venerdì 25 maggio 2018

Corea del Nord ancora nucleare se Washington non disarma a Sud

Troppi trombettieri sino a ieri attorno a quella speranza di pace. Pyongyang fa saltare i colloqui con Seul e mette in dubbio il vertice con Trump, ufficialmente per via delle esercitazioni congiunte Usa-Corea del Sud.
-Ma il vero braccio di ferro è nucleare.
-Kim non vuole rinunciare alla bomba.
-A meno che Washington non sia pronta a una svolta militare

Corea del Nord ancora nucleare

Troppi trombettieri attorno a quella speranza di pace

Corea del Nord ancora nucleare, e lo rimarrà a lungo se Washington non decide una svolta militare nel mare del Giappone, o mar cinese, il mere sui cui si affacciano le due Corea. Tutto questo mentre tutti -troppi- già discutevano sul ‘dopo’ incontro Trump-Kim a Singapore, con rischio oggi che l’appuntamento del 12 giugno vada a monte. Ieri la Corea del Nord ha fatto saltare i colloqui previsti con il Sud per portare avanti quanto stabilito dai due leader durante lo storico incontro a Panmunjom.
Colpa delle esercitazioni congiunte tra Corea del Sud e Stati Uniti, le ‘Max Thunder 2018’ partite l’11 maggio, che sono di fatto una prova generale di attacco al Nord. Inelegante. Il nodo, ancora e sempre, la denuclearizzazione sulla quale, nonostante i buoni propositi, le due parti sono ancora molto distanti. Noi disarmiamo, e voi? Chiede Kim Jong-un. Usa e Corea del Sud però insistono nei preparativi per Singapore.

Singapore in forse

I contatti tra Coree e Usa sono sicuramente in corso ma nessuno sa cosa potrà essere deciso domani. Niente ‘denuclearizzazione unilaterale’, come la chiama la Corea del Nord. Anche se, né Trump né Kim, possono permettersi la responsabilità di fare saltare un summit storico che, osserva Simone Pieranni su EastWest, è stato imprudentemente accompagnato da ‘dichiarazioni mirabolanti’. Problemi per Trump che dove tocca rompe, dal clima all’Iran a Gerusalemme. Problemi per Kim che ha bisogno di risollevare l’economia nazionale. Rischio per lui, anche la delusione di Cina e Russia, le due potenze che al momento tengono in vita il suo regime.
Ma questa volta il Kim tutti i torti non li ha. «Noi abbiamo incontrato Moon, abbiamo cominciato a smantellare il nostro sito nucleare, abbiamo rilasciato tre prigionieri agli Usa e voi fate le esercitazioni?». Doccia fredda dal Nord sofferta molto da Seul che balbetta di “regolari esercitazioni aree tra Stati Uniti e Corea del Sud”. Allenamento in difesa.

‘Pacta sun servanda’, ma l’Iran?

Washington. «Siamo ancora fiduciosi che l’incontro si terrà e continueremo su questo percorso. Allo stesso tempo, siamo pronti al fatto che potrebbero essere dei negoziati duri», dichiara la portavoce Sarah Huckabee Sanders. Secondo alcuni esperti, consueta tattica di Kim, forzare e poi concedere. Su Trump nessuno azzarda pronunciarsi. Poi l’azzardo del consigliere per la Sicurezza John Bolton, secondo cui il Nord dovrebbe seguire il ‘modello libico’ per il disarmo nucleare e provvedere a un “completo, verificabile e irreversibile smantellamento del proprio arsenale”. Il riferimento a Gheddafi, e potevano anche aggiungere Saddam, -loro sì privi di ombrello nucleare- non è il paragone più intelligente. O stupidità o provocazione.
Sintesi, Pyongyang è disposta a procedere a controlli sulla sua corsa al nucleare solo se gli Usa mostreranno la volontà di abbandonare militarmente la Corea del Sud. Col problema di affidabilità dei protagonisti. ‘Pacta sun servanda’, patti da osservare. Dubbi non soltanto su Kim.

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