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giovedì 19 Settembre 2019

Tripoli prigioniera del caos, Macron e l’Italia

Dalla notte di venerdì in Libia è caos. Milizie di Misurata a Tripoli: “Abbiamo circondato i palazzi del potere”.
-La milizia ‘Katjiba Halbous’, da poco ‘Brigata 301’ dell’esercito libico.
-Chi controlla la tv libica? Versioni confuse.
-L’attivismo politico francese. Orrore migranti.

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Caos anche nella cronaca

Nella notte fra venerdì e sabato alcune potenti milizie libiche sarebbero intervenute a Tripoli e avrebbero preso il controllo dei palazzi del governo che erano affidati alla Guardia presidenziale. Condizionale di forma per smentite successive che non convincono. In azione la potentissima milizia di Misurata ‘Katjiba Halbous’, che adesso, integrata nell’esercito libico, è diventata la Brigata 301, un vero piccolo esercito, con 400 carri armati e blindati, artiglieria e contraerea. Alla Halbous-Brigata 301 si sarebbero unite la ‘Tripoli Revolutionries Brigade’ dell’ex capitano di polizia Haitam Tajuri e la Brigata Ghaniwa, scrive Repubblica.
Al Arabiya aveva sostenuto che ‘armati attaccano e controllano la sede della tv principale del Consiglio presidenziale. Il ministero dell’Interno di Tripoli che sostiene il premier Fayez Al Sarraj prova a smentire tutto. Di fatto, per la prima volta da anni la milizia di Misurata, che si era acquartierata ad Abou Salim alla periferia di Tripoli, è rientrata nel centro cittadino. Da tempo i leader politici e militari di Misurata erano in tensione con Fayez Serraj, il capo del Consiglio presidenziale libico.

Torna l’Africa francese?

Semplici rumori di sciabola o tentato golpe che sia, resta la probabile esclusione della città e dei suoi leader dal vertice di Parigi convocato per fissare la data delle elezioni libiche. Martedì sono attesi in Francia il premier del governo di Tripoli Fayez al Serraj e il generale Khalifa Haftar, leader della Cirenaica. Interventismo politico francese di Macron, dopo le bombe di Sarkozy su Gheddafi. Invitati a Parigi anche Aqila Saleh, presidente del Parlamento di Tobruk, e Khalid al Meshri, presidente dell’Alto Consiglio di Stato, esponente di rango della Fratellanza Musulmana, è invece un segnale dei mai interrotti rapporti tra la Francia e le milizie jihadiste già utilizzate per scalzare Muhammar Gheddafi.
Di fatto, nell’ipotesi di un accordo, il superamento delle precedenti ‘pattuizioni’ gestite dall’Italia, l’Onu, l’Inghilterra e gli Stati Uniti, che hanno portato all’insediamento a Tripoli del premier Fayez Serraj. L’assenza di un interlocutore governativo italiano e la disattenzione dell’amministrazione Trump al tema (solo Israele e M.O.), certamente aiuta le ambizioni francesi in terra petrolifera.

Il Guardian avverte

Il piano del governo francese, si legge sul sito del quotidiano ”Guardian”, è spingere per elezioni presidenziali entro la fine del 2018, un referendum su una nuova Costituzione, unificare la Banca Centrale libica, divisa ora tra Tobruk e Tripoli. Inviti formali al summit voluto da Macron non sono ancora stati inviati o confermati da Parigi, ma le ambasciate straniere – precisa il ”Guardian” – sono state informate dell”iniziativa francese.
Il vertice voluto da Macron “è un”iniziativa unilaterale, molto improvvisata, non coordinata con le Nazioni Unite e che non piace neanche agli egiziani”, partner di Parigi in questa partita, hanno detto all’Adnkronos fonti diplomatiche, lamentando l’ennesima forzatura di Macron, per riaffermare l’interesse francese per la Libia in un’ottica ‘competitiva’ con l’Italia, approfittando dell’assenza di un governo nel nostro Paese.

Intanto è orrore migranti

Ma non è da Tripoli il solo segnale inquietante che giunge dalla Libia. La sera del 23 maggio –rivela Medici Senza Frontiere – oltre cento rifugiati e migranti che erano tenuti in prigionia da trafficanti di uomini a ovest di Bani Walid, in Libia, sono riusciti a scappare. Inseguiti dai carcerieri armati, vittime e feriti. I sopravvissuti, in gran parte adolescenti provenienti da Eritrea, Etiopia e Somalia hanno raccontato di essere finiti nelle maglie di trafficanti, prigionieri della banda di “Musa Diyab“, scrive The Libya Observer, in un luogo denominato “Factory 51”.
La “nuova Libia” è questa, -commenta Umberto De Giovannangeli, sull’Huffington Post-. «C’è il governo di al-Serraj a Tripoli, quello del generale Haftar in Cirenaica, l’Isis, le milizie islamiche, Fajr, i mujaheddin filo-Isis, la Brigata Battar, gli Islamici di Ansar al Sharia e gli uomini del Consiglio rivoluzionario, c’è Ali Qiem Al Garga’i e due emissari di al-Baghdadi, i Fratelli musulmani di Al Sahib, gli ex membri del Gruppo combattente libico pro al Qaeda, una formazione più estrema della Fratellanza, c’è Omar al Hassi sponsorizzato dalla Turchia, i mujaheddin del Wilayat Trabulus, le milizie di Zintan e una massa di altre 200 organizzazioni oltre le 140 tribù».

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