mercoledì 19 settembre 2018

Malesia, nuovo leader a 92 anni tra Cina e islam saudita

Malesia, elezioni storiche con la vittoria dell’opposizione
-Un’economia rampante
-la nuova via della seta
-Confronto tra Cina e Arabia Saudita
-Futuro incerto

 

 

Malesia

Malesia il nuovo datato che avanza

Malesia come cartina di tornasole di equilibri che sembravano immutabili e che invece cambiano di colpo,disegnando nuove mappe geopolitiche sino a ieri inimmaginabili. All’ombra del gigante cinese, con un peso statunitense in diminuzione, crescono nuove realtà che potranno avere un’importanza per tutta la regione nel prossimo futuro. Ma per strane combinazioni, a cambiare il destino di un paese potrebbe non essere un giovane ma un vecchio uomo politico di 92 anni.

Riciclaggio politico

Dopo 61 anni di dominio ininterrotto, il partito di governo conservatore, Barisan Nasional, è stato sconfitto dall’opposizione che il 10 maggio si è presentata alle elezioni unita. A trionfare è stato l’anziano Mahathir Mohamad che ha messo fine, per il momento, alla parabola politica del suo avversario Najib Razak. In realtà Mahatir è l’ex uomo forte del partito di governo battuto in questa tornata elettorale. E’ stato lui stesso al governo per 22 anni fino al 2003, ed ha cresciuto politicamente proprio Razak. Riciclaggio politico anche in Malesia.
Per quanto riguarda il risultato elettorale, i vincitori della coalizione Patakan Harapan hanno trionfato nella Camera bassa (121 seggi su 222 totali), i conservatori benchè riunissero ben 12 formazioni politiche si sono fermati a 79 seggi. Razak ha ammesso la sconfitta ma la situazione non è ancora del tutto chiara (nessun partito può contare su una singola maggioranza parlamentare) e sarà il re a dover nominare il primo ministro.

Corruzione e nepostismo

Il periodo pre elettorale è stato contrassegnato da arresti, numerose accuse incrociate e atti ostili. Le autorità hanno rimosso i manifesti dell’opposizione per ragioni legali risibili, lo stesso Mahatir è stato messo sotto inchiesta per la discussa legge sulle fake news in quanto avrebbe denunciato il sabotaggio dell’aereo che lo avrebbe portato in un tour elettorale. Praticamente tutti i candidati degli schieramenti hanno subito episodi di hackeraggio informatico.
Lo sconfitto Razak è stato accusato di aver attinto a piene mani ai soldi pubblici. Ed è proprio questo l’elemento che probabilmente ha cambiato la storia politica della Malesia: la corruzione.

La fabbrica d’oriente

ll paese infatti, negli ultimi anni ha conosciuto un forte progresso economico. E’ diventato una grande fabbrica che produce merci a basso costo capaci di invadere anche i mercati occidentali. Analoga crescita ha investito anche il settore del turismo. In Malesia sono affluiti capitali e sono cresciute le rendite, una circolazione di soldi che ha attirato speculatori e ha alimentato gli appetiti della politica.

Ombre cinesi

Lo scontro elettorale però ha nascosto molto altro. Primo fra tutti l’interessamento cinese che non ha lesinato investimenti per quella che viene definita la “nuova via della seta”. Un’iniziativa strategica di Pechino, annunciata dal presidente Xi Jimping nel 2013, che mira a sviluppare una rete di infrastrutture nei paesi dell’Eurasia per favorire sbocchi alle merci cinesi.
Per questo la Cina aveva puntato forte su Razak il quale però, a fronte dell’aumento del costo della vita, ha dato vita ad un innalzamento della tassazione provocando qualche instabilità, anche se non eccessiva, ma soprattutto ha consegnato la maggior parte delle cariche politiche più importanti all’etnia musulmana Malay.

L’influenza saudita

Popolazione di fede musulmana a maggioranza sunnita (61%), sulla Malesia’ombra dell’Arabia Saudita non solo a livello economico. La comunità cinese, comunque numerosa, si è sentita tradita ed è andata formare il fulcro economico dello schieramento che alla fine ha vinto le elezioni.
In campagna elettorale, Razak aveva cercato di recuperare terreno tra i cinesi facendosi ritrarre insieme a Xi Jimping e Jack Ma, fondatore di Ali Baba, colosso del commercio elettronico mondiale. Uno spostamento repentino che a sua volta ha però provocato un allontanamento dell’etnia  dei Malay spaventati dal rinnovato interesse per la Cina.

Scenari imprevedibili

Con la vittoria di Mahatir non dovrebbe cambiare molto dal punto di vista economico, anche se sono state annunciare riforme di carattere sociale, come l’innalzamento del salario minimo e la costruzione di case popolari. In questo senso i cinesi non dormiranno sonni agitati, anche se rimane una variabile difficile da calcolare.
In realtà Mahatir è un candidato di riserva, il vero leader dell’opposizione è Anwar Ibrahim che si trova in carcere, per il reato di sodomia, fin dal 2015 ma che sarà libero l’8 giugno. Anwar è stato il capo degli studenti musulmani per poi avviarsi verso una brillante carriera nell’Fmi. Il suo ritorno nella vita politica potrebbe significare un nuovo cambiamento di scenario, un avvicinamento ai sauditi e forse un nuovo ostacolo per i progetti cinesi,