A rischio il vertice Trump-Kim dopo troppi trionfalismi

Troppi trionfalismi prima
a rischio il vertice Trump-Kim

I consiglieri di Trump sempre più scettici sul vertice col nordcoreano Kim Jong-un, fissato per il prossimo 12 giugno. Lo sostiene la Cnn, citando fonti dell’amministrazione Usa. Il primo a mettere in dubbio il faccia a faccia era stato proprio il nordcoreano Kim, ricordando agli interlocutori che ‘non avrebbe accettato il dictact unilaterale’ degli Usa sulla denuclearizzazione. L’approccio aggressivo dell’amministrazione Trump inciampa sempre più spesso.
Allarmato, il presidente Jae-in Moon da Seul vola da Trump per tenerlo calmo e convincerlo a incontrare Kim Jong-un.

Il quasi Nobel

Un mesetto fa, dopo l’abbraccio con Kim Jong-un, il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in era un serio candidato al premio Nobel. Il grande mediatore del disgelo tra il regime nucleare di Pyongyang e il resto del mondo. Oggi invece Moon arriva alla Casa Bianca nel puìieno di una crisi, ribaltone alla Trump o alla Kim, se preferite. Negli ultimi giorni la Corea del Nord è tornata ad arroccarsi: la rottura di troppi accordi da parte Usa, dal clima, al commercio, all’Iran, non rassicura sulla affidabilità dell’interlocutore attuale della Casa Bianca.
«L’incontro si terrà al 99,9%», ha detto in volo un portavoce della Blue House, la presidenza sudcoreana. Ma i crescenti dubbi di Trump, alimentati dai falchi nel suo entourage, sono cosa nota, confermati anche dalla telefonata che un paio di giorni il tycoon ha fatto a Moon.

Puzza di emergenza

Altro problema, Trump si fida davvero del sudcoreano Moon, e viceversa? Secondo Moon, Kim era pronto a una denuclearizzazione completa della penisola senza porre in cambio condizioni inaccettabili, invece ecco che Pyongyang pretende un processo a fasi e in parallelo: a ogni passo verso lo smantellamento dell’arsenale una concessione americana. Tra domani e giovedì Kim dovrebbe distruggere il sito per le sperimentazioni di Punggye-ri di fronte a una squadra di giornalisti internazionali. Spettacolo pirotecnico è riservato solo a testate americane, inglesi, russe e cinesi, a cui secondo fonti di Seul il regime avrebbe chiesto un “contributo” di 10mila dollari a persona. Esclusi i sud coreani della esercitazioni militari congiunte di questi giorni con gli Stati Uniti, nonostante le trattative di accorso in corso.

Ma che ne pensa la Cina?

Dalla Casa Bianca qualcuno rileva che l’improvviso riflusso di aggressività nordcoreana è arrivato dopo l’incontro tra Kim e il presidente cinese. Se a un certo punto Pechino sembrava fuori dai giochi, ora è nel vivo dell’azione. Sta supportando ufficialmente la richiesta nordcoreana di una denuclearizzazione a fasi, e il sospetto dell’amministrazione americana è che abbia già allentato il blocco di merci e persone al confine con il Nord -riferisce Repubblica- facendo respirare il regime. «Ma non poteva che essere così, viste le forze in campo: ogni promessa di sviluppo e sicurezza che Seul ha fatto a Kim, Pechino è in grado di moltiplicarla per dieci». Dalle Olimpiadi a oggi, considerazione finale, Moon ha fatto quello che poteva. Ora la partita è tutta in mano a Trump e Kim. Fiducia temperature molto basse.

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