mercoledì 19 settembre 2018

Iraq antiamericano di al-Sadr, avviso dall’islam a Trump

A sorpresa a rincorrere il ‘diavolo Iran’. Il premier irachenoal-Abadi esce sconfitto dal voto.
-Vince il chierico sciita Muqtada al-Sadr, già acerrimo nemico degli occupanti Usa.
-Che promette di liberare l’Iraq dalle ingerenze straniere, Iran incluso.
-Molti dei precari equilibri nell’intero Medio Oriente in forse.
Il fronte sciita, l’Iran e Israele.

Iraq antiamericano di al-Sadr

zL’Iraq antiamericano di al-Sadr

Il premier al-Abadi, sponsorizzato dagli Stati Uniti che esce sconfitto dal voto, ed è il primo segnale. Vince a sorpresa la coalizione populista -accade anche da quelle parti del mondo- ispirata dal chierico sciita Muqtada al-Sadr, già acerrimo nemico degli occupanti Usa. Oggi promette di liberare l’Iraq dalle ingerenze straniere, Iran incluso. Ma il post voto è una partita aperta, sostiene Emanuele Confortin su EastWest.
Segue la coalizione Fatah, di Hadi al-Amiri, legato alla brigata sciita Badr e molto vicino a Teheran. Delude il primo ministro uscente Haider al-Abadi, l’uomo scelto da Washington per arginare l’influenza iraniana in Iraq, consolidata durante l’offensiva contro l’Isis.

Iraq antiamericano di al-Sadr

Sconfitta politica americana

La vittoria del chierico sciita Muqtada al-Sadr, già acerrimo nemico degli occupanti Usa, pesa e impone riflessioni la sconfitta del premier al Abadi, col suo partito -Nars’, Vittoria, l’ironia del nome- solo in terza posizione. Vittorie sprecate per al-Abbadi: quella sul Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi, o l’aver riportato la città petrolifera di Kirkuk nell’orbita di Baghdad, dopo anni di controllo curdo. Ma a Kirkuk i curdi ottengono il 50% dei voti, a dimostrazione che la partita sul controllo di città e pozzi petroliferi, resta aperta.
Troppi sbandamenti politici attorno sul ‘fronte occidentale’, a partire proprio dalla alleanza Usa con i curdi per combattere Isis in Siria, sostegno non corrisposto in Kurdistan e ad Afrin.

Tre lustri di guerre

Dopo tre lustri di guerra, con due milioni di sfollati sparsi nelle tendopoli di un Paese diviso dallo scontro settario, e con diverse città liberate ancora in macerie -spiega Emanuele Confortin- le priorità sono il rilancio dell’economia, l’occupazione, la sicurezza e ovviamente ricostruire. Nessuno di cui fidarsi veramente, ed ecco il voto di protesta, in Iraq ad al-Sadr. Oppure astenersi, con il 44,5% dei 22 milioni alle urne.
Sull’Iraq, dice il risultato elettorale, troppe ingerenze straniere. Dal 2003, dall’invasione anglo-americana.
Non è un caso, secondo molti analisti, se la maggioranza dei voti è andata ai ‘sadristi’, alleati del Partito comunista iracheno, sigla Pci, e non fate confusione, che ha raccolto il voto della masse impoverite da guerra, corruzione e mancanza di servizi.

Lotta alla corruzione

Al Sadr ha basato la propaganda elettorale sulla lotta alla corruzione che, dati della tv Al Jazeera- è costata 320 miliardi di dollari dal 2003. ‘Pupulista’ accorto, il chierico ha gestito una campagna elettorale molto efficace, con azioni eclatanti, come l’occupazione del Parlamento in una marcia contro la corruzione. Ma con alle spalle ben altri ‘crediti’. Lo stesso Sadr nel 2004 si mise alla guida delle milizie sciite ostili all’occupazione americana in Iraq, sfuggendo per due volte alla cattura a Najaf.
Costretto all’esilio in Iran fino al 2011, al suo rientro ha avuto un ruolo decisivo nella rielezione del Primo Ministro Nouri al-Maliki, anche lui ridimensionato dal voto. Poi la sua storia famigliare: sia il padre Mohammed al-Sadr, sia due suoi fratelli sono stati assassinati nel 1999 per ordine di Saddam Hussein.

Roulette alleanze Washinton e Teheran

Muqtada al-Sadr non concorre però per la carica di Primo Ministro, ma certo condizionare una coalizione di governo guidata da una figura contraria agli Stati Uniti disposta a frenare l’influenza iraniana in Iraq. Roulette delle alleanze. Spinte contrapposta da Sati Uniti e Iran. Equilibrismi anche con il blocco sunnita delle monarchie del Golfo, guidate dall’Arabia Saudita. Ed ecco entrare in gioco i partiti sunniti, che rappresentano il 20% della popolazione.
Da questa intricata situazione politica, la improbabile nomina del premier in tempi brevi. Con una speranza trasversale testimoniata da Emanuele Confortin: «Superare le violenze settarie e ricostruire il Paese attraverso l’economia, magari mettendo Iran e Stati Uniti alla porta».

 

GIÀ 4 ANNI FA SU REMOCONTRO

https://www.remocontro.it/2014/02/22/iraq-polveriera-si-ritira-al-sadr-imam-guerriero/

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