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sabato 14 Dicembre 2019

Trump rompitutto, Europa a schiaffi, dazi e arroganza

La stangata promessa dei dazi al 10% e al 25% su alluminio e acciaio provenienti da Messico, Canada ed Unione europea.
-Merkel: “Dazi Usa illegali”. Juncker: “Puro e semplice protezionismo, non ci resta che prendere contromisure”.
-Ritorsioni Ue ‘poca cosa’, provoca il ministro al Commercio Ross, sventolando i 18.000 miliardi di dollari dell’economia Usa. Dimenticandosi del mostruoso debito in mano cinese.

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America First di Trump rompitutto
Europa a schiaffi, dazi e arroganza

Donald Trump contro mezzo mondo per una manciata di voti in casa alle elezioni di middle term a novembre dove rischia di perdere la maggioranza al Congresso. Stangata dei dazi al 10% e 25% su alluminio e acciaio provenienti da Messico, Canada ed Unione europea tra gli applausi dei siderurgici di casa, suoi elettori schierati. ‘Entrate’ e ‘uscite’ della operazione protezionistica, a rischio, con Wall Street che traballa. La decisione era stata presa il 23 marzo scorso, ma successivamente era stata concessa un’esenzione temporanea.
Cancelliera tedesca Angela Merkel: “Dazi Usa illegali, risponderemo in modo intelligente e compatto”. Juncker, presidente della Commissione europea, “Puro e semplice protezionismo, Denuncia alla Wto e contromisure”. Ritorsioni Ue “poca cosa”, fa il bullo il ministro al Commercio Wilbur Ross, sventolando i 18.000 miliardi di dollari dell’economia Usa. Salvo dimenticarsi del mostruoso debito in mano cinese.

Modello Cina, ma solo per trattare

La Cina torna alla attenzione di Ross quando gli serve per proporla come ‘modello’ ad una Europa che non gradisce l’Atlantico sempre più largo voluto da Trump. Pechino sta subendo i dazi sui due metalli sin dalla loro entrata in vigore il 23 marzo scorso. Contemporaneamente sta trattando un accordo commerciale di più ampio respiro confidando di aumentare le sue esportazioni di beni alimentari ed energia in America.
Ma Bruxelles non crede affatto che le tariffe doganali sui metalli siano il modo giusto per avviare i negoziati. E come la Cina ha minacciato ritorsioni, anche la Ue si prepara a misure già ventilate e che prendono di mira prodotti simbolo del «made in Usa», come i jeans Levi’s, le moto Harley-Davidson o il bourbon del Kentucky. Una rappresaglia che potrebbe costare agli Stati Uniti almeno 7,5 miliardi di dollari, con le prime tariffe europee che potrebbero scattare dal prossimo 20 giugno.

Trump rompitutto, Europa a schiaffi

Rischio sia solo un inizio

L’offensiva di Trump su acciaio e alluminio potrebbe essere solo l’inizio del suo protezionismo in stile «America First»: il presidente americano ha infatti già aperto un’indagine sull’importazione di auto in Usa, agitando lo spettro di dazi del 20 per cento che preoccupano soprattutto le grandi case automobilistiche tedesche. Ma il tycoon minaccia anche una stretta su una lunga lista di beni hi-tech dalla Cina per un valore di 50 miliardi di dollari, a partire dalla metà di giugno.
Il rischio escalation è dunque elevatissimo e agita in queste ore i lavori del G7 dei ministri finanziari in corso in Canada, che ha già annunciato contro-dazi, come il Messico. Con il tema dei dazi che naturalmente sarà al centro anche del G7 dei capi di Stato e di governo in programma sempre in Canada la prossima settimana, dove Trump rischia di trovarsi per la prima volta davvero isolato dagli altri leader delle principali potenze mondiali.

L’Italia tra i Paesi più colpiti

In tutta Europa sono a rischio 20 mila posti di lavoro. I dazi di Trump colpiranno quasi 5 milioni di tonnellate di prodotti europei, di cui 3,4 milioni rappresentati da prodotti finiti e 1,5 milioni di prodotti semi-finiti e altri prodotti, come cavi e tubi, secondo i dati raccolti da Bloomberg, che ha analizzato l’export dei Paesi dell’Unione Europa verso gli Usa nel 2017. Germania e Olanda con 951 mila e 632 mila tonnellate di prodotti finiti esportati sono in testa all’interscambio commerciale con gli Usa. Francia terza con 237 mila tonnellate, Svezia quarta con 216 mila. L’Italia è il quinto esportatore verso gli Usa, con 212 mila tonnellate di prodotti finiti nel 2017.
I dati di Eurofer, l’associazione delle aziende siderurgiche europee: dal 2007 al 2014 la domanda interna europea è crollata del 28%, l’occupazione è caduta del 20%, un posto di lavoro su cinque è andato in fumo. Le misure di Trump potrebbero mettere a repentaglio 20 mila posti di lavoro, secondo le stime delle imprese europee, e, se si considerano quelli legati al settore, 140 mila occupati.

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