sabato 20 luglio 2019

Pedofilia, chiesa cilena decapitata. Abusi e omertà

Pedofilia, omissioni, coperture, complicità all’interno della chiesa cilena. Un’inchiesta giornalistica svela il lato oscuro della chiesa in America Latina. Il papa, dopo aver difeso la gerarchia credendola innocente, fa marcia indietro, invia gli 007 del Vaticano e decapita l’episcopato cileno. La vittoria delle vittime che hanno lottato tra grandi difficoltà ed ostacoli.

Pedofilia, il nodo irrisolto della chiesa

Pedofilia, chiesa cilena decapitata: abusi sessuali su minori, ma soprattutto omissioni, coperture, quando non sia trattato anche di complicità. Per la chiesa cattolica il nodo rimane irrisolto anche se Papa Bergoglio sembra aver dato una sferzata a questi comportamenti non tollerando più l’omertà di vescovi e porporati.
Durante il pontificato di papa Giovanni Paolo II, la chiesa fu scossa da due casi clamorosi: il primo vide coinvolto il capo dei ‘Legionari di Cristo’ Marcial Maciel, l’altro riguardava invece le ampie coperture concesse ai preti pedofili da parte dell’ dall’arcivescovo di Boston Bernard Law. Figure apicali delle strutture ecclesiastiche. Di recente un’altro scandalo ha coinvolto la chiesa argentina.
https://www.remocontro.it/2018/04/20/prete-pedofilo-nellargentina-papa-bergoglio

Una confraternita di pedofili

Sarebbe dovuto cambiare tutto ma non sembra sia stato così. Le notizie che arrivano dalle curie latinoamericane mostrano una realtà difficile da ribaltare. Una denuncia di abusi infatti sta scuotendo il Cile, e questa volta al centro ci sarebbe una vera e propria confraternita di pedofili, sacerdoti organizzati per adescare vittime.
Lo scandalo pedofilia è scoppiato dopo una recente inchiesta giornalistica trasmessa dal programma televisivo T13. La storia parla di un prete, Luis Rubio, di Paredones, a 100 chilometri dalla capitale Santiago, che usava facebook inviando messaggi a sfondo erotico e addirittura foto. Inchiodato alle sue responsabilità dai reporter, il sacerdote aveva parlato di errori e di vergogna.

Coperture ed omertà

Rubio aveva escluso ogni conoscenza della vicenda da parte del suo vescovo, monsignor Alejandro Goic. Questo però non sembra essere vero. Una ex insegnante della pastorale giovanile della parrocchia, ha infatti testimoniato che esisteva una vera e propria organizzazione strutturata con nomi in codice (“nonno” al vertice e poi “nipoti” e “zie”), 17 nomi consegnati proprio a Goic.
Sconfessato dalle evidenze, il 20 maggio Goic ha dovuto riconoscere le sue responsabilità. In un comunicato ha ammesso di aver ricevuto notizia di quanto stava succedendo ma di aver “agito senza l’adeguata agilità” nell’inchiesta su Luis Rubio e altri sacerdoti. “Come cristiano e come pastore, sono molto colpito da questa situazione, che mi addolora e mi causa vergogna. Prego perché sia fatta luce e si conosca tutta la verità”

Goic non è un personaggio minore. E’ stato presidente della Conferenza episcopale cilena  e presiede dal 2011 il Consiglio nazionale per la prevenzione degli abusi contro i minorenni. Avrebbe dovuto essere l’occhio e il braccio del papa non solo in Cile ma anche per l’America latina.
Risultano dunque poco credibili le sue affermazioni quando si è giustificato dicendo di non essere stato «formato per essere un detective, ma un pastore che conduce il suo gregge e di non aver ricevuto nessuna prova riguardo al caso».

Il clero cileno decapitato

Il 17 maggio dopo una serie di incontri riservatissimi con il pontefice, l’intera gerarchia ecclesiastica del paese andino si è dimessa. Ha rimesso il suo mandato nelle mani di Bergoglio e chiesto perdono per gli insabbiamenti. Una decisione clamorosa che fa seguito alla volontà papale di stanare i presuli coinvolti nei casi di pedofilia e stroncare gli atteggiamenti di omertà.

La marcia indietro di Bergoglio

Eppure lo scorso gennaio durante il suo viaggio in Cile, papa Francesco aveva in qualche modo “coperto” i suoi vescovi affermando che non  esistevano prove in merito al coinvolgimento di alcuni altri prelati. Primo fra tutti che il vescovo di Osorno, Juan Barros, accusato di aver protetto il prete pedofilo Karadima.
Ma molto hanno contato le volontà delle vittime, con tenacia hanno proseguito nelle denuncie , tanto da incontrare il papa e probabilmente fargli cambiare idea. In Cile dunque è arrivato una sorta di 007 del Vaticano, l’ex pm della Santa Sede Charles Scicluna, insieme al sacerdote Jordi Bertomeu. Un’investigazione svolta nell’ombra che ha fatto emergere colpe e responsabilità. Da qui l’insostenibile posizione di molta parte dell’episcopato.

 

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