sabato 20 luglio 2019

Macron-Conte, abbracci e tregua, Salvini permettendo

Parigi, tregua Macron-Conte: “Voltare pagina sui migranti”.
-Il presidente francese: “Il sistema di solidarietà attuale non funziona. Porteremo avanti delle iniziative comuni”.
-Ma sulle posizioni di Salvini dice: “Intesa con Germania e Austria? Diffido degli Assi. Non hanno mai portato fortuna nella storia”.
-Bilaterale a Roma in autunno

Ma la quasi guerra con la Francia?

Macron-Conte baci e abbracci e tregua dopo le polemiche dei giorno scorsi, Salvini permettendo. Dichiarazioni di Stato al sapore sgradevole della presa in giro, troppo melense oggi o stupidamente aggressive ieri. Un po’ l’uno, un po’ l’altro.
«C’è una perfetta intesa con Emmanuel Macron, ci siamo perfettamente chiariti», ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al termine dell’incontro all’Eliseo con il presidente francese dopo le tensioni sulla Aquarius.
«Tra Roma e Parigi, ha aggiunto, ci sono stati dei giorni un po’ turbolenti -concede Conte-, ma c’è stata una telefonata, e il fatto che io sia qui – ha osservato Conte – è abbastanza eloquente».
Una telefonata risolutrice e qualche dichiarazione in meno dall’incontenibile vice che spesso confonde il ruolo politicamente concesso ad un altro capo. E già in serata, da Torino, Matteo Salvini: «Il premier Conte sta incontrando Macron e gli ribadisce che non abbiamo bisogno di lezioni da parte di nessuno. Vogliamo dignità e aiuto concreto. E’ arrivato il momento di tirar fuori le palle, di esprimere l’orgoglio e la dignità di un popolo».

Stridori politici in casa e fuori

Sorrisi, toni calorosi fra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ‘l’amico Emmanuel’ che aveva conosciuto appena tre giorni prima al G7 in Canada. Alla fine ci annunciano che hanno identità di vedute di principio «sugli hotspot nei paesi di origine e di transito», assistere i migranti in casa loro, prima che diventino migranti. Quasi ovvietà, mentre sul cosa fare con i migranti che comunque continuano ad arrivare, «vanno cambiate le regole», senza dirci come e tra chi.
Il clima è cambiato ma qualche attrito resta, concede la stessa fiction diplomatica, soprattutto sulle iniziative del ministro dell’Interno Matteo Salvini nella gestione delle emergenze in mare. Conte che sostiene la “piena condivisione” con Salvini, e Macron che lancia la sua stoccata: le decisioni e gli impegni di un Paese vengono assunte “dal capo di stato o dal capo di governo”.
Dito sulla piaga politica già aperta in casa italiana, anche se il presidente francese si riferiva al cosiddetto ‘Asse dei volenterosi’ sul fronte migranti di Austria, Germania e Italia. Liquidato da Macron con un ripasso storico micidiale: «Diffido di queste formule che non ci hanno portato molta fortuna nella storia». Memento mussolinano di altri Assi con destinatario noto.

Ammorbidente con feluca

«Se Austria, Ungheria, grazie a contatti privilegiati possono essere più solidali con l’Italia è un’ottima notizia per l’Italia e per tutti noi», la malizia francese finale. Conte, rilancia con la condivisione delle scelte con tutti i suoi ministri, e un Asse dei volenterosi con tutti i paesi europei, frasi ad quasi esclusivo uso interno. Sulle questioni chiave che dividono Roma da Parigi, nessun passo avanti rilevabile. «La Francia rispetterà sempre il diritto umanitario internazionale, quando la nave arriva nelle tue acque, l’intervento spetta a te. L’Italia non può risolvere il problema aggirando le regole del diritto internazionale ma avendo un approccio europeo cooperativo».
No francese ribadito al blocco dei porti, ben sapendo che il prossimo caso Aquarius potrebbe avere conseguenza molto più drammatiche senza alcun salvagente spagnolo. Sintesi maliziosa possibile? Emmanuel Macron propone un asse anti-populista al premier dell’avanguardia populista in Europa. “Chi comanda davvero a Roma?”, la domanda posta da Parigi. Eliseo interessato a Roma di fronte alla crisi interna che minaccia Angela Merkel. L’accordo, tra Italia e Francia, è concreto solo sui centri da realizzare nei Paesi di origine e di transito. Per il resto, il nulla attorno alla riforma del trattato di Dublino.

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