quasi quarant’anni. Titolo dell’opera pubblicata in maggio da Melampo: “Il lungo assedio”. La vicenda dell’infiltrato era sempre rimasta confinata tra le indiscrezioni, senza mai ottenere conferme.
Si sa che, dopo l’incidente-attentato subito da Berlinguer a Sofia nel 1973, il Pci aveva cominciato a trasferire alle forze di Dalla Chiesa le informazioni che l’apparato di ‘Vigilanza democratica’ del partito, quella che venne poi ribattezzata dagli avversari come ‘Gladio rossa’, andava raccogliendo nelle fabbriche e nel sindacato.

Lo storico arresto di Curcio e Franceschini.

Giovanni Pellegrino

Di tutto questo c’è traccia in “Segreto di Stato” (Einaudi) di Giovanni Fasanella e Claudio Sestieri. L’ex presidente della Commissione stragi e terrorismo Giovanni Pellegrino: «Dalla Chiesa ebbe in qualche fase anche uomini del Pci. Ritengo infatti che dirigenti come Ugo Pecchioli abbiano contribuito a disarticolare le Br anche suggerendo i nomi di possibili infiltrati».
Di Petrillo sgombra adesso il campo dal dubbio. Scopriamo così che almeno un militante del Pci che si prestò a fare da informatore -nome in codice “Fontanone” o “FG”, leggiamo- FG fu presentato da Pecchioli al generale, il quale ne affidò la gestione sul campo prima al colonnello Umberto Bonaventura e successivamente a Domenico Di Petrillo.

Umberto Bonaventura

Bonaventura, passato poi nei servizi segreti, l’allora Sismi, scompare nel 2012 in una situazione che diede il via a molti sospetti, fu protagonista e titolare di molti segreti. E’ accertato che il 1° ottobre 1978 fu lui ad entrare nel covo brigatista di via Monte Nevoso a Milano durante la perquisizione. Nelle sue mani, fotocopie del memoriale di Aldo Moro restituite dopo qualche ora con delle pagine in meno, da allora l’accusa del resto mai provata.
Sempre Pellegrino, commissione stragi, sostiene nel già citato libro che, davanti alla Commissione stragi e terrorismo, “Bonaventura,…alla domanda se i carabinieri avessero infiltrati…, ci ha risposto di no, mentendo”.

Domenico Di Petrillo

Ancora il colonnello Domenico Di Petrillo. «La strada imboccata dal Pci, “certamente singolare – scrive Di Petrillo – era motivata dall’intenzione di contrastare con maggior decisione il ‘partito armato’”. A tale decisione aveva contribuito nel gennaio 1979 l’assassinio di Guido Rossa, l’operaio dell’Italsider di Cornigliano, sindacalista della Cgil, che era stato ucciso a Genova, mentre usciva di casa all’alba per recarsi in fabbrica, per aver denunciato un collega che aveva diffuso nello stabilimento volantini delle Br».
‘Fontanone’, del quale Di Petrillo continua a proteggere l’identità non era romano, a un certo punto, anche a causa di problemi familiari, dovette fare ritorno nella città del Nord da cui proveniva, la versione dell’ex carabiniere.

Rivelazione Remoconto

Divenuta pubblica la vicenda per scelta di uno dei protagonisti ancora in vita, anche Remocontro decide di svelare qualche suo segreto, tra i resti di un antico giornalismo investigativo ormai nel libro dei ricordi. Di Olocausto sapemmo (generico plurale) direttamente da Ugo Pecchioli, di cui godevamo la confidenza. Gli ultimi mesi della sua vita, ormai segnata dalla malattia senza perdono. Operazione Olocausto a Roma, ma primi i contatti del Pci con i carabinieri di Dalla Chiesa avvennero a Genova, attraverso un allora giovane capitano poi a sua volta finito al Sismi e anche in successivi guai immeritati.
Essendo anche lui, come Mimmo di Petrillo un vecchio amico, niente nome. Comunque, la svolta fu, come già detto, l’assassinio di Guido Rossa.

L’eroico ‘Fontanone’

La differenza tra quanto svelato allora da Pecchioli e quanto raccontato da Domenico Di Petrillo nel suo libro, è dettaglio di non poco contro sul prezzo pagato da ‘Fontanone’ nella sua infiltrazione brigatista. A racconto e memoria di Pecchioli, ‘Fontanone’ ormai chiamiamolo così, non rimase un esterno alla colonna romana, ma fu brigatista operativo per rendersi credibile, anche se in azioni marginali, e alla fine, con lo smantellamento della colonna grazie anche al suo aiuto, fu arrestato, processato e condannato. Fontanone al servizio della Stato che paga la sua scelta anche con un po’ di galera. Certo all’insaputa dei brigatisti combattuti, forse all’insaputa di chi oggi gli vive accanto. Con la voglia di conoscere un uomo di tale coerenza.

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