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martedì 10 Dicembre 2019

Siria, si combatte per il dopoguerra

Combattimenti mirati, ma solo dove il confronto deve ancora definire chi è destinato a prevalere nel tempo.
-Negoziati a tutto campo tra tutti i protagonisti, interni ed internazionali, della crisi siriana per definire una qualche forma di equilibrio, di dopoguerra, sui diversi campi di battaglia in cui è stata divisa di fatto la Siria.

Meno guerra più negoziati, Siria, si combatte per il dopoguerra. Combattimenti mirati, negoziati palesi e segreti tra tutti i protagonisti, interni ed internazionali, per definire una qualche forma di equilibrio, di dopoguerra, sui diversi campi di battaglia in cui è stata lacerata la Siria.
Stati Uniti e Turchia fanno quasi la pace in nome della comune appartenenza Nato (fin che dura), a spese dei curdi. I combattenti dello Ypg si ritireranno dalla città siriana di Manbij, che avevano liberato dall’Isis nell’agosto del 2016. Le Forze democratiche siriane sono impegnate in una offensiva contro le ultime sacche dell’Isis al confine con l’Iraq. Le armi che sono state date alle Ypg dagli Stati Uniti torneranno in mano Usa, viene promesso. Quei 2 mila militari Usa che in Siria non dovrebbero esserci.

La mappa definita da Analisi Difesa

  • Nel sud ovest siriano l’esercito governativo pronto a un’offensiva per strappare ai ribelli i territori lungo il confine israeliano e giordano
    Russia, Stati Uniti, Giordania e Israele stanno negoziando un’intesa sul ritiro delle forze iraniane ed Hezbollah libanesi a ridosso delle Alture del Golan e del confine giordano, in cambio dello smantellamento delle forze anti-governative addestrate in questi anni in Giordania da consiglieri militari Usa.
  • I termini dell’accordo sarebbero già stati approvati da Mosca e Washington con l’avallo di Amman e dello Stato ebraico, mentre il quotidiano panarabo-saudita al Hayat afferma che la Giordania e gli Stati Uniti, che hanno influenza sulle milizie siriane anti-governative nelle regioni di Daraa e Quneitra, premono per una resa alle forze governative siriane.
  • Russia: “Soltanto le forze di Damasco devono rimanere al confine della Siria con Israele” ha detto il 28 maggio il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov.

Gli iraniani fanno un passo indietro

  • Fonti siriane sentite dall’agenzia di stampa Aki-Adnkronos International hanno rivelato che le milizie iraniane e fedeli a Teheran hanno iniziato a ritirarsi dalle loro posizioni nel sud della Siria con colonne di veicoli verso il nord di Daraa.
  • Stando a queste fonti, il ritiro di queste forze, iniziato sabato, sarebbe il frutto delle condizioni poste da Stati Uniti e Israele nel quadro dell’accordo sulle zone di de-escalation nel sud della Siria.
  • Per le fazioni armate fedeli allEsercito Siriano Libero, l’ESL, si tratterebbe invece di un semplice cambio di casacca, mezzi e uniformi dell’esercito regolare di Assad per poi tornare a sud.
  • L’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus, ong vicina ai ribelli anti-Assad sostenuti dagli anglo-americani), senza citare le proprie fonti, ha fatto sapere che Damasco intenderebbe “sciogliere i gruppi paramilitari fedeli alle forze governative o quelli addestrati e finanziati dall’Iran”.
  • L’accordo sembra prevedere una presenza di forze dell’opposizione siriana lungo i confini con Israele e Giordania, una sorta di zona cuscinetto non sottratta alla giurisdizione siriana ma priva di truppe governative. Fidarsi è bene, ma..

Lettura israelo-americana

  • Secondo l”intelligence israeliana, riferisce il quotidiano Haaretz e rilancia Analisi Difesa, in Siria vi sono al momento 2mila militari iraniani, compresi consiglieri militari e membri delle Guardie della Rivoluzione. A loro si aggiungono 9mila miliziani sciiti provenienti da Afghanistan, Pakistan e Iraq, oltre a 7mila combattenti della milizia sciita libanese degli Hezbollah.
    Fronte iraniano letto da Gerusalemme, ma il fronte americano?
  • Il ministro degli Esteri siriano Walid Muallem ha legato il nagoziato al ritiro americano dalle province meridionali di Deraa e Quneitra. La base Usa di al Tanaf.
  • La Coalizione a guida Usa mantiene quella base ufficialmente per lanciare operazioni contro l’Isis, ma vi ha anche addestrato ribelli siriani anti-Assad e negli ultimi mesi ha lanciato in più occasioni attacchi contro le forze siriane e le milizie loro alleate.

Tra Pashdaran e ‘consiglieri militari’

  • Ancora il 31 maggio Assad ha nuovamente smentito che ci siano truppe iraniane in Siria. “Non le abbiamo mai avute e non possiamo nasconderle. Non avremmo problemi ad ammettere la loro presenza, così come abbiamo invitato i russi, avremmo potuto invitare gli iraniani”.
  • Assad ammette che ci sono ufficiali iraniani “che lavorano con l’esercito siriano e che offrono un aiuto”.
    E gli attacchi aerei israeliani? “Bugia israeliana. Anche nel recente attacco, alcune settimane fa, hanno detto di aver attaccato basi e campi iraniani… ci sono state decine di martiri siriani e soldati feriti, ma nessun iraniano”.
  • Nord est della Siria, tensioni con le milizie curdo-siriane delle Forze Democratiche Siriane (FDS) sostenute dagli Stati Uniti e che controllano una vasta area tra il confine turco e quello con l’Iraq.
  • In un’intervista alla tv Russia Today, Assad parla di negoziati in corso con le forze curdo-siriane. In caso di fallimento delle trattative, “libereremo la zona con la forza”.
  • E sulla presenza militare degli Stati Uniti, Assad ha aggiunto: “Faremo questo con o senza gli americani… che comunque devono andarsene. E se ne andranno”.

E i sauditi dopo il loro sostegno a Isis?

  • Si rincorrono intanto informazioni su un intervento militare saudita al fianco dei curdi nei territori a est dell’Eufrate controllati dalle FDS, probabilmente nell’ottica di un ritiro dei militari Usa già preannunciato da Donald Trump.
  • Consiglieri militari sauditi, secondo la tv al-Jazeera e altri media panarabi, si sarebbero nella Siria nord-orientale, nella base militare americana di Kharab Ishaq, a sud della nota cittadina di Kobane, controllata dalle milizie curdo-siriane.
  • Ufficialmente per sostenere i combattenti siriani arabi nella lotta contro l’ex Isis, in realtà a fronteggiare l’espansionismo iraniano e russo a est dell’Eufrate.
  • L’agenzia turca Anadolu, citata da al Jazira, afferma anche che ha preso il via con fondi sauditi il reclutamento di nuovi miliziani nelle città curdo-siriane di Hasaka e Qamishli.
  • Accordo Usa-Turchia sulla pelle dei curdi. La presenza militare statunitense, circa 2mila uomini, ingiustificata sul piano del diritto internazionale, crea tensioni anche su fronte Nato con la Turchia.
  • Infine l’intesa Ankara Washington per la gestione di Manbij, area di strategica nel nord della Siria presidiata da truppe Usa e curde delle FDS. Questione curda in tutta l’area soltanto rinviata.

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