lunedì 22 ottobre 2018

Europa-migranti, tutti contro tutti, verso il No duro all’australiana?

Sull’immigrazione saltano coperchi e alleanze. Salvini rilancia lo scontro con l’Eliseo e Macron raddoppia: «Non do ragione a chi cerca la provocazione».
-Conte verso la rinuncia al vertice di Parigi.
-Il “no way” australiano, il No assoluto ai migranti clandestini.
-Respingimenti e campi-prigione nei Paesi limitrofi.

Crisi diplomatica con Parigi
e asse con Berlino e Vienna

Migranti, in Europa tutti contro tutti. Il governo italiano pretende le scuse della Francia. Macron al contrario rilancia. «Dare ragione a chi provoca non aiuta» dice il presidente francese. Merkel preoccupata. Conte e Tria rinviano la tappa oltralpe. Non è una semplice crisi diplomatica quella in corso tra due Paesi fondatori dell’Unione europea. È una lacerazione che taglia l’intera Ue, Paesi al loro interno e consolidate alleanze. Ben oltre la revisione del Trattato di Dublino, in discussione la natura stessa dell’Unione.
Dettagli di politica italiana: Roma reclama scuse ufficiali dall’Eliseo dopo le dichiarazioni infelici del presidente Macron, e lo fa il ministro degli interni che ha gestito l’intera faccenda come se fosse lui il premier. Tace il numero uno del governo, Giuseppe Conte, e l’Eliseo segnala il suo silenzio con una nota nella quale la presidenza della Repubblica informa di non aver ricevuto alcuna richiesta di scuse da parte di palazzo Chigi.

Viaggio di Conte a Parigi domani decisamente improbabile. Ma la tensione tra Roma e Parigi segnala problemi molto più vasti di una semplice sgarberia. L’esperienza di Angela Merkel fa saggezza: «Come affrontiamo la migrazione è un test decisivo per il futuro e la coesione dell’Europa. Dobbiamo prendere in considerazione le preoccupazioni di ogni Paese». Apertura alla destra quindi, vedi Paesi di Visegrad, Ungheria di Orban in testa, e ora l’Italia con Salvini e 5s, che ora propone un «Asse dei volenterosi» tra Austria, Germania e Italia contro l’immigrazione illegale.
«Sono necessarie varie forme di cooperazione, non solo questa, se vogliamo raggiungere una soluzione complessiva europea per l’immigrazione illegale», tenta di disinnescare Angela Merkel. Che concede, «Siamo impegnati a proteggere i confini esterni, a cooperare con l’Africa e a controllare l’immigrazione illegale».

«Fortezza Europa» e
‘no way’ australiano

È una strategia che ha un nome preciso, ricorda Andrea Colombo su il Manifesto: «Fortezza Europa». Con una prima trincea di ‘contenimento’ a difesa della Fortezza, la Liba, e la sua guardia costiera (inquisita dall’Onu) a bloccare le partenze, e campi di detenzione per i migranti. Salvini soltanto la parte parlante di un’Europa che sta chiudendo i suoi porti, rileva Massimiliano Sfregola su EastWest. «Al netto dell’indignazione francese, la linea dura ottiene un tacito sostegno tra i partner. I vertici Ue ormai seguono uno schema ispirato al “no way” australiano. E puntano a risolvere la questione migratoria a colpi di respingimenti illegali e campi-prigione nei Paesi limitrofi».
Bruxelles tace, e in Europa prende forma un tacito, generalizzato sostegno alla linea dura. Macron in casa sua ha voluto un giro di vite che conosciamo a Ventimiglia e Caen, la Spagna ha il suo muro a Ceuta, e la Cancelliera Merkel, in difficoltà in casa, apre al “modello turco” anche per il Nord Africa, l’esternalizzazione delle frontiere in Paesi limitrofi e la chiusura delle rotte illegali. Lo schema contestato a Marco Minniti.

Nessuno (per ora) ha il coraggio di nominare “l’atroce No way australiano” (sempre Sfregola), ma nella realtà dei fatti, la pratica illegale dei respingimenti a quello si avvicina. Se il governo australiano paga le autorità di Nauru e Papua Nuova Guinea per tenere in prigionia i profughi respinti e rimpatriarli nei Paesi d’origine, asilo o no, idea simile per i campi ‘esternalizzati in Albania, Libia, Tunisia e Turchia’ che dovrebbero fare da filtri per separare “migranti economici” da “rifugiati”.
Dopo di che, per l’Europa, torna all’inciampo iniziale, sui rifugiati che hanno diritto all’accoglienza. Tolte poche eccezioni, la media dei Paesi ha rispettato solo il 50% delle quote di rifugiati concordate mentre Ungheria e Polonia sono ferme a zero. «Ma senza un accordo sulle quote e con il no di alcuni Stati, quelli che hanno sabotato la riforma di Dublino proposta dalla Bulgaria, il modello australiano è dietro l’angolo».

AVEVAMO DETTO

Emergenza profughi: Australia «Lega Sud» li cede alla Cambogia

tps://www.remocontro.it/2014/09/28/emergenza-profughi-australia-lega-sud-li-cede-alla-cambogia/

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