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mercoledì 16 Ottobre 2019

Sovranismo nazional populista, tentazioni da anni ’30

Il chimica, nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto di trasforma. Il politica, se trasformi i vecchi nazionalismi reazionari in ‘sovranismi populisti’, il rischio non cambia.
Oggi ‘America First’ e in Europa il Gruppo di Visegrád, le espressioni più evidenti di risorgenti nazionalismi-sovranismi.
-Espressioni politiche simili ancora da verificare in casa nostra.
-Isolazionismo e protezionismo malattie antiche, con il tragico precedente degli anni trenta del Novecento.

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Nazionalismo e protezionismo economico
il sovranismo nazional populista di ieri

Una delle numerose conseguenze della Prima Guerra mondiale fu la scomparsa di quattro grandi imperi (russo, austriaco, tedesco e ottomano) e la nascita all’interno dei loro precedenti confini di nuovi stati nazionali. Sebbene alla conferenza della pace di Versailles lo si fosse considerato come un progresso per la libertà dei popoli, in realtà le cose andarono diversamente. Per forza di cose i nuovi soggetti erano molto più deboli dei loro predecessori e ben presto – di fronte alle grandi difficoltà economiche e sociali del dopoguerra – si verificarono crisi e conflitti che divennero di proporzioni sempre più vaste soprattutto dopo la crisi economica del 1929 e lungo tutto il corso degli anni Trenta. Un decennio più tardi – quando scoppiò la Seconda Guerra mondiale – a parte Francia ed Inghilterra, quasi ovunque erano insediati al potere regimi autoritari, nazionalisti e protezionisti che, anziché risolvere i reciproci contrasti con normali trattative, più o meno consapevolmente andarono incontro alla guerra.

 

Sovranismo nazional populista
Il Kaiser tedesco Guglielmo II

I maggiori sconvolgimenti territoriali e politici dopo il 1918 si produssero nell’Europa centrale e orientale e non stupisce che molto forti furono anche le conseguenze economiche della crisi del 1929. L’Austria, ad esempio, ridotta a una piccola repubblica alpina dopo il 1918, si trovò privata dei capitali stranieri necessari alla propria economia e in preda ad una disoccupazione dilagante. E anche su pressione esterna dell’Italia fascista che caldeggiò la scelta antidemocratica, di li a poco – sotto la guida del cancellier Dollfuss – imboccò una strada autoritaria per trovarsi infine fagocitata dalla Germania di Hitler nel 1938. Nella vicina Ungheria si attuarono scelte analoghe in senso autoritario, accompagnate però anche dal desiderio di espansione territoriale: l’Ungheria infatti, che nel precedente assetto all’interno dell’impero austriaco, comprendeva parte della Romania e dei Carpazi, ambiva a riprenderne il controllo per aumentare le proprie risorse.

Sovranismo nazional populista

All’inizio degli anni Trenta la situazione politica, esasperata dal nazionalismo, era particolarmente grave anche in Polonia che dal 1926 si trovava sotto il regime semi dittatoriale del maresciallo Piłsudski: nel 1930 vi furono elezioni libere, ma il maresciallo continuò ad esercitare una propria influenza fino alla sua morte avvenuta nel 1935. Anche la situazione economica non era delle migliori: distrutta dalla guerra le rete dei collegamenti ferroviari non riusciva a collegare le industrie e i commerci e continue guerre doganali limitavano le esportazioni dei prodotti agricoli. Dopo l’avvento al potere di Hitler iniziarono anche forti pressioni tedesche sul porto di Danzica per impedire l’esportazione del carbone, principale prodotto polacco sui mercati esteri. Inoltre si risentiva ancora la differenza tra la parte che un tempo era stata soggetta all’impero austriaco e la parte orientale già impero zarista. Il sogno di creare un grande polo industriale e aprire il nuovo porto di Gdynia per superare il blocco di Danzica si infranse con l’attacco tedesco del 1939, sebbene fossero emerse grandi difficoltà per la mancanza di capitali stranieri.

Sovranismo nazional populista
Polonia, il maresciallo Piłsudski

Un altro elemento sul quale lo spirito nazionalista giocò un ruolo particolarmente distruttivo fu quello delle minoranze nazionali, sparse un po’ tra tutti gli stati dell’Europa orientale e tutte soggette a processi di nazionalizzazione forzata. Ad esempio, restando in Polonia, secondo il censimento del 1931, solo il 70% circa della popolazione risultava polacco. La restante parte della popolazione era ucraina (14%), di origine ebraica (9%), bielorussa o tedesca (ambedue intorno al 3%) e alla fine anche il semplice rispetto delle minoranze divenne difficile o impossibile. Il nazionalismo continuò insomma ad essere uno dei punti di riferimento della politica degli stati dell’Europa orientale e furono scritte pagine tutt’altro che luminose: quando la Cecoslovacchia fu occupata dalla Germania nazista, Polonia ed Ungheria che non avevano mosso un dito in favore della nazione confinante invasa, riuscirono ad ottenere parti di quello stato dagli occupanti: grazie ad un arbitrato internazionale con garanzie tedesche e italiane la Polonia ottenne il piccolo distretto di Teschen (Czeski Cieszyn in polacco) occupando un migliaio di chilometri quadrati nell’ottobre 1938. Meno di un anno dopo sarebbe toccato alla Polonia.

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