giovedì 23 maggio 2019

L’identità culturale serba in Kosovo minacciata nei suoi monumenti

Kosovo, cristianizzazione slava anno 1000 Oggi l’identità culturale serba minacciata La prima cristianizzazione della popolazione slava nel Balcani, alle soglie dell’anno mille nella terra da cui nasce la Serbia attuale, la terra contesta che oggi chiamiamo Kosovo. Ci fu un tempo in cui in Kosovo si costruivano e si affrescavano chiese e monasteri. A costruire […]

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Kosovo, cristianizzazione slava anno 1000
Oggi l’identità culturale serba minacciata

La prima cristianizzazione della popolazione slava nel Balcani, alle soglie dell’anno mille nella terra da cui nasce la Serbia attuale, la terra contesta che oggi chiamiamo Kosovo. Ci fu un tempo in cui in Kosovo si costruivano e si affrescavano chiese e monasteri. A costruire e ad affrescare erano maestranze e artisti di culture e tradizioni diverse, greche e latine, orientali e occidentali, che diedero vita, nella pittura, nell’architettura, nella scultura, attraverso soluzioni stilistiche eterogenee, a frutti d’arte inaspettati, a straordinari intrecci tra elementi di derivazione bizantina e di matrice romanica. Le prima chiese, i primi monasteri, le decorazioni elementari ma ricche della cristianità bizantina, chiesa ortodossa prima degli scismi con Roma.

St. John the Baptist in Samodreža.  La distruzione degli affreschi

Firenze dei Balcani

Il tempo del Regno serbo nato nella seconda metà del XII secolo nel sud, dove i sovrani stabilirono le loro dimore e i capi della Chiesa serba il loro arcivescovado. Il Kosovo, che si riempì -tra il 1300 e il 1400, oltre che di re e vescovi, anche di mercanti e di artisti dalle città litoranee di Cattaro, Ragusa, Genova e Venezia. Tra il XIII e il XIV secolo furono costruiti eremi e monasteri decorati da affreschi murali. Capolavori, contemporanei a quelli fiorentini, senesi ed assisiati. A Prizren, a Pec, a Gracanica, a Decani, a Banjska i più importanti complessi monumentali ortodossi: la cattedrale della Madonna di Ljevisa (prima decade del Trecento), il monastero di Decani (prima metà del Trecento), il patriarcato di Pec (tra il XIII e il XIV secolo), il monastero di Gracanica (seconda decade del Trecento).

Monastero di Decani, dal 1999 protetto da militari italiani

Il tollerante impero ottomano

Tracce della vita cristiana che ha attraversato quella terra, ma non soltanto. Tutto il Kosovo è disseminato di edifici cristiani anche più piccoli e modesti, compresi quelli costruiti in età ottomana, tra il XV e il XVII secolo. L'identità culturale serba in Kosovo minacciataMa altrettanto grande la diffusione di testimonianze architettoniche di tradizione islamica, fiorite nei secoli della dominazione turca (che ebbe l’abbrivo con la celeberrima battaglia del Campo dei Merli del 1389, e il sigillo definitivo nel 1455), come il mausoleo del sultano vincitore Murad I al Kosovo Polje (il Campo dei Merli, per l’appunto) e le grandi moschee di Prizren, Pristina e Djakovica. Accadeva allora, poi altri eventi storico, altri popoli a confrontarsi e condividere quelle terre. Infine e contendersele. 1999 il separatismo albanese vince la sua guerra di secessione da Belgrado con l’aiuto dei bombardamenti Nato. Nel 2004, nella disattenta tutela internazionale, la rivolta violenta del nazionalismo albanese, distrugge altri monumenti e simboli di quella antica presenza serba ritenuta simbolo di più recenti autoritarismi.

Museo nazionale in fuga

«Il Museo naturale del Kosovo è attivo a Belgrado dal 1999, -racconta Branko Jokic, il suo direttore- quando siamo stati costretti a lasciare l’edificio di origine a Pristina sotto la minaccia di armi». L'identità culturale serba in Kosovo minacciataAllora, il quel tragico dopo bombardamenti Nato, gli addetti serbi al museo provarono a rimanere per mantenere l’edificio e le mostre. «Per proteggere i reperti, abbiamo cercato di concordare con i carabinieri italiani che avrebbero custodito l’edificio e li avremmo consegnati agli uffici, ma i soldati inglesi ci hanno costretto a lasciare l’edificio alla fine di luglio, che è stato distrutto la prima notte dopo». 30.000 reperti esposti scomparsi. Cancellazione di memoria e qualche affare di antiquariato losco. Nel 2004, come già ricordato, la seconda razzia vandalica, sopratutto a Prizrean, non difesa dal contingente tedesco della Nato.

Peggio della guerra il vandalismo nazionalista

Durante i bombardamenti in Kosovo del 1999 non ci sono state distruzioni di chiese e monasteri. È nei cinque mesi successivi all’inizio cioè della ‘pace’ in Kosovo, tra il giugno e l’ottobre del ’99, che più di ottanta tra chiese e monasteri sono stati danneggiati e abbattuti. Oggi si calcolano 110 demolizioni. Molte di queste costruzioni risalivano ai secoli XIV-XVI. Molte di loro sono sopravvissute a cinquecento anni di occupazione turca ma non hanno potuto sopravvivere a quasi due anni di pace internazionale in Kosovo. Ricostruzione di vandalismo contrapporti, le distruzioni hanno colpito anche monumenti musulmani, ad esempio, la moschea Bajrakli (‘dello stendardo’ in turco), a Pec, costruita nel 1470, e anche molte madrase (scuole coraniche). A Gjacova, Djakovica in lingua albanese, sono andati perduti un intero centro commerciale turco-albanese, la cinquecentesca moschea di Hadum, con archivio e biblioteca, e la locale madrasa.

L'identità culturale serba in Kosovo minacciata

Revisionismo storico e archeologico

La denuncia finale di Branko Jokic, ma l’Europa che fa? Eulex, per fare un nome. Revisionimo nazionalista in corso, a Pristina. Esempio citato, l’archeologo del Kosovo Ali Hadri, che è stato chiamato per cercare di presentare tombe medievali slovene come tombe degli illiri albanesi. Ma rimaniamo ai monumenti. «Alcuni sono completamente scomparsi dalla faccia della terra: le fondamenta sono state scavate, il materiale di costruzione è stato preso per altri scopi, quindi sul posto non è possibile concludere che un tempo ci fosse un monumento risalente al 13 °, 14 ° o 16 ° secolo. 60-70 monumenti di quel periodo, e altri di data recente, in totale 155. Solo un piccolo numero di monumenti sono stati restaurati, i più trascurati, e molti non lo sono addirittura proposti alla tutela artistica internazionale».

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