mercoledì 14 novembre 2018

La destra europea contro l’Italia: Visegrad, Salvini e la Russia

Migranti, il blocco di Visegrad, ‘chi li accoglie se li tiene’. Solidarietà europea addio (salvo pretendere aiuti da Bruxelles).
-Quasi secessione: “Boicottiamo il minisummit europeo di domenica”.
-La Russia argomento ufficiale di attrito tra i quattro di Visegrad.
-Problema Salvini nel governo.

Quasi secessionismo
alla destra dell’Europa

La destra europea contro l’Italia: ‘i migranti che sbarcano, o li cacci o te li tieni’. Sull’emergenza migranti crisi quasi secessionista nell’Unione europea. I paesi del gruppo di Viségrad, Polonia, Cechia, Ungheria, Slovacchia, il blocco Baltico o se preferite gli ex satelliti sovietici, riuniti a Budapest, hanno annunciato che non parteciperanno all’atteso, importante minivertice dell’Unione di domenica sull’immigrazione a cui erano stati invitati. Assenza organizzata e quindi atto politico. A completare il preoccupante quadro politico il cancelliere federale austriaco Kurz, ospite. Salvini assente per opportunità politica ed evidente conflitto di interessi nazionali sull’argomento.

Viségrad respinge sia ogni rilancio delle richieste delle ripartizioni di quote di migranti sia l’idea di una creazione di una forza comune europea per il controllo delle frontiere esterne dell’Unione. In particolare l’Ungheria, ma non solo, insiste che il controllo delle frontiere deve rimanere nell’ambito della sovranità nazionale. Contemporaneamente, seconda sfida dei 4 di Viségrad agli altri membri della Ue, la Polonia ha annunciato opposizione dura e voto contrario sul prossimo Bilancio della Unione. Salvo poi litigare con gli altri del gruppo sui rapporti con la Russia, ma di questo parliamo più avanti.

L’Unione che resiste

Il ‘pre vertice’ europeo vero di domenica a Bruxelles. Una decina di paesi Ue comunque con invito aperto a chi volesse parteciparvi. I documenti provvisori preparati da Bruxelles per il vertice chiedono metodi per accelerare l´applicazione dell´accordo di Dublino e meccanismi di solidarietà nella ripartizione di quote di migranti. Proprio quello che da saltare i nervi al quartetto oltranzista di Visegrad. E l’Italia? Imbarazzo Matteo Salvini tra alleanza poliotica e interesse nazionale. “Se Conte vuole andarci (a Bruxelles), lo appoggeremo”, dicono i suoi.

Visegrad e tutto il blocco sovranista, gli alleati europei della Lega, hanno ormai dichiarato guerra alla leader tedesca, muovendosi sotto il cappello di Orban e del Cancelliere austriaco Sebastian Kurz, la parte più oltranzista del Ppe sull’immigrazione. E per questo guardano alla riunione informale di domenica come ad un ennesimo atto di sottomissione alla Cancelliera e al suo alleato Emmanuel Macron. Anche per questo, se ne stanno ben lontani, mentre tutto intorno al vertice scoppiano tentazioni più o meno conclamate di boicottaggio.

Maldipancia Ue rischia l’Italia

“Una Ue che sta cambiando pelle senza sapere se alla fine sarà ancora Ue”, scrive  Angela Mauro sull’Huffington Post. Merkel tra incudine e martello: da una parte il rischio di far cadere il governo in patria, dall’altra quello di spaccare una Unione già messa malissimo. La proposta italiana si concentra sul rafforzamento delle frontiere esterne, centri di protezione europei nei Paesi di origine e transito per la valutazione del diritto di asilo, incremento dei rapporti con i Paesi terzi per fermare i ‘traffici di morte’. No invece al piano Seehofer, anche se è interlocutore politico privilegiato di Salvini.

Una tra le tante contraddizioni, a partire dall’alleanza tra la Lega, l’Austria e il blocco di Visegrad contrario alle relocations dei migranti. Conte domenica Bruxelles circondato dello scetticismo leghista. E da ieri pure il fronte francese con Macron Di Maio. Macron che ha parlato di “lebbra” populista in Europa”. Di Maio: “La vera lebbra è l’ipocrisia di chi respinge gli immigrati a Ventimiglia e vuole farci la morale sul diritto sacrosanto di chiedere una equa ripartizione dei migranti. La solidarietà o è europea o non è”. Sulla questione ‘equa ripartizione dei migranti’, le contraddizioni interne alla coalizione di governo sono molte.

La Russia rompe Visegrad

Il Gruppo di Visegrad, ci ricorda Yuri Colombo su Il Manifesto, nacque nel 1991 con l’obbiettivo di costruire un’alleanza con un’ispirazione mitteleuropea in funzione anti-russa. Da allora, politica estera molto diversificata e spesso diametralmente opposta rispetto alla Russia. Varsavia resta lontanissima da Mosca. La Polonia nel 1939 e la tragica sparizione dagli accordi Ribentropp-Molotov. Vicende difficili da dimenticare. Anche per questo la Polonia è il paese più anti-russo di tutta l’Ue. È il paese che con la Romania ha aperto a qualsiasi insediamento Nato e a quello diretto dell’esercito Usa. Le sanzioni alla Russia costano a Varsavia oltre un miliardo di dollari di contratti.

Di tutt’altro segno l’approccio alla Russia della Slovacchia. L’opinione pubblica di Bratislava è l’unica tra quelle dell’alleanza a preferire i russi rispetto agli americani (33% contro 22%). Poi il pragmatico ‘sodalizio’ tra Orbán e Putin. L’Ungheria dipende per il 38% del suo fabbisogno energetico dal gas naturale, e ottiene dalla Russia forniture a prezzi di favore in cambio di una politica estera anti sanzioni. Sulla partita energetica dunque si rompe il fronte baltico di Visegrad: Polonia contro il nuovo gasdotto North Stream-2 perché dipendente solo per il 15% dal gas, contro le aperture di Repubblica Ceca e Slovacchia che dipendono dal gas russo per il doppio. Alte idealità di tasca per tutti.

Potrebbe piacerti anche