lunedì 25 giugno 2018

Guerra commerciale Usa-Ue, si comincia dalle armi

Da El Pais. ‘Bruxelles esclude le compagnie statunitensi dai progetti di difesa dell’Unione’, e così Trump impara.
-Bruselas excluye a las firmas de EE UU de los proyectos de defensa de la Unión.
-L’inciampo anche italiano sugli F-35

Si comincia sempre dalle armi

Guerre commerciale Usa-Ue, se non è ancora, poco manca. E in ogni guerra che si rispetti si comincia sempre dalle armi. Le mie armi sono di più e ammazzano meglio della tue. E se é solo guerra commerciale, le mie armi solo dalle mie industrie. Reportage da Bruxelles di Lucìa Abellàn e Claudi Pérez: «L’autonomia dell’Europa in difesa è un’aspirazione che irrita gli Stati Uniti, ma la crescente sfiducia europea nei confronti del suo alleato teorico accelera i piani per distaccarsi poco a poco da Washington». Nel silenzio italiano, la notizia appare di rilievo.
Scopriamo che la Commissione europea presenta questa settimana i tre strumenti finanziari che mirano a migliorare la forza militare dell’Unione europea al di fuori della Nato. E non sono bruscolini.
Il principale è un fondo di 13.000 milioni per lo sviluppo di attrezzature che escludono le società straniere (con alcune eccezioni) al fine di rafforzare l’industria europea. L’UE sarà quindi tra i primi quattro investitori nel continente nella tecnologia della difesa. Di più: documento riservato in mano spagnola: “L’Europa si trova di fronte a nuove minacce che non conoscono confini e nessun paese europeo può affrontarle separatamente. In un contesto internazionale in evoluzione, l’Europa deve rafforzare la sua autonomia strategica”, difende l’esecutivo dell’UE in una bozza a cui ha avuto accesso El Paìs.

Troppa dipendenza Usa per la difesa

La difesa del blocco Ue dipende in questo momento dagli Stati Uniti, che forniscono assistenza ma assieme vendono armamenti della loro potente industria militare agli alleati europei. Va inoltre detto che l’amministrazione Trump osserva con grande fastidio qualsiasi tentativo europeo di rafforzare l’industria delle armi della comunità. Perché, anche se Trump non si è stancato di ripetere che l’Ue deve spendere di più nelle forze armate e nella propria difesa, come bene osservano Lucìa Abellàn e Claudi Pérez, il suo messaggio presuppone che questi soldi finirebbero nelle mani di aziende statunitensi, leader di questi progetti.
Proprio l’opposto di ciò che cerca di fare Bruxelles con quei primi 13mila milioni, previsti per il periodo 2021-2027. Regole severe, un po’ a proteggere i segreti militari, un po’ protezionismo di mercato, modello dazi Usa, ma più educati. ‘À la guerre comme à la guerre’, dicono in Francia, salvo poi litigare se la nostra Fincantieri si compra i loro cantieri navali. I 13.000 milioni programmati per i prossimi conti europei (che sono circa 1.800 milioni all’anno) saranno divisi in due sezioni: 4.100 milioni per progetti di ricerca militare e 8.900 milioni aggiuntivi per sviluppare capacità di difesa (carri armati, droni, programmi di sicurezza informatica), in progetti che coinvolgono almeno tre Stati membri. Obiettivo è incoraggiare la cooperazione.

Spese militari 2017 in milioni di dollari

Condizioni impegnative da Bruxelles

Il cofinanziamento comunitario potrà arrivare fino al 30% del costo del progetto se l’iniziativa appartiene al nocciolo duro della difesa definito nel progetto a 25 di integrazione militare, PESCO nel suo acronimo inglese. «Il fatto che l’amministrazione Trump non protegge, ma piuttosto destabilizza e umilia l’UE, funziona come colla», riflette Sébastien Maillard, dell’Istituto Delors. Più scettico, Charles Wyplosz, specializzata nella istituzione Relazioni Internazionali Graduate Institute conclude: «L’unico esercito efficace è il francese. L’altro è inglese».
Tre progetti Ue, dicevamo. Il finanziato Ue ha chiesto dal G5, con una forza di 5.000 soldati africani che cercano di stabilizzare il Sahel, una regione gravata da mafie e jihadismo. Invece di impegnarsi in lotte esterne, l’Europa offre risorse alle forze locali per sedare i conflitti nei loro territori.
Terzo progetto si riferisce alla mobilità militare. Bruxelles riserverà 6500 milioni del meccanismo chiamato Connect Europe per garantire il trasporto di veicoli e soldati militari in tutta l’Unione. Uno degli obiettivi che avete questo piano è che strade e ponti in grado di sostenere il peso di quei movimenti particolari, se necessari. Dedicare soldi europei a rinforzare infrastrutture civili per ragioni militari, impensabile solo pochi anni fa, commenta El Pais. E non è una novità positiva, commenta Remocontro.

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