venerdì 19 luglio 2019

Incendiari pompieri sul ti ti ti ti ti di Rino Gaetano

Polemos si occupa a modo suo di politica, di crisi, di soluzioni e di sovversione. Stavolta partendo da una canzone che risuona improvvisa immotivatamente si accende una riflessione malinconica. Tra memoria, incendiari, stelle incise sulla fronte e papaveri rossi magnifici.

Ti ti ti ti ti ti ti ti ti. Come attacco di un pezzo non è male. È un suono che arriva in una serata sbagliata, piena di notizie strampalate destinate a disegnare le nostre vite, in un modo o nell’altro. Siamo abitanti di questa città, di questi paesi, di questi luoghi. E la nostra memoria è la somma delle nostre storie. Solo questo conta. Il resto è niente.

A te che sogni una stella ed un veliero
Che ti portino su isole dal cielo più vero
A te che non sopporti la pazienza
O abbandonarti alla più sfrenata continenza

A te che hai progettato un antifurto sicuro
A te che lotti sempre contro il muro
E quando la tua mente prende il volo
T’accorgi che sei rimasto solo

A te che ascolti il mio disco forse sorridendo
Giuro che la stessa rabbia sto vivendo
Siamo sulla stessa barca io e te
Ti ti ti ti ti ti ti ti ti
Ti ti ti ti ti ti ti ti ti
Ti ti ti ti ti ti ti ti ti
Ti ti ti ti ti ti ti ti ti
Ti ti ti ti ti ti ti ti ti
Ti ti ti ti ti ti ti ti ti
A te che odi i politici imbrillantinati
Che minimizzano i loro reati
Disposti a mandare tutto a puttana
Pur di salvarsi la dignità mondana

A te che non ami i servi di partito
Che ti chiedono il voto, un voto pulito
Partono tutti incendiari e fieri
Ma quando arrivano sono tutti pompieri

A te che ascolti il mio disco forse sorridendo
Giuro che la stessa rabbia sto vivendo
Siamo sulla stessa barca io e te
Ti ti ti ti ti ti ti ti ti
Ti ti ti ti ti ti ti ti ti
Ti ti ti ti ti ti ti ti ti

Ti ti ti ti ti ti ti ti ti
Ti ti ti ti ti ti ti ti ti
Ti ti ti ti ti ti ti ti ti.

Ascoltando questa pregevole canzoncina di Rino Gaetano, sento quel ritmo malinconico salire dalla terra ancora umida di pioggia. A mano a mano, trafigge come un raggio di sole le nuvole di questo autunno primaverile che, secondo gli esperti del governo del tempo, diventerà estate come niente fosse.

Mi chiedo come mai sia ritornata alla mente questa musichetta, che neanche ho mai giudicato troppo bene e che oggi mi risuona nelle orecchie e mi dona un sorriso. Anche senza troppa gioia. Un arcobaleno di parole, che fanno scivolare via i pensieri dalla crisi di questo paese che si sta allontanando. Arriva da un altrove incredibile e parla proprio a me, con confidenza assoluta, a me che detesto i politici imbrillantinati. Figuriamoci quelli che minimizzano i loro reati e sono disposti a mandare tutto a puttana pur di salvarsi la dignità mondana. Già. Mi riporta alla mente quel mondo un po’ qualunquista che aveva il barbiere da giovane quando a me imberbe spiegava che partono tutti incendiari e fieri, ma quando arrivano sono tutti pompieri.

La filosofia percorre strade strane, imperscrutabili. Il barbiere, per esempio, invecchiando è diventato maoista. L’ultimo maoista in giro per le campagne sontuose di questa magnifica terra, sempre più convinto della potenza filosofica di questa storia degli incendiari e dei pompieri.

Comunque, abbandonando quel senso di malinconia che incendia il mio tramonto, colgo con soddisfazione e amore un elemento che mi rende felice. Anzi, che fa esplodere il mio cuore di gioia incredibile, di una gioia che ripercorre in un solo sguardo l’intera mia esistenza, da adesso a quando ero un bimbetto che ignorava tutto e che seduto sull’erba stringeva in pugno un papavero rosso.

Ecco, percorro queste strade e mi accorgo che, complice la pioggia di queste settimane, non ho mai visto così tanti e bei papaveri rossi come quest’anno in questa Valdorcia incantata. Interi prati spettacolari sono dipinti di rosso, ai bordi dei campi di grano oscillano maestosi e nobili questi fiori rossi gonfi di vento. Ne percepisco l’energia, il mare di colore che dipinge ogni insignificanza dell’epoca.

La gioia è che si tratta di arte. Di arte del vivere, di natura che sprigiona nell’aria la potenza dei semi e della primavera. La malinconia diventa tiepida e dolce alla vista del mare rosso che sensuale accompagna il profilo delle colline. Questa residenza artistica, narrativa e umana, racconta come il ricordo e il qui e ora di fondono in un unico sguardo.

Sovversivo il papavero. Il pistillo dipinge una stella sulla fronte dei bambini, segnando un’epoca e liberando quell’energia anarchica che è possibile riscontrare sui tornanti delle strade, lungo le pietre dei muri antichi. Noi che continuiamo a sognare quella stella. E anche il veliero dell’immaginario che ci fa solcare mare sconosciuti con coraggio e poesia.

Ti ti ti ti ti ti ti ti ti. Ci sono segni che mantengono le promesse.

Potrebbe piacerti anche