I 4 arrabbiati di Visegrad: dalla Ue più soldi e meno regole

I 4 arrabbiati di Visegrad. Aggregazioni d’affari o di convenienza, il tempo in cui durano, e definizioni a semplificare ma che non spiegano. Destre sovraniste e magma populista, e alla fine si litiga sul dito delle definizioni e si perde di vista il problema Luna.
Perché in Europa, tira proprio una brutta aria.

Effetto domino e scarica barile

Esempio: l’espulsione unilaterale dei migranti dalla Baviera minacciata dal ministro degli interni tedesco, l’alter ego di Salvini, con conseguente chiusura dei confini, e l’effetto domino. Il premier austriaco Sebastian Kurz già avverte: «Se la Germania dovesse chiudere i suoi confini noi saremmo pronti e faremmo tutto il necessario per difendere le nostre frontiere». La Francia, che in seguito agli attentati terroristici ha ripristinato i controlli alle frontiere dal 2015. Senza contare i muri e le barriere create dai singoli Stati per fermare i migranti in Ungheria, Croazia, Slovenia, Grecia, e Bulgaria. E i migranti da rispedire in casa del vicino da cui sono arrivati, disegnano le guerre del futuro di una Europa tornata a piccolo continente geografico.
E sarebbero guai infiniti per tutti.

Visegrad, dove, come, perché

Luciano Tirinnanzi su Panorama racconta della piccola cittadina ungherese di Visegrad, scelta nel 1991, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, da  Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria rimaste orfane, per cercare di uscire dai guai del momento. Poi il facilitato cammino verso l’Unione Europea. Visegrad frammento europeo, allora. La diffidenza nei confronti dell’istituzione centrale europea, arriva dopo. Ma cosa vogliono precisamente Viktor Orban e i paesi di Visegrad, la domanda di Tirinnanzi (e nostra). Posizioni euroscettiche varie e diffuse, in questi ultimi anni, conseguenza di una Europa di fatto incompiuta. Una Europa da rilanciare o una unione da smantellare perché irrecuperabile?
I 4 di Visegrad, prediligono i muri trumpiani alle libertà di Schengen e alle quote di redistribuzione dei migranti. Nazionalismo e autoritarismo, il percorso ritenuto più facile di fronte alla temuta invasione d’Europa.

Spaccare l’Europa per andare dove?

Esclusa la Gran Bretagna che già se ne sta pentendo, c’è qualche Paese in Europa oggi che pensa che per far fronte al fenomeno migratorio ormai strutturale di questo secolo, occorra uscire dall’Europa? Conclusione di Tirinnanzi, «Tutti coloro i quali oggi minacciano scissioni dall’Europa o leggi nazionali liberticide e/o in contrasto con i princìpi dell’Unione, stanno solo negoziando qualcosa con Bruxelles e applicano molto banalmente il metodo della “voce grossa” per ottenere dei risultati utili ai propri fini. Cogliendo inoltre l’opportunità di nascondere abilmente ai rispettivi elettorati, la pura verità: dall’Europa non si può uscire».
Finzioni in corso anche per Umberto De Giovannangeli, Huffington Post, col nuovo governo italiano a ‘voce grossa’, con qualche stonatura salviniana di troppo. La nostra diplomazia sa bene che la riforma di Dublino e la redistribuzione dei migranti non passerà. E ad opporsi non sarà solo il ‘nemico francese’, l’isterico Macron dalle cattiverie acide, ma anche quelli che il ministro Salvini, considera amici sulla stessa lunghezza d’onda sovranista.

Cosa chiede l’Italia, cosa potrà ottenere

I tre punti centrali della proposta italiana riassunti sull’HuffPost: 1) condividere gli oneri finanziari e garantire che gli Stati membri coprano i circa 500 milioni del miliardo e 200mila euro necessari al Trust Fund Africa per creare occasioni alternative al business dei trafficanti. 2) Il regolamento di Dublino non va riformato ma superato. Il testo della presidenza bulgara è inadeguato. Nel frattempo Dublino, creato nel ’90 per regolare i flussi dalle frontiere terrestri da Est si dovrà applicare solo alle nostre frontiere di terra e non a quelle marittime Schengen. 3) Creare centri di assistenza ai migranti nei Paesi di transito da dove organizzare rimpatri assistiti volontari come i 28mila già realizzati in Libia in accordo con l’Oim e come quelli dal centro italiano di Agadez in Niger. L’Unhcr gestirà i migranti in arrivo con titolo ad avere riconosciuto lo status di rifugiati (tra il 5 e il 10% del totale arrivi) inviandoli in tutti i Paesi Ue e non più solo in Italia. Ma su questo, i 4 di Visegrad si riveleranno i veri nemici della ‘amica Italia’.

 

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