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domenica 8 Dicembre 2019

Ungheria, contro migranti e Soros per sfidare l’Europa

Ungheria  paese chiuso ai migranti che non esiterà a punire anche i suoi cittadini che in, varia misura, potrebbero aiutare chi scappa da altri paesi o cerca migliori occasioni per la propria vita. E così dopo per aver costretto la fondazione Open Society, del magnate ungherese, a lasciare il paese magiaro, il premier Viktor Orban vincitore delle elezioni dell’8 marzo, ora è passato ulteriormente a stringere le viti della repressione.

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Ungheria nelle mani di Orban

All’inizio fu lo scontro con George Soros, ora l’Ungheria sta diventando un paese chiuso ai migranti che non esiterà a punire anche i suoi cittadini che, in varia misura, potrebbero aiutare chi scappa da altri paesi o cerca migliori occasioni per la propria vita. E così dopo per aver costretto la fondazione Open Society, del magnate ungherese, a lasciare il paese magiaro, il premier Viktor Orban vincitore delle elezioni dell’8 marzo, ora è passato ulteriormente a stringere le viti della repressione.

Reato di solidarietà

Due giorni fa allo Orszagház, il Parlamento magiaro, è stata approvata la cosiddetta legge “Stop Soros” .Secondo questo provvedimento sarà considerato reato penale qualsiasi tipo di soccorso o aiuto per i migranti sprovvisti di permesso da parte, non solo di ong, ma anche di singoli cittadini solidali.

Sarà quindi considerato colpevole chi aiuterà i migranti ad entrare nel paese, magari senza titolo, ma con l’intenzione di chiedere asilo politico. La pena sarà di tipo detentivo e potrà arrivare fino ad un anno di reclusione. La repressione potrebbe colpire anche il solo fornire informazioni o informazioni utile per arrivare in Ungheria.

Istituzione di un vero e proprio reato di solidarietà dunque, ma anche il segno che nonostante elezioni democratiche che hanno dato la maggioranza assoluta al partito Fidesz di Orban, esiste il rischio che l’Ungheria si avvii a divenire una sorta di stato etico autoritario.

Verso lo stato etico

La maggioranza parlamentare infatti ha promosso un secondo provvedimento, che necessità di una modifica alla Costituzione, secondo il quale si parla del divieto esplicito di far insediare qualsiasi popolazione che viene definita “aliena”. Persone cioè che non corrispondono ai valori cristiano-occidentali dell’Ungheria.

Un richiamo preoccupante alla discriminazione religiosa ma anche politica. Prova ne è il misterioso sequestro delle opere inedite del filosofo marxista Gyorgy Lukacs. Gli scritti sono stati trasportati in un luogo del quale non si conosce l’ubicazione ma anche la casa del pensatore critico del regime comunista  è stata chiusa, sebbene fosse un luogo dove lavoravano diversi studiosi.

La foglia di fico di Soros

Lo slogan “Stop Soros” si è così tradotto in misure concrete e ha mostrato come non si trattasse solo di campagna elettorale. Il reato di solidarietà infatti si aggiunge al restringimento della libertà di azione per le ong che già sono in vigore. Innanzitutto una tassazione del 25% per i finanziamenti che arrivano dall’estero in quanto alcune organizzazioni umanitarie vengono considerate alla stregua di “agenti stranieri”.

Inoltre le ong dovranno chiedere il permesso, per svolgere le proprie attività, ad un tribunale di zona che si riserva di decidere in maniera positiva o negativa. E il provvedimento probabilmente più pericoloso, è quello relativo all’istituzione di una zona per la detenzione di immigrati “senza permesso”. Questo luogo si troverebbe a 8 km dal confine ungherese. Orban ha giustificato queste misure draconiane con ragioni di sicurezza nazionale.

Contro l’Europa

L’ Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha immediatamente criticato il pacchetto di leggi ungheresi e ha chiesto a Orban di annullarle. Un appello urgente che con molta probabilità cadrà nel vuoto. Secondo l’UNHCR, se non verranno ritirati, questi provvedimenti «toglieranno ogni diritto a chi fugge da guerre e rischio di morte e al tempo stesso infiammeranno un dibattito politico già caratterizzato da forti pesanti toni xenofobi».

Ora la sfida lanciata dall’Ungheria si sposta in sede Ue. Con la mossa securitaria Orban potrebbe bloccare il piano di ricollocazione di migranti che spettano al paese magiaro. Un’eventualità sempre respinta. Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia (Gruppo di Visegrad) da sempre rifiutano di accogliere i 160mila migranti previsti dal piano Ue che potrebbero riequlibrare le quote presenti nei paesi dell’Europa meridionale.

 

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