venerdì 14 dicembre 2018

Trump, clima, Iran o Gerusalemme, politica schizoide rompitutto

Carneficina a Gaza. Decine di giovani palestinesi uccisi da cecchini, artiglieria e raid aerei israeliani.
-Mentre a Gerusalemme Netanyahu e Ivanka Trump festeggiano il trasferimento dell’ambasciata Usa.
-Nella Striscia ospedali al collasso.
-Tel Aviv: «Onore ai soldati».
-E risorge al-Qaeda

Trump, politica schizoide rompitutto

Trump, politica schizoide rompitutto

Ecco perché la diplomazia americana sembra fatta per danneggiare gli Stati Uniti e il resto del pianeta

Oltre 50 morti, circa 2 mila feriti e l’intero popolo della Striscia di Gaza in subbuglio, come non si era visto da molti anni. Se non è guerra questa, poco ci manca. A chi dobbiamo mettere in conto un simile macello, che sta portando sull’orlo di una crisi di nervi una regione già stressata da conflitti atavici? Netanyahu? Lui fa il suo mestiere, di leader “duro e puro” di Israele, assieme al suo Ministro della Difesa, l’ex buttafuori da discoteca Avigdor Lieberman. Questo lo sanno pure le pietre. Certo, se ti dai da fare per gettare taniche di benzina sul fuoco, il minimo che ti puoi aspettare è che l’attuale governo di Gerusalemme ne approfitti. Con gli interessi. Allora, gratta gratta, da sotto la vernice spunta il faccione, con tanto di capigliatura stroboscopica, del Presidente americano Trump.

Se ci fosse un oscar “per le provocazioni” l’Academy di Hollywood glielo dovrebbe assegnare. Honoris (si fa per dire) causa. In un paio di settimane ha rovinato gli otto anni di paziente lavoro di ricucitura fatto da Obama: ha stracciato l’accordo sul nucleare con l’Iran, rinfocolando il confronto tra sunniti e sciiti; ha trasferito l’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, resuscitando al Qaida, rincollando i cocci che restano dell’Isis e, praticamente, sputando in faccia a ogni palestinese degno di questo nome; ha attaccato con i missili quattro sgabuzzini da caserma del siriano Assad (per sfidare indirettamente gli ayatollah); e ha stretto un patto di ferro con coloro che hanno da sempre finanziato, sottobanco, il terrorismo wahabita (i sauditi). Basta? No, non basta. Perché di questo passo il peggio deve ancora venire.

La politica estera della Casa Bianca ha una logica schizoide, una coerenza squinternata e sembra elaborata con la sobrietà di uno che esce da una cantina sociale. Possibile che non ci sia nessuno, dalle parti della sua scrivania, in grado di fare ragionare Trump da Presidente degli Stati Uniti? Beh, un paio c’erano (e qualcuno ancora resta), ma Donald non vuole ombre. A volte sembra proprio che le sue scelte all’estero siano quasi “obbligate”. Più di un analista vede in trasparenza forzature difficilmente comprensibili. Ok, vuol far dimenticare il “fronte” interno (Russiagate e possibile “impeachment”); cerca consensi per le elezioni di “mezzo termine”; e, in economia, ha optato per un protezionismo delle ferriere, vecchio quanto il cucco, che lo porterà a sbracare il sistema e lo ha già fatto entrare in rotta di collisione con l’Europa, oltre che con la Cina.

E la schizofrenia quasi masochistica in politica estera? Tutto lascia pensare che, da qualche parte, potrebbero avere le informazioni giuste per tenerlo sotto scopa. Ricattandolo? Magari no. Ma “influenzandolo” forse sì. Messa in questo modo, si spiegherebbero tante cose.

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