Privacy Policy Ceccaccio, e il carro attrezzi del destino -
domenica 8 Dicembre 2019

Ceccaccio, e il carro attrezzi del destino

Incontro ravvicinato, non voluto, ma alla fine sincero e bello con Ceccaccio, l’uomo che al volante del suo carro attrezzi millenario mi ha salvato sull’autostrada. Anche dalle cose negativi possono nascere cose positive.

Che succede quando si rompe la macchina sull’autostrada?

Per me è sempre stato uno degli incubi peggiori: che accade quando sei lontano da casa, chi devi chiamare, cosa succede dopo? Ve lo spiego io, perché mi è appena successo. Ma non vi spiego il funzionamento, ma la bellezza della sorte. Quando la sorte, accompagnata da un’assicurazione preveggente, ti fa arrivare in soccorso il carro attrezzi più vecchio del mondo, guidato da un personaggio da cartoni animati come Ceccaccio.

La vicenda: si rompe un iniettore, la macchina saltella, si accendono le spie come fossimo nel cuore di un albero di Natale, giusto il tempo di imboccare un parcheggio che detiene il record europeo di puzza da orina: Ritorto Nord. A quel punto l’aver deciso di aggiungere all’assicurazione il soccorso stradale si rivela strategico. Perché l’assicurazione manda il placido Ceccaccio e lui arriva con un telefonino della prima generazione incollato all’orecchio e parlando un romano-umbro carica macchina, bagagli e passeggeri sul suo carro attrezzi che vanta – dice lui – un milione e settecentomila chilometri. Di fronte alla perplessità replica: “N’sai quante ne ha caricate de macchine nove…”

Prima sorpresa. Arriviamo nella sua officina e lui, placido dice: dai, ‘nnamo a mangià ‘na cosa. E ci porta in un self service di fiducia dove lui mangia 365 giorni all’anno, Natale e Capodanno compreso, perché è vicino all’autostrada e non chiudono mai. Lo trattano come un vecchio parente. In effetti non si mangia male. Si chiacchiera, racconta la sua vita: “…me so’ sposato col lavoro, come facevo a perde tempo dietro a ‘na donna…” “Lavoro sempre, giorno e notte, senza feste, senza mai un giorno di riposo”.

Poi, dopo che ci ha offerto il caffè, fa una diagnosi “a orecchio”, dice. E ci porta in un centro specializzato dove, su sua raccomandazione passiamo davanti a tutti. “Devono riparti’ per aprire la vineria”, giustifica l’urgenza. E coglie il risultato pieno: aveva ragione lui sulla diagnosi “a orecchio” e aggiustano la macchina al volo.

Saluti e ripartenza, con meno soldini nel portafoglio, ma con un’esperienza bella nel cuore. Aver conosciuto un burbero buono e gentile che carica gli sventurati giorno e notte sull’autostrada del Sole. “Vi vengo a trovare – dice – un bicchiere de vino bono, dai… Me sa che un giorno prima o poi me lo prendo…”

Potrebbe piacerti anche