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sabato 18 Gennaio 2020

Liegi, terrorismo per ogni violenza, tragica eredità Isis

Sparatoria in Belgio: morte due agenti e una passante, il killer ucciso dalla polizia.
-Media: “Ha urlato Allah Akbar. Indaga la Procura antiterrorismo.
-Il killer ha accoltellato le agenti alle spalle, si è impossessato delle armi, ha finito le poliziotte ferite è ucciso una passante, prima di essere colpito a morte.
-La minaccia italiana.

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Terrorismo modello di violenza

Sparatoria a Liegi, modello terrorismo che vale ormai per ogni violenza. A metà mattina nel pieno centro della città: uccise due poliziotte e una passante. A sparare sarebbe stato un uomo che, dopo essere stato fermato dalla polizia per un controllo di routine, sarebbe riuscito a disarmare una delle agenti, facendo successivamente fuoco anche contro i passanti nel pieno centro della città. Era uscito dal carcere il giorno prima ed era armato di coltello.
Secondo alcune fonti di media come la Dernier Heure e Vtm Niews, l’uomo avrebbe urlato “Allah Akbar” prima di essere ucciso. Non c’è ancora una conferma ufficiale da parte della polizia, ma la procura antiterrorismo è intervenuta sul caso.

Liegi, terrorismo per ogni violenza

Dopo la prima sparatoria, l’aggressore si sarebbe rifugiato nell’androne di un liceo, il Léonie de Waha dove avrebbe preso una donna in ostaggio. Braccato dagli uomini del peloton anti-banditisme sarebbe stato ucciso dopo uno scontro a fuoco dove anche due agenti sono rimasti feriti. Illesa la donna presa in ostaggio.
Per la tv belga Rtbf, l’autore sarebbe Benjamin Herman, nato nel 1982, un passato da criminale comune entrato e uscito varie volte di prigione. L’ultima ieri, per un congedo. Violento e solitario, non è conosciuto per radicalismo ma la polizia indaga ora se possa essersi radicalizzato in prigione.

Liegi, terrorismo per ogni violenza

Se anche non è terrorismo
quella violenza ha fatto scuola

Non solo foreign fighter, quelli che tornano addestrati dal fronte jihadista, loro il pericolo maggiore, ma anche gli imitatori per ideologia o per pura violenza. Rimaniamo all’accertabile, i combattenti di ritorno. Storie molto diverse di uomini, donne, minori, qualche volta di intere famiglie che hanno deciso di aderire al jihad. Oggi i foreign fighter individuati dalla direzione centrale della Polizia di prevenzione (l’antiterrorismo della Ps) sono 129, 117 uomini e 12 donne. I cittadini italiani (o con doppia nazionalità) sono 24, tra cui 13 convertiti; di essi solo 8 sono partiti dall’Italia. Dei 24 cittadini italiani, 7 sono donne, di cui 6 convertite.
Su 129, certa la morte di 42 soggetti, probabilmente di più, e tra i deceduti due italiani di nascita: Giuliano Del Nevo e Francesco Cascio. I ritornati in Europa sono 23, di cui 11 in Italia e in gran parte si tratta di siriani dichiarati oppositori al regime di Assad. 4 di quegli 11 sono in carcere.

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