martedì 21 agosto 2018

Facciaperbene e Ragazzoneruspante figli della comunicazione globale

Ragazzo dalla faccia per bene e ragazzone ruspante Un ragazzo dalla faccia per bene, che ha raccolto tantissimi voti, un bel giorno accusa il presidente della repubblica di tradimento, il giorno dopo (da calendario) va a trovarlo al Quirinale col sorriso sulle labbra. Un altro ragazzone, più ruspante, che ha avuto anche lui tanti voti, […]

Ragazzo dalla faccia per bene e ragazzone ruspante

Un ragazzo dalla faccia per bene, che ha raccolto tantissimi voti, un bel giorno accusa il presidente della repubblica di tradimento, il giorno dopo (da calendario) va a trovarlo al Quirinale col sorriso sulle labbra.

Un altro ragazzone, più ruspante, che ha avuto anche lui tanti voti, e che un giorno aveva detto di voler uscire dall’euro, al momento di entrare a palazzo dice di no, ma, forse, chissà.

Un professore 82enne col curriculum impeccabile prima spiega al colto e all’inclita come si fa a uscire alla chetichella dall’euro -di notte e con un manipolo di congiurati- poi si offende se gli dicono che è meglio che non faccia il ministro dell’economia.
Questo, nel momento in cui scrivo – ma le cose cambiano ad horas – sono elementi di spicco della politica istituzionale italiana.

Come si è arrivati a questi vuoti di credibilità?

Deficit culturale: a livello di massa gli strumenti conoscitivi sono incredibilmente aumentati, ma i fondamentali di maturità, consapevolezza e responsabilità non si sono diffusi adeguatamente. In altri tempi, sarebbe bastato molto meno per lasciar perdere a furor di popolo. Ma oggi sembra di essere tornati a un tempo in cui non le posizioni di equilibrio, bensì quelle più estreme – destra o sinistra, non so quanto sia importante – trovano l’appoggio maggioritario dell’opinione pubblica.
Serve la repubblica dei filosofi? Non credo proprio, oggigiorno anche davanti a questa idea viene solo da ridere. Ma la democrazia va reinventata, e di fascismo ne abbiamo avuto abbastanza.
Una società febbricitante (parliamo dell’Italia, ma la malattia è globalmente endemica) deve ricorrere alle cure sintomatiche, ma deve anche chiedersi le cause del disturbo, che forse è più grave di quanto sembri.
Spesso le malattie hanno molte cause.
Alla base di quella che colpisce la nostra società italiana ci sono soprattutto incertezze, povertà e disillusione per i giovani, e senso di insicurezza per gli anziani costretti a supportarli. Ma tutto questo è esaltato da un meccanismo che è ben più di un catalizzatore: è il deficit (conoscitivo, culturale, etico) all’interno del sistema della comunicazione, a cominciare da quella professionale. È il suo cattivo funzionamento, certificato dalle lamentele infinite e dalla certificata non credibilità. E questo fenomeno è davvero globale.

Sistema della comunicazione, circolazione del sangue

È chiaro che in una società il sistema della comunicazione è come la circolazione del sangue, mette in relazione tutti gli organi, distribuisce a tutti gli stessi nutrimenti e le stesse tossine. Ed è altrettanto evidente che è proprio il sistema della comunicazione, tra le varie funzioni interne alla società, quello che negli ultimi anni ha subìto i maggiori cambiamenti.
Sappiamo bene che negli ultimi 70 anni, che bene o male sono stati il periodo più lungo di pace da molto tempo per buona parte del mondo – e dunque si sono concentrati sullo sviluppo e le trasformazioni – abbiamo assistito all’esplosione di due fenomeni evolutivi straordinari: prima i mezzi di comunicazione di massa, come la televisione, poi quello della comunicazione universale personalizzata.

Qualcuno crede, ma si sbaglia, che la situazione odierna sia tutta colpa di internet e dei social network. Io credo invece che tutto dipenda dal combinato disposto del vecchio e del nuovo, dell’analogico e del digitale, del broadcasting generalista e del microtargeting da profilazione (cioè la possibilità di individuare, attraverso la profilazione personale, coloro che si riconoscono in bisogno o desiderio specifico). Convivono, come fenomeni di comunicazione, la circolazione interna alla massa dei più, quella che una volta chiamavamo maggioranza più o meno silenziosa, che continua a guardare i grandi canali generalisti e le loro pubblicità sui prodotti di largo consumo, e che vota i grandi partiti popolari. E ci sono anche le comunità virtuali, pressoché infinite, accomunate da una specifica credenza, da una aspirazione, da un bisogno più o meno consapevole, a volte da una paura razionale o non razionale che sia. E queste sono solo le descrizioni degli estremi, tanto per intendersi, perché in mezzo ci sono tutte le soluzioni ibride, nelle quali le masse si sfarinano e il microtargeting diventa macro. tutti questi fenomeni, costitutivi delle dinamiche sociali, sono basati sulla comunicazione.

