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venerdì 20 Settembre 2019

Letterina a Kim, e Trump rompe anche con la Corea

Il presidente Usa cancella un incontro storico senza nemmeno avvisare l’alleata Seul.
-La Casa bianca accusa la Corea del Nord che intanto stava smantellando il sito nucleare.
-Le dichiarazioni folli di Pence e Bolton.
-Cina, stupore e rabbia.

Dai tweet alla letterina

Qualcuno aveva azzardato l’idea di un Nobel per una pace storica, ma alla fine Trump rompe anche con la Corea. Politica pendolo, mix di qualche regione e molti torti per improntitudine e dichiarazioni insensate, -il vice Pence e il consigliere per la sicurezza nazionale Bolton-, fanno saltare lo storico incontro con Kim Jong-un previsto per il 12 giugno a Singapore.
Con una lettera, al “Caro signor Presidente”.
Riassunto (il testo integrale dopo): ‘potevamo fare la storia, ma per colpa vostra non si può fare’. Ma, aggiunge Trump, se ci ripensate sono qui. Come se a disdire il meeting fosse stata Pyongyang.

Dichiarazioni folli

Il vice presidente Pence che in una intervista alla Fox Tv, minaccia la Corea del nord si fare la fine di Gheddafi se non fa la brava. Ed ecco che le bombe atomiche che Gheddafi e Saddan non avevano, ridiventano l’assicurazione sulla vita per il ‘Caro signor Presidente’ coreano.
Peggio, e causa finale della rottura, le dichiarazioni di John Bolton, consigliere Usa per la sicurezza nazionale e falco dell’amministrazione Trump, che prima definisce come “perfettamente legittimo” bombardare in modo preventivo il Nord, e poi dichiara in un’intervista, che uno dei sistemi da adottare per il disarmo, trionfalmente annunciato come “totale, irreversibile e verificabile”, è il cosiddetto “modello libico”. Ancora la minaccia Gheddafi.

Problemi anche a Sud

Poco dopo l’invio della lettera trumpiana, è emerso un altro dettaglio inquietante: l’alleato degli Usa, la Corea del Sud, non ne sapeva niente: «Stiamo cercando di capire quale sia l’intenzione del presidente Trump e il suo esatto significato», ha affermato il portavoce dei Moon Jae-in, Kim Eui-kyeom, mentre alla Casa blu veniva convocato un gabinetto di emergenza.
A celebrare il funerale di una distensione nella penisola coreana che è durata poco meno di un mese: dopo i giochi olimpici invernali, l’incontro del 27 aprile tra Moon Jae-in e Kim Jong-un al confine tra i due paesi aveva fatto credere un po’ a tutti che ci fossero davvero le possibilità per sbloccare la situazione. Lo voleva Seul, sembrava volerlo Pyongyang, lo voleva di sicuro la Cina, sembrava volerlo Trump.

Via il sito, restano le atomiche

Solo nella mattinata di ieri, da parte della Corea del Nord lo smantellamento del proprio sito nucleare. E ad assistere alla distruzione erano presenti anche giornalisti americani e sudcoreani. Poi la giostra di Trump, che prima dichiara di essere pronto «a fare la storia», e poi scrive la lettera di rottura al ‘Caro signor Presidente’ Kim Jong un.
Dubbi sulla possibilità reale di avere un confronto tra Kim e Trump erano già arrivati nei giorni scorsi. Come se, improvvisamente, l’amministrazione americana si sia resa conto che in una negoziazione non si può solo pretendere, ma anche essere disposti a negoziare sul dare. Ad esempio esercitazioni e basi militari americane nel sud, o il riarmo del Giappone, e altre complessità di questo genere.

Stupore cinese

A preoccupare adesso, oltre all’imprevedibile con la Corea, anche l’atteggiamento Usa nei confronti della Cina, che il presidente americano ha accusato di essere ‘suggeritore’ di Kim, tornato cattivo. Con le minacce di una guerra commerciale ancora pendenti, la posizione americana rischia di essere dirompente in tutta l’Asia, con la Corea, Noird e Sud essieme, precipuitate nel linbo del caios politico dell’amministrazione Trump, e la Cina su cui pende una incerta tregua sui dazi di cui nessuno a questo punto può fidarsi.
Rottura con mezzo mondo sull’Iran, e prima il clima e accordi bilaterali vari, Trump ancora una volta poco credibile e affidabile, senza neppure l’accortezza di avvisare della lettera Seul e la Cina che ora ha qualche ragioni in più per diffidare della politica ondivaga degli Stati Uniti dell’era Trump.

La letterina

“Caro signor presidente,

apprezziamo profondamente il suo tempo, la pazienza e lo sforzo dedicato alle nostre recenti trattative e discussioni relative al summit lungamente desiderato da tutte e due le parti, che era previsto per il 12 giugno a Singapore. Ci hanno comunicato che l’incontro era stato richiesto dalla Corea del Nord, ma questo per noi è totalmente irrilevante. Purtroppo, sulla base della enorme rabbia e della aperta ostilità mostrata nella vostra recente dichiarazione, penso sia inappropriato, in questo momento, organizzare questo meeting”.

“Pertanto, lasci che questa lettera illustri che il summit di Singapore, per il bene di entrambe le parti ma a svantaggio del mondo, non avrà luogo. Lei parla delle capacità nucleari del Nord, ma le nostre sono così imponenti e potenti che io prego Dio affinché non debbano mai essere usate”.

“Sentivo che tra lei e me stava nascendo un dialogo meraviglioso e, alla fine, quello è l’unico dialogo che conta. Un giorno, spero davvero di incontrarla. Nel frattempo, la ringrazio per la liberazione degli ostaggi che ora sono a casa con le loro famiglie. È stato un grande gesto molto apprezzato”.

“Se cambia idea in relazione a questo importante summit, non esiti a chiamarmi o a scrivermi. Il mondo, e la Corea del Nord in particolare, ha perso una grande opportunità per una pace duratura, per grande prosperità e benessere. Quest’occasione persa è davvero un momento triste nella storia.

Sincerely yours. Donald J. Trump – Presidente degli Stati Uniti d’America”

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