giovedì 18 luglio 2019

Corea pacificata, a chi conviene e a chi no

Le Corea dopo Singapore. Festeggiano Pechino e Pyongyang, con Kim che vede sfumare sanzioni e arrivare investimenti senza toccare il regime. Soddisfazione anche a Seul.
-A Tokyo invece suona un campanello d’allarme.
-Ogni Paese con sue alleanze vere o solo dichiarate, desideri, rischi e obiettivi da portare a casa.

Corea del nord
Corea del sud
Cina Giappone

Corea pacificata, a chi conviene e a chi no; la svolta che scuote tutto lo scacchiere asiatico e suscita molti timori in Giappone.
Il vertice di Singapore dà il via a una ridefinizione degli equilibri regionali. Simone Pieranni su EastWest: «Festeggiano Pechino e Pyongyang, che ora può accumulare investimenti stranieri senza toccare il regime. Soddisfazione anche a Seul. A Tokyo invece suona un campanello d’allarme E Abe deve inventarsi qualcosa».
Il summit tra Kim e Trump, evento più mediatico che politico, ha comunque messo in moto una macchina diplomatica che sta scuotendo lo scacchiere asiatico. Usa, Cina, Giappone, Coree e Russia sono ora impegnate in incontri e proposte destinate, prima o poi, a ridefinire gli equilibri della regione. Con qualcuno che ha molto da guadagnare, esempio la Corea atomica ma affamata del Nord, con altri che hanno invece il timore di dover perdere qualcosa, ad esempio il Giappone.

Ogni Paese un suo interesse

Cina, forse la più soddisfatta insieme a Kim Jong-un degli esiti del summit. Pechino, incassa in un colpo solo un doppio obiettivo: sospensione dei test missilistici nordcoreani, sospensione della presenza militare americana in Corea del Sud. Via le basi Usa dai suoi confini è pretendere troppo. Trump ha ribadito che le basi restano. Ma ha aperto alla possibilità di sospendere le esercitazioni. Lo hanno ribadito il duro Mike Pompeo e dal coreano di Seul Moon Jae-in.
Pechino – dunque – si prende il risultato ottenuto e in occasione della visita di Pompeo dei giorni Nella partita coreana, la Cina di Xi deve gestire anche un’altra partita, addirittura più decisiva e forse complessa: le relazioni commerciali con gli Usa e la quasi guerra dei dazi ormai in corso.

Corea di Nord. Kim Jong-un, è il vincitore assoluto della riffa diplomatica. «Kim è stato affrontato da Trump come un leader di una potenza qualunque, sorvolando non solo sulla questione dei diritti umani in Corea del Nord ma anche su alcuni atteggiamenti internazionali da sempre sotto la lente di ingrandimento di Onu e organizzazioni internazionali, i rapporti con la Siria ad esempio in tema di armi chimiche», sempre EastWest.
Per Kim, ex paria, inviti a incontrarlo da mezzo mondo, a partire da Giappone a Russia. Mentre, in cambio di un lungo processo di verifica sulla denuclearizzazione, sfumeranno sanzioni e arriveranno investimenti stranieri, senza questioni di democrazia a infastidire il controllo sul Paese. Pyongyang dentro la nuova via della Seta, ma non solo Pechino. Russia, Corea del Sud e perfino gli Usa, pronti ad un sostegno economico. Una prossima rappresentanza Usa Pyongyang e un trattato di pace con la Corea del Sud, il trionfo.

Corea del Sud. Quasi tutto merito di quanto accaduto a Moon Jae-in. «È finita la guerra fredda», il commento del presidente sud coreano. Per il resto, prudente compostezza. Fine delle esercitazioni, forse, per non far gioire troppo e gratis Pechino. I casa coreana, dopo 11 anni, sono ripresi i dialoghi militari con la Corea del Nord.

Giappone. «Chi non può cantare vittoria, invece, è sicuramente il Giappone», considera Simone Pieranni. Il premier Abe che ha problemi interni vede sminuirsi la solida alleanza con gli Stati Uniti con Trump preso dal suo nuovo amico Kim Jong-un. Peggio, l’ipotesi, di una sospensione delle esercitazioni tra Seul e Washington nella penisola coreana. Incubo Stati Uniti meno interessati o capaci di portare avanti gli interessi giapponesi nel scacchiere asiatico che deve ancora definirsi.
Ed ecco Abe che chiede di incontrare Kim per negoziare senza l’inaffidabile Trump di mezzo.

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