Dalla comunicazione di massa a quella personalizzata

Si è molto discusso, negli ultimi tempi, sui meccanismi delle echo chambers, delle bolle virtuali che sono alla base di queste comunità altrettanto virtuali, nel timore che attraverso i social media una circolazione ristretta di informazione all’interno delle bolle abbia generato radicalizzazione e estremismi. Questa ipotesi viene oggi ridimensionata, ma la consapevolezza della loro esistenza credo rimanga un dato conoscitivo essenziale.
Alcuni studiosi dei media insistono nel notare l’ampissima circolazione di contenuti di origine “analogica” (tipicamente: televisivi) nel mondo digitale. Il meccanismo per cui i ragazzi non guardano la televisione, ma “sanno tutto” su quello che avviene in televisione.
Altra questione importante, abbastanza in parallelo alla precedente, è la rilevanza dei contenuti di origine professionale nel mondo della comunicazione, contenuti che restano in buona parte “analogici”, rispetto a quelli generati dagli utenti, che appartengono prevalentemente al mondo digitale, quello dei social media.

Grandi masse e gruppi chiusi

Avanzo il sospetto che la febbre della società venga oggi dal generale e disordinato rimescolamento di questi fenomeni: grandi masse e gruppi chiusi, analogico di massa e digitale personalizzato, comunicazione professionale (spesso avvertita come “venduta”, di parte, poco credibile…) e comunicazione spontanea, volontaristica e quindi “etica”. Mentre i professionisti non vogliono capire che è indispensabile dimostrare una motivazione etica nel loro lavoro, e le nazioni, ciascuna e nel loro insieme, non riescono a sviluppare un nuovo sistema di regole.
In mezzo a questo guazzabuglio c’è la persona, che partecipa contemporaneamente alla propria collocazione “di massa” (dovrebbe persino andare a votare… ci meravigliamo che molti rinuncino?) e alle tante collocazioni particolari in cui si riconosce o che comunque lo raggiungono. Da tutte riceve sollecitazioni, quasi sempre in contrasto tra loro. Riceve informazioni, sostanzialmente vere o sostanzialmente false, che vengono da persone reali, da grandi e piccole aziende, da gruppi organizzati di opinione, o da programmi automatici che lavorano sulla enorme massa dei dati in rete. Riceve opinioni gridate, magari discorsi d’odio, e cerca nemici invisibili cui addossare le colpe delle offese e dei danni reali ricevuti, o forse semplicemente delle proprie frustrazioni. Incertezza, sconcerto, ansia crescente; e la coesione sociale è un ricordo lontano.

Opinioni gridate, discorsi d’odio, nemici invisibili

Il mondo oggi non riesce a risolvere i problemi della rete (non sa imporre trasparenza ai gestori, non sa introdurre algoritmi utili accanto a quelli dannosi, fatica a difendere la privacy, non riesce a limitare lo strapotere di poche sovranazionali) ma non è riuscito nemmeno a porre un limite alla degenerazione della qualità televisiva, alle falsità e alle conflittualità di tipo odioso che essa genera.
Non servono censure, servono responsabilità e motivazioni etiche. Servirebbero poche norme generali e di ampio respiro, il più possibile universali (l’Europa può avere un ruolo in questo). soprattutto, serve la consapevolezza diffusa, praticata e insegnata, che il vero malato è il mondo della comunicazione, nel suo insieme, negli infiniti modi, tecniche e intenti in cui la comunicazione oggi si manifesta.
Se non maturiamo questa consapevolezza e non la mettiamo al centro dell’agire sociale, cioè se non riusciamo a ottenere che regole, prassi, investimenti e cultura d’impresa, responsabilità professionale dei comunicatori, buona comunicazione pubblica nel rispetto della pluralità delle opinioni…. se non otteniamo che un insieme di buone pratiche agiscano come l’aspirina nel corpo malato, davvero si corre il rischio che questa società, per liberarsi dal troppo liquido cattivo circolante, torni a usare gli strumenti che fanno scorrere il sangue.

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