lunedì 25 giugno 2018

Europa inutile? Al G7 tre inciampi in un colpo solo

Un’Europa inutile? Interrogativo chiave posto da Michele Marsonet. –
Arroganza Usa, Ue in ordine sparso e Putin che guarda altrove.
-Sogno Europa unita sempre più fragile.
-Vecchia politica del pareggio di bilancio, gli oltranzisti baltici della Nato, spostamento verso l’Asia degli equilibri globali.

Europa inutile?
Nessun dubbio che l’ultimo vertice del G7 sia stato, da un punto di vista europeo, altamente problematico. Abbiamo visto (1) il presidente Usa abbandonare i lavori con largo anticipo per correre in Asia, continente che lo attrae molto di più; (2) i Paesi della Ue procedere, come sempre, in ordine sparso; e (3) Vladimir Putin snobbare in modo clamoroso la proposta di riammissione allo stesso G7, affermando di avere in mente “altri formati”.
Insomma un fallimento a tutto tondo per un evento un tempo importantissimo. Non a caso, i giornalisti si sono concentrati sulle goliardate di Macron e Trump, a quanto pare intenti più a stritolarsi la mano a vicenda che a discutere delle sorti del mondo. Mentre il nostro fresco premier si è guadagnato uno spazietto allineandosi prima con Trump a favore della Russia, salvo rientrare nel gregge dopo essere stato ammonito dagli europei che (in apparenza) contano.

A questo punto, cosa resta del sogno di un’Europa unita in grado di giocare alla pari con le vere superpotenze? Nulla, è ovvio. Il fallimento è certificato dalla stessa presenza di Jean-Claude Juncker, che non si capisce bene chi o cosa rappresenti in questi consessi internazionali. O, meglio, si capisce che è lì per certificare una “ortodossia” europea basata solo su calcoli economici e finanziari, del resto messa in crisi nera dal vento, preoccupante e pericoloso, che ormai spira con forza da un angolo all’altro del Vecchio Continente.
Triste, ma è proprio così. La Ue da un lato si schiera con gli oltranzisti della Nato proprio quando alla Casa Bianca risiede un personaggio che dimostra ogni giorno di più di voler mettere in crisi i precedenti assetti. Per dirla in modo ancora più chiaro, parecchi leader europei si comportano come se in America non fosse accaduto nulla, continuando a seguire la linea di un presidente Usa abbondantemente scaduto come Barack Obama.

Dall’altro non si accorge che negli equilibri mondiali conta anche – se non soprattutto – la forza. Ma, pure dal punto di vista militare, l’Europa conta poco o nulla. Ogni volta che si manifesta una crisi sono due ex potenze coloniali come Francia e Regno Unito a prendere l’iniziativa, e i risultati nefasti sono sotto gli occhi di tutti.
Nel frattempo Cina e Russia, che pur non si amano affatto, hanno capito perfettamente la situazione e, se proprio devono trattare, lo fanno con Trump, anche lui cosciente che della Ue si può fare a meno senza alcuna conseguenza dannosa. E le recenti celebrazioni del Manifesto di Ventotene appaiono ora un mero gioco di società.

Resta anche la sensazione complessiva che non si possa far nulla per risalire la china. La Commissione Ue, peraltro non eletta, scarsamente rappresentativa e pesantemente condizionata da tedeschi e francesi, continua con la vecchia politica del pareggio di bilancio e con la fedeltà ai trattati di Maastricht. Quasi non vi fossero problemi impellenti da affrontare, dalla politica dell’immigrazione al terrorismo internazionale, dal successo crescente del populismo allo spostamento verso l’Asia degli equilibri globali.
A fronte di una simile situazione difficile essere ottimisti. E’ prevedibile che il processo di marginalizzazione dell’Europa continuerà senza posa, e che il clima politico all’interno dell’Unione diventerà sempre più ingestibile.

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