lunedì 25 giugno 2018

Giardino segreto nel cortile, l’anima dei luoghi e il Gigante egoista

‘Un’orda di ragazzini schiamazzanti riempie di voci e giochi i vialetti del giardino condominiale’. ‘Grida, tonfi, gli acuti, lo scalpiccio..’. ‘Pazza musica di una banda scalmanata..’.
‘Quando i bambini potevano godere di spazi aperti e liberi’, ricorda Gatto randagio che per sua natura non ama le restrizioni condominiali.
Poi, il suo alter ego umano, Francesca de Carolis, quel vociare schiamazzante lo riempie di cultura.
-Il “genius loci”… l’anima dei luoghi del sentire pagano, in un bel libro di James Hillman.
-O la bambina dai capelli rossi, del sogno d’amore di Charlie Brown…
-Infine, mandare per raccomandata a tutti i condomini d’Italia il testo de “Il Gigante egoista” di Oscar Wilde…

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Gridate piano!

Il giardino segreto nel cortile. C’è un momento della giornata che riempie di gioia il cuore del Randagio… Quando, terminate le lezioni a scuola, finiti (chissà…) i compiti, un’orda di ragazzini schiamazzanti riempie di voci e giochi i vialetti del giardino condominiale. E le grida, i tonfi, gli acuti, lo scalpiccio… salgono fino alle nostre finestre come pazza musica di una banda scalmanata…
Voci, sembra, d’altri tempi… di quando i bambini potevano godere di spazi aperti e liberi ben più di quanto possano adesso, blindati come troppo spesso sono fra mura d’appartamenti e percorsi virtuali che, come e più che l’antro dell’orco, imprigionano corpi e menti…
“Avanti, andiamo! Nel giardino segreto…”. Lo hanno chiamato così, quasi fossero consapevoli di quanto sia prezioso, e raro, e da nascondere a possibili esseri maligni in agguato, questo loro piccolo immenso mondo.
Ragazzini fortunati, nel nostro condominio…

“Ma si rendono conto? – si è chiesto e mi ha chiesto il Gatto affacciato con me alla finestra sul cortile per la pausa di un caffè-. Si rendono conto che vivono uno spazio di libertà ai più negato, in quest’Italia di strade e cortili, per un verso o per l’altro, vietati ai minori…”

Pensate che qualche anno fa il Randagio era rimasto esterrefatto nel leggere un cartello affisso all’ingresso di un palazzo: “vietato giocare nel cortile”. Anche perché il palazzo si trovava a Napoli. E va bene che era una strada dell’“altolocato” Vomero… Ma da tempo ormai regolamenti di condominio quasi ovunque dettano orari e confini e divieti…

“Stiamo proprio diventando un paese per soli vecchi. Vecchi e intolleranti”, ha considerato il Gatto. E, ancora sorridendone, mi ha raccontato di un signore, presso cui aveva abitato chissà quante vite fa, che, non riuscendo a riposare per gli schiamazzi dei bambini nel cortile, non potendone più un giorno si era affacciato al balcone intimando loro: “Insomma, gridate piano!”
Delizia degli ossimori…

Vi assicuro che guardare questi ragazzini, ai quali se dio vuole qui nessuno chiede di zittirsi, è un grande divertimento. Oltre che una gioia per gli occhi, per quelle chiome nuove nuove, bionde e castane e nere, e c’è persino una bambina dai capelli rossi, ma di un così bel rosso che neppure il sogno d’amore di Charlie Brown…


“E da non sottovalutare – ha considerato il pragmatico Randagio- quanto aiuti a mantenere vigili i riflessi schivare pallonate e biciclette in corsa…”
Pensando al “genius loci”… l’anima dei luoghi del sentire pagano, di cui tempo fa lessi in un bel libro di James Hillman, affascinante invito a risvegliarsi dall’anestesia che ci impedisce di percepire la vita di cui tutto, nel mondo, ci parla, e ricominciare a sentirne l’intima peculiare qualità, la sua anima, appunto. Che è cosa sempre possibile per i bambini, non ancora imbrigliati in schemi e schermi dell’età adulta. E, vi confido un segreto, credo proprio che il genius loci del nostro giardino, il suo nume tutelare, ma anche la sua forza creatrice, abbia già un po’ pervaso di sé quest’ultima giovane generazione che la abita…

Già… perché un giorno siamo stati sorpresi, io e il Gatto, da un intrecciarsi di segni tracciati sui vialetti con gessetti colorati… E dire che questi ragazzini li pensiamo capaci di impugnare solo telefonini e playstation… Invece ecco qua, il miracolo del disegno di una finestra che si apre sulle mattonelle, accanto a un fiore e alcune foglie, e poi qualcosa che non si capisce, ma non importa, l’azzurro è bellissimo, e poi, e poi… ci credereste? I riquadri per il gioco della campana… che se non avessimo l’età che abbiamo, io e il Randagio, scenderemmo a giocare anche noi saltellando su una sola gamba come al tempo che fu (eravamo molto bravi…). Qui c’è lo zampino del nume tutelare del nostro prezioso giardino segreto, ci siamo detti…
E abbiamo pensato con mestizia a tanti altri bambini, prigionieri di una povertà materiale ed educativa che è fatta anche di luoghi di crescita e di benessere negati… come ricorda Save the Children, che ha recentemente lanciato una petizione per restituire ai ragazzini i cortili, spazi di crescita, di confronto, di relazioni, di vita…

 

Bisognerebbe, mi ha suggerito il Gatto, mandare per raccomandata a tutti i condomini d’Italia il testo de “Il Gigante egoista”. Sì, Oscar Wilde… La storia del giardino che il Gigante cattivo aveva vietato ai bambini, dove era sempre inverno ma che inizia a rifiorire il giorno in cui dei ragazzini, fatta una breccia nel muro di cinta, tornano a giocarvi.
La storia non finisce qui, anzi qui comincia il bello… Fra loro c’era una bambino più piccolo degli altri, che il Gigante, intenerito, aiutò a salire su un albero, e questo subito si riempì di fiori bianchi. Quel bambino, fra tanti il più amato, presto non si vide più, ma intanto il Gigante aveva imparato a godere della gioia delle voci e dei giochi… “Ho tanti bellissimi fiori- diceva sempre- ma i fiori più belli sono questi bambini”.
Vi racconto il finale. Un giorno d’inverno, che era diventato vecchio e malato… dalla sua stanza il Gigante guardava il giardino spoglio… quando vide in un angolo un albero carico di fiori bianchi e frutti d’argento, e ai suoi piedi il bambino che aveva tanto amato. Corse ad abbracciarlo… ma si accorse che aveva sulle manine e sui piedini i segni di chiodi…

“Chi ha osato ferirti?” gridò il Gigante, “Dimmelo… che prendo la mia spada e lo uccido”. “No!” rispose il bambino, “queste sono le ferite dell’amore”. “Chi sei tu?”…
Il bambino sorrise al Gigante e gli disse: “Tu una volta mi hai permesso di giocare nel tuo giardino, oggi verrai con me nel mio giardino, in Paradiso”. E quando i bambini, quel pomeriggio, vennero a giocare, trovarono il Gigante che giaceva morto sotto l’albero, tutto coperto di fiori bianchi…
Il Randagio a questo punto sempre piange. E spero vi siate commossi anche voi. Le lacrime ogni tanto fanno bene. Lavano l’anima… E, asciugati gli occhi, poi… si inizia a vedere un po’ più chiaro…

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