mercoledì 17 luglio 2019

Turchia: o F-35 Usa o gli S400 russi, la Nato, il voto ed Erdogan sultano

II Senato Usa approva il divieto di vendita F-35 alla Turchia per l’intenzione di Ankara di acquistare i sistemi antiaerei russi S-400.
-Domenica Elezioni presidenziali e politiche anticipate per ancora più potere ad Erdogan.
-L’oppositore chiave, Demirtas, in carcere.

America sempre meno Nato
Turchia sempre più islamica

Turchia: o F-35 Usa o gli S400 russi. Il Ministro della Difesa Usa presenterà alle commissioni del Congresso il piano del governo per l’esclusione della Turchia dal programma dell’F-35.
Il testo contiene un divieto del diritto di trasferimento alla Turchia ai caccia F-35.
Colpa di tutto questo, l’intenzione di Ankara di acquistare sistemi missilistici russi anti-aerei S-400, assieme alla azioni politico militari con Mosca sulla Siria che, secondo i legislatori americani, minano la sicurezza della Nato.
Tra le ragioni dello scontro per ora solo minacciato, anche la detenzione del cittadino americano Andrew Brunson. Pastore Andrew Brunson, un cittadino americano che vive in Turchia da 23 anni. Il pastore di una piccola congregazione presbiteriana evangelica nella città di Izmir, accusato di “sostegno di un’organizzazione terroristica” e “spionaggio politico o militare”, in carcere dall’aprile del 2016. Turchia galera, ma era noto.

Voto decisivo per democrazia,
laicismo ed equilibri regionali

Domenica intanto, elezioni presidenziali e parlamentari saranno anticipate, un anno e mezzo prima, a convenienza presidenziale di Erdogan, il voto forse più decisivo nella storia ormai centenaria della repubblica turca. Elezioni in permanente stato di emergenza dal fallito colpo di Stato del luglio 2016. Due anni di emergenza utile alla gestione integralista e autoritaria della presidenza Erdogan, sostenuta dal partito personale AK Parti e dal movimento nazionalista Mhp.

Le elezioni segneranno l’entrata in vigore del presidenzialismo, maggiori poteri al capo dello Stato decise con il referendum costituzionale dell’aprile 2017. L’emendamento costituzionale consente a Erdogan, 64 anni, di candidarsi per due nuovi mandati presidenziali quinquennali. L’uomo forte della Turchia è al potere dal 2003, prima come primo ministro, poi come presidente. Tra i partiti di opposizione, coalizione di Alleanza nazionale, ma ognuno il proprio candidato al primo turno.

Demirtas, il candidato in carcere
che ha le chiavi del voto in Turchia

La sua campagna elettorale composta di due soli messaggi televisivi di 10 minuti ciascuno, due discorsi registrati dalla tv di Stato turca in carcere dove viene trattenuto in attesa di giudizio da 20 mesi senza aver ancora nessuna condanna a suo carico. Tutto questo avviene in una Paese, la Turchia, che chiede di entrare nell’Unione europea e di voler rispettare i diritti dell’uomo, scrive con risentita ironia Vittorio Da Rold su il Sole 24 ore. In carcere dal 2016 per accuse legate al terrorismo, Selahattin Demirtas, avvocato dei diritti civili e di una Turchia liberale ed occidentale, è la vera forza trainante del partito democratico filo-curdo (Hdp).

Demirtas è contemporaneamente l’unica personalità politica turca di cui ha veramente paura Erdogan in vista del doppio voto, politico e presidenziale di domenica.  Praticamente senza nessuna copertura mediatica sulla sua persona o del suo partito, l’Hdp, il carismatico Demirtas ha diffuso recentemente il suo primo messaggio attraverso i social media, i colleghi di partito e le telefonate a sua moglie Basak, che lo visita settimanalmente nella prigione di massima sicurezza di Edirne, al confine nordoccidentale con Grecia e Bulgaria.

L’opposizione può battere
il blocco di potere di Erdogan?

Meccanismo elettorale perverso. Sbarramento al 10% su scala nazionale per entrare in parlamento. L’obiettivo raggiungibile dell’Hdp all’opposizione. Ed ecco che nelle terre curde del nord est, se l’Hdp non riuscisse a superare la soglia minima sarà il partito di Erdogan, l’Akp, il secondo più popolare nella regione, a incassare tutti i voti di Demirtas. Tra assurdità e beffa, e brogli temuti.
Il problema curdo.
Più di 40mila persone sono state uccise nel corso del sanguinoso conflitto con il Pkk, considerato come gruppo terroristico dalla Turchia, dagli Stati Uniti e dall’Unione europea. Dopo un processo di pace durato 2 anni e mezzo, la guerriglia curda è ricominciata nel 2015 mentre il sud-est turco ha sofferto per uno dei conflitti più intensi da quando è iniziata la rivolta separatista armata nel 1984.

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