domenica 23 settembre 2018

Attenti al diavolo nei dettagli

Una manciate di ore dimezzate dagli interpreti a sanare la storia irrisolta da 65 anni, evviva evviva a far finta di crederci.
-Tutto scritto prima e tutto da verificare nei fatti, dopo.
-Ma il diavolo, ha ricordato Putin, si nasconde spesso nei dettagli.
-L’apparire che prevale sull’essere per due personaggi troppo simili tra loro.

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Attenti al diavolo nei dettagli, avvertono i saggi. Il tempo per le foto opportunity destinate alla storia e poco altro, e noi dovremmo credere che il giovane Kim Jong-un e l’ormai datato Donald Trump hanno avuto modo e tempo per decidere qualcosa?
La foto che svela un po’ di verità, quella della firma in cui, alle spalle dei Presidenti (uno promosso di colpo da ex truce Dittatore), compaiono la sorella di Kim, Yo-jong , la tessitrice dell’apertura olimpica in Sud Corea, e il segretario di Stato ex Cia, l’italo americano Mike Pompeo, alla destra del padre.

Attenti al diavolo nei dettagli
Battaglioni di ‘sherpa’, diplomatici, esperti militari, spie e suggeritori assortiti, cinesi compresi, dietro quella complessa ‘road mapp’ ultre decennale che svelerà al mondo se quella stretta di mano è stata davvero un pezzo di storia o se soltanto una delle troppe finzioni della presidenza Trump, prossimamente ricordata al passato.

La vittoria di Kim Jong-un

Giovialità esagerata a dare il via al vero negoziato tra la prima potenza mondiale e la Corea del Nord, «povera monarchia ereditaria, surreale e formalmente comunista», come la chiama Bernard Guetta su France Inter. Applausi planetari per lo spettacolo, decisamente più esaltate del recente G7, ma poi, tanta tanta prudenza. Il Kim che rinuncia a tutte le atomiche che sono la sua assicurazione sulla vita? E la Corea del Sud, che a una riunificazione a rischio della sua prosperità proprio non ci pensa. E neppure la Cina e il vicino Giappone, a fare i conti con una nuova potenza regionale.
Al momento, sola certezza, il riconoscimento concesso da Trump a Pyongyang. Molto poco per tanti applausi.
«La vera vittoria è della dinastia Kim, che in realtà non ha mai pensato di utilizzare le armi nucleari contro altri paesi e soprattutto contro gli Stati Uniti, ma voleva solo avere l’opportunità di scambiare la bomba con la sua sopravvivenza economica», sempre Guetta. La via cinese alla prosperità, ritenuta da molti ‘il peggio del comunismo e il peggio del capitalismo’.

Il diavolo nascosto nei dettagli

Al termine del meeting, iniziato alle 9.00 e chiuso poco prima delle 14.00, è stato firmato un documento congiunto. Secondo Trump si tratta di un documento «storico» e «piuttosto globale», a dire tutto senza spiegare niente. Secondo il presidente americano, «inizieremo il processo di denuclearizzazione molto, molto velocemente». Ottimismo di convenienza. Quaranta minuti di faccia a faccia, poi l’incontro con le delegazioni, pranzo e una passeggiata dei due protagonisti intorno all’Hotel Capella, sull’isola di Sentosa, la cornice di questo incontro che i due protagonisti molto pieni di se, vorrebbero ‘epocale’.
Tutto di corsa, a tambur battente, compreso il finale stampa a predire un futuro radioso.
Dettagli pochi, come ci si aspettava, e tutto molto mediatico. Trump ha rivelato che come garanzia ha offerto a Kim la fine delle esercitazioni militari annuali con la Corea del Sud, e non esclude di ritirare i soldati americani, mentre le sanzioni resteranno in vigore fino a quando non ci sarà la prova concreta della denuclearizzazione. In futuro (forse subito), riceverà anche aiuti economici. In cambio, ha confermato l’impegno a rinunciare alle atomiche, e secondo Trump anche la promessa di rispettare i diritti umani dei suoi cittadini. Il problema sta nel fatto che in passato la Corea del Nord aveva preso impegni simili, senza poi rispettarli. Ad esempio le modalità e i tempi della denuclearizzazione non sono ancora chiari, e andranno definiti attraverso le trattative che il segretario di Stato Pompeo riprenderà la settimana prossima.

Nove passi per disarmare

Nove passi per mettere fine “al disarmo nucleare più impegnativo della storia”. E’ il New York Times a tracciare per il vertice Trump-Kim una road map che potrebbe richiedere sino a 15 anni. Il processo dovrebbe cominciare con una dichiarazione di Pyongyang di tutti i suoi impianti e delle sue armi, per consentire una verifica con i dati delle agenzie di intelligence.
1. SMANTELLARE E RIMUOVERE LE ARMI NUCLEARI – E’ il primo passo da fare, sotto la vigilanza di uno stato nucleare dichiarato – come Usa, Russia o Cina – trasportando in sicurezza tutto il materiale fuori dal Paese.
2. STOP ALL’ARRICCHIMENTO DELL’URANIO – Facile smantellare questi impianti ma il problema è che sono relativamente semplici da nascondere. La possibile necessità di tenerne aperti alcuni la produzione di elettricità.
3. DISATTIVARE I REATTORI CHE TRASFORMANO URANIO IN PLUTONIO – Pyongyang potrebbe invocare sempre le necessità di usarli per l’energia elettrica.
4. CHIUDERE I SITI PER I TEST NUCLEARI – Verificando prima di tutto se quello di Punggye-ri è stato di recente effettivamente messo fuori uso in modo irreversibile.
5. STOP ALLA PRODUZIONE DI CARBURANTE PER LA BOMBA H – L’idrogeno può essere usato però anche a scopi civili, nel campo dell’illuminazione.
6. ISPEZIONI OVUNQUE E PER SEMPRE – Compresi i siti militari, che sono uno dei principali motivi di lagnanza di Trump nell’accordo sul nucleare iraniano.
7. DISTRUGGERE LE ARMI BIOLOGICHE di Pyongyang, sospettata di avere un grande complesso per la produzione di armi batteriologiche, compresa l’antrace.
8. SMANTELLARE L’ARSENALE CHIMICO – Gli Usa esigono l’eliminazione del gas sarin, dell’agente nervino VX (usato anche per l’assassinio di Kim Jong-nam, il fratellastro del leader nordcoreano) e di tutte le altre sostanze chimiche letali, di cui la Corea del Nord è considerata tra i maggiori possessori.
9. FRENI AL PROGRAMMA MISSILISTICO – E’ in cima alla lista dei negoziati. Una semplice precauzione sarebbe limitare il raggio dei test per garantire la sicurezza degli Usa e del Giappone.

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