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mercoledì 18 Settembre 2019

Brasile, contadini massacrati. La rivincita dei latifondisti

Brasile in mano ai latifondisti che praticano la “pedagogia del terrore”, una vera e propria mattanza di contadini senza terra, comunità indigene e attivisti del movimento Sem Terra.

Brasile senza terra

Brasile in mano ai latifondisti. E’ stata definita “pedagogia del terrore” e sta ad indicare quello che sta succedendo in Brasile, una vera e propria mattanza di contadini senza terra, comunità indigene e attivisti del movimento Sem Terra.

La definizione arriva dal rapporto della Commissione pastorale della terra (Cpt) organismo legato alla Conferenza episcopale nazionale che da quasi mezzo secolo si occupa del conflitto che oppone contadini poveri e grandi latifondisti.

Il rapporto della Cpt

Nel 2017 si sono registrati diversi massacri, sono stati 71 gli agricoltori rimasti vittime degli squadroni della morte. Rispetto all’anno precedente le uccisioni sono aumentate del 16%. L’anno più nero degli ultimi 14 anni.

Sembra di essere tornati al biennio 1985-1987, all’indomani della fine della dittatura, quando le stragi erano all’ordine del giorno. Inoltre alcuni eccidi non sono stati nemmeno conteggiati in mancanza di testimoni oculari come nel caso dell’uccisione di almeno una decina di indigeni nella valle del Javari, in Amazzonia.

Il rapporto si sofferma in particolar modo sull’efferatezza delle stragi; decapitazioni, corpi carbonizzati e lasciati marcire all’aperto. Una sorta di messaggio, un monito contro chiunque osi opporsi o ribellarsi. Una crudeltà pedagogica come l’hanno chiamata i religiosi della Cpt.

Fine della riforma agraria

Si tratta di una realtà che non è più neanche nascosta dai grandi proprietari, i fazenderos, che imputano ciò all’avanzata del movimento dei contadini senza terra. Eppure dopo anni di lotte e occupazioni di latifondi, che stavano per portare al varo di una vera e propria riforma agraria da parte del governo brasiliano, i Sem Terra sembrano in ritirata.

Il 2017 infatti è stato l’anno con il numero più basso di occupazioni di appezzamenti che sono state 169. Solo nel 2016 sono state 193 contro una media di 250 degli anni precedenti. La repressione è dovuta in gran parte all’appoggio dato dai proprietari terrieri al nuovo governo di Miche Temer che sta ripagando bloccando la restituzione di terre e riducendo le aree protette.

Una situazione però che ha radici più lontane e che vede pesanti responsabilità nella svolta economica del gigante brasiliano durante i governi di Ignacio Lula Da Silva e successivamente Dilma Roussef.

L’economia dell’agro business

Ormai il Brasile ha abbracciato l’agro business. Gran parte delle migliori terre coltivabili serve a produrre soia, canna da zucchero e mais transgenico. La produzione è in molta parte destinata alle esportazioni e proprio sotto i governi progressisti è stata mesa in pericolo e di fatto bloccata la riforma agraria. La lotta al latifondo dunque si è trasformata nel consumo e impiego di un quinto dei prodotti tossici nel mondo.

Preti nel mirino

La repressione sta colpendo anche esponenti del mondo ecclesiastico, è il caso di padre Amaro Lopes, difensore dei diritti dei contadini  che si  è impegnato per la realizzazione di progetti produttivi proprio nelle terre occupate abusivamente dai latifondisti e strappate dopo anni di lotte. Dal 27 marzo scorso però, il sacerdote è rinchiuso nella prigione di Altamira con una serie di accuse definite, quasi unanimemente, false.

Parallelamente alla lotta per la terra aumentano anche i conflitti legati all’accesso ad altre risorse naturali. Sempre la Cpt ha censito ben 197 situazioni nelle quali al centro dello scontro c’è l’accaparramento dell’acqua. Questo perché le grandi imprese minerarie, nazionali e multinazionali, impiegano grandi quantità di risorse idriche sottraendole ai bisogni delle comunità agricole.

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