Privacy Policy La strage di Gaza cerca colpevoli, Corte dell'Aja in difficoltà -
sabato 18 Gennaio 2020

La strage di Gaza cerca colpevoli, Corte dell’Aja in difficoltà

Oltre un centinaio le denunce presentate al Tribunale penale internazionale sulla questione palestinese.
-Ieri Abbas ha firmato un esposto per crimini di guerra anche per la strage di Gaza.
-Lo chiedono anche numerosi intellettuali israeliani.
-Problemi tecnico-giuridici alla Corte internazionale dell’Aja

La strage di Gaza cerca colpevoli. «Noi, israeliani che desideriamo che il nostro paese sia sicuro e giusto, siamo sconvolti e inorriditi dall’uccisione di massa di manifestanti palestinesi disarmati a Gaza.
Nessuno dei manifestanti rappresentava un pericolo diretto allo Stato di Israele o ai suoi cittadini.
L’uccisione di oltre 50 manifestanti e il ferimento di migliaia ricordano il massacro di Sharpeville nel 1960 in Sudafrica».

Gli intellettuali israeliani

Un gruppo di intellettuali israeliani di grande prestigio che paragonano quanto accaduto lunedì scorso a Gaza con il massacro di Sharpeville nel 1960 in Sudafrica. E chiedono che chi ha ordinato tale massacro sia indagato e processato. E per evitare dubbi su chi mettere sotto processo:
«Gli attuali leader del governo israeliano sono responsabili della politica criminale di fuoco sparato su manifestanti disarmati. Il mondo deve intervenire per fermare le attuali uccisioni».
Avraham Burg, ex presidente della Knesset e dell’Agenzia ebraica; Nurit Peled Elhanan, vincitrice del premio Sakharov 2001; David Harel, vice presidente dell’Accademia israeliana per le scienze umane e premio Israel 2014; Yehoshua Kolodny, vincitore del premio Israel 2010; Alex Levac, fotografo e vincitore del premio Israel 2005; Judd Ne’eman, regista e vincitore del premio Israel 2009; Zeev Sternhell, storico e vincitore del premio Israel 2008; David Shulman, vincitore del premio Israel 2016; David Tartakover, artista e vincitore del premio Israel 2002

La strage di Gaza rompicapo

La strage di Gaza i ruolo del Tribunale penale internazionale, l’Icc, che sia Gli Stati Uniti sia Israele non riconoscono con l’Onu nuovamente sconfitta dal vero Usa in Consiglio di Sicurezza alla richiesta di un’indagine indipendente sui 62 morti.
Proprio lunedì, ricorda Massimiliano Sfregola su EastWest, l’Autorità Palestinese aveva annunciato un ricorso al tribunale sugli insediamenti illegali in Cisgiordania. Il giorno dopo è stato Reporters Sans Frontières con un esposto contro Israele per i tirasegno sui giornalisti a Gaza (20 i reporter feriti dall’esercito, in gran parte operatori chiaramente identificabili).
Rapporto 2017 del Procuratore sulle indagini preliminari, le denunce erano 98. Oggi ben oltre le 100.

Nei pasticci è la Corte stessa

Ma sino ad oggi la Corte non si è ancora mossa. Anche perché, come già detto, e Tel Aviv (o Gerusalemme) non ha mai riconosciuto la giurisdizione dell’Aja. Quindi la Corte potrebbe ordinare l’arresto di un palestinese ma non di un presunto colpevole israeliano.
C’è infine da considerare le oggettive difficoltà di condurre indagini indipendenti anche in Territorio palestinese senza il benestare di Israele e la questione politica, forse la più rilevante: l’Icc rimane un tribunale la cui esistenza è legata alla ‘conferenza degli Stati Parte’, un’assemblea di delegati che rappresentano i 123 Stati e per questa ragione, come è stato per la travagliata adesione palestinese, le pressioni politiche dei singoli Stati e gli equilibri internazionali giocano un ruolo determinante.

Sono morti o sono stati uccisi?

Contro un titolo del New York Times sulla strage appena nella Striscia di Gaza, il regista americano Judd Apatow e intellettuali, giornalisti e opinionisti. L’uso dell’espressione «sono morti». Morti e non uccisi dai soldati israeliani appostati sulla barriera tra la Striscia di Gaza e Israele. Usare l’espressione “sono stati uccisi” al posto di “sono morti” non è capriccio linguistico ma una scelta sull’attribuzione di responsabilità. L’uso di armi da fuoco in una situazione come quella di lunedì nella Striscia è stato proporzionato alla minaccia oppure no? Israele poteva fare quello che ha fatto, o è andato oltre e ha esagerato? Il giornalista John Cassidy ha parlato sul New Yorker di un bilancio di morti e feriti «completamente asimmetrico». Ilene Prusher, giornalista e opinionista israeliana del quotidiano Haaretz, si è chiesta come mai i soldati non abbiano usato modi diversi dai proiettili per fermare le persone che minacciavano di superare la barriera.

Qual’è la domanda giusta?

Ancora l’ebrea Prusher, «I manifestanti a Gaza che lanciano sassi e bombe molotov non erano certo ‘manifestanti pacifici’, ma non si può certo dire che rappresentassero una minaccia letale per 13 battaglioni delle forze armate israeliane». Amnesty e ONU per i diritti umani: «Il tentativo di avvicinarsi o superare o danneggiare la barriera non è un motivo sufficiente per usare proiettili veri». Contro, Eric Yoffie, ebreo americano liberale, su Haaretz: «Se si definisce il numero di morti a Gaza «sproporzionato», quanti israeliani devono morire in nome della simmetria?». Peter Beinart, giornalista americano propone un’altra domanda. Perché Hamas? «I leader israeliani hanno deciso di vietare agli agricoltori di Gaza di esportare gli spinaci, le patate e i fagioli, di vietare ai pescatori di pescare a oltre sei miglia, di impedire ai coniugi di lasciare la Striscia per raggiungere mariti o mogli in Cisgiordania, di impedire ai nipoti di andarsene per assistere ai funerali dei loro nonni»

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