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giovedì 14 20 Novembre19

Altri 8 caccia F35 alla chetichella

La denuncia dell’Osservatorio Mil€x sulle spese militari. 150 milioni di euro l’uno il costo medio reale calcolato della Corte dei Conti. -Da 22 jet entro il 2021, ora si passa a 30 velivoli.
-La follia di 90 a fine programma.
-La firma della ex ministra fuori tempo massimo.

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Cacciabombardiere invisibile
dai costi terribilmente reali

Altri 8 caccia F35 alla chetichella, quasi di nascosto. Secondo l’Osservatorio sulla spesa militare Mil€x, il Pentagono ha firmato con la Lockheed Martin un nuovo contratto che contiene anche l’ordine italiano. Versato un acconto di 10 milioni di euro. I velivoli prenotati si vanno a sommare a quelli già acquistati dalla Difesa. A dati noti, a questo proposito sono discordanti. Un totale di 26 per Luca Liverani su Avvenire. Da 22 jet entro il 2021, a 30 velivoli, per Rachele Gonnelli, su Il Manifesto.
La notizia dell’ordine arriva mentre a Washington il Congresso avverte la Difesa Usa di non procedere all’acquisto definitivo finché non siamo risolti tutti i problemi tecnici del mezzo. «Imbarazzante» e «patetico», per il Times di Londra il volo inaugurale dei primi caccia supersonici F35 consegnati dalla Lockheed Martin alla Royal Air Force. È bastato un po’ di pioggia e il volo dalla Carolina del Sud alla base di Marham nel Norfolk è stato annullato.
Gli stessi modelli di jet a decollo verticale che l’Italia ha recentemente comprato in blocco -la notizia svelata oggi- aumentando in modo non ancora accertato il già costosissimo) programma di ammodernamento della flotta di cacciabombardieri tricolori. 730 milioni di dollari nelle ultime previsioni della Corte dei conti.

Mil€x, Osservatorio sulle spese militari

Secondo Mil€x, gli 8 aerei dovrebbero costare 730 milioni di dollari, ma le previsioni sono contestate da molti esperti del settore: 85 milioni di dollari per ciascun aereo per la versione convenzionale, che arriva a 110 per quella con decollo verticale dalle navi. Ma il costo complessivo secondo stime più realistiche ci dice di 150 milioni di dollari per la versione convenzionale e 180 per quella ‘navale’. Ed il costo sale a circa 1,3 miliardi di dollari. «Per rendere pienamente operativi i velivoli pre-serie già consegnati e quelli in prossima consegna sarà necessario aggiornarne il software, spendendo – sostiene l’Osservatorio Mil€x – «circa 40 milioni di dollari in più per ciascun aereo».
Sintesi dei fatti noti: l’Italia nel frattempo ha già ricevuto 10 JSF: all’Aeronautica ne sono stati assegnati 9 e 1 alla Marina. Il costo complessivo finale -valutazione su Avvenire- almeno 14 miliardi di euro, di cui 4 già pagati. Il Programma, secondo i calcoli dell’ultima relazione disponibile della Corte dei Conti, dovrebbe produrre ricavi per l’industria nell’ordine del 57% dei costi sostenuti, con una ricaduta occupazionale di circa 1.500 posti di lavoro, tra i 900 a Cameri, di cui almeno 600 precari. Ben lontani dai 6.400 posti di lavoro promessi inizialmente da Difesa e industria.

Quei tagli aeronauti promessi

Costi e reale opportunità strategica dell’oneroso programma ha mobilitato più volte società civile e partiti. 2014 alla Camera una mozione del Pd passata anche grazie all’astensione di Sel, Lega e Movimento 5 Stelle, impegnava il Governo Renzi a tagliare del 50 per cento il finanziamento complessivo del programma. Dagli iniziali 131 F-35 previsti si era passati a 90 aerei in tutto, era stato l’impegno. La mozione -è l’accusa di pacifisti e dintorni- fu poi di fatto ignorata dall’allora ministro della Difesa, la dem Roberta Pinotti. Peggio, scopriamo dal rapporto Mil€x, che la firma del nuovo ordinativo italiano è del 25 aprile, ministra in uscita e soltanto per ‘ordinaria amministrazione’.
La Corte dei conti, nella relazione sulla spesa per gli F35 dell’anno scorso, metteva in guardia da vari inconvenienti, tra cui -ad esempio- lo scarso impatto occupazionale (solo 6.300 posti di lavoro come picco nel 2019). Altro problema segnalato dalla Corte, il continuo aumento dei costi di sviluppo del progetto, oltre il 50% nella fase di sviluppo, con «errori e carenze di progettazione». Soprattutto per il tanto decantato e mai garantito «decollo verticale» scelto dalla marina italiana. Ma questa fase che prevedeva gli aggravi di costo a carico del partner statunitense, è finita a maggio. Roberta Pinotti invece di sottrarsi a ulteriori acquisti, ha preferito comprare il pacchetto a prezzo calmierato. Ma senza neanche discuterne con il nuovo Parlamento.

 

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