Turchia ‘democratura’, tra democrazia e dittatura. Previsioni del tempo politico burrascose tra Mar di Marmara Dardanelli e Bosforo e l’infinita Anatolia, sino a sconfinare un po’ in Siria o in Iraq dove le truppe turche sono già arrivare.
Possibile che domani, scommessa elettorale assoluta, presidenziali e politiche, Recep Tayyip Erdoğan venga rieletto presidente e vinca anche le elezioni parlamentari. Ma altrettando possibile che perda almeno uno dei due scrutini, al punto tale che -analisi di Bernard Guerra, France Inter e Internazionale-, i suoi avversari avrebbero cominciato a temere… “la sua sconfitta”.
In attesa di leggere domani l’analisi di Piero Orteca, vale ragionare in questa vigilia, di tanto paradosso turco: la paura che il presidente autocrate, che il despota eletto possa davvero perdere.
Il paradosso è soltanto apparente, perché la situazione economica della Turchia è talmente disastrosa che le opposizioni potrebbero incontrare enormi difficoltà a governare, mentre il presidente uscente, o quanto meno il suo Partito ‘giustizia e sviluppo’ (il suo nome), potrebbero tentare di scaricare su altri le colpa di quasi 15 anni di potere assoluto.
Nelle grandi città della Turchia ancora laica, moderna ed europea sopravvissuta all’ondata di islamismo conservatore di Erdogan, la speranza di sconfiggere l’uomo che in due anni ha imprigionato 50mila persone tra cui un centinaio di giornalisti, imposto uno spietato controllo giudiziario ad altrettante persone e licenziato oltre centomila funzionari, soldati e agenti di polizia accusandoli di aver partecipato al fallito colpo di stato del 2016, si accompagna a molti timori.
La Turchia, dice Guetta, non è una dittatura quanto piuttosto una “democratura”, prendendo dallo scomparso Predrag Matvejevic, pensatore jugoslavo scomparso, la felice definizione. Un mix tra democrazia e dittatura in cui tutte le libertà vengono negate ma sopravvive il diritto di voto. In Turchia non esiste più una stampa libera. Le emittenti televisive e radiofoniche sono sotto il completo controllo del potere. L’indipendenza della magistratura è soltanto un ricordo. È possibile essere imprigionati a lungo senza alcun processo.
Eppure Erdoğan non ha mai pensato di abolire le elezioni, perché i suoi partner politico commerciali nel mondo non glielo permetterebbero. La e Turchia non è la Corea del Nord, quanto piuttosto un’altra Russia, -azzarda Guetta che non ama Putin- dove le tv trasmettono in diretta tutti i discorsi del presidente, mentre i candidati dell’opposizione sono praticamente assenti dagli schermi.
Dove domani il “sultano” potrebbe anche essere battuto o almeno messo in difficoltà, lasciando comunque una Turchia dal futuro incerto.