venerdì 14 dicembre 2018

300 giovani e forti a Sapri, Pisacane e l’amore di Enrichetta

Ripasso scolastico: Carlo Pisacane, patriota e rivoluzionario italiano, amico di Giuseppe Mazzini, Goffredo Mameli e Giuseppe Garibaldi. Il duca Pisacane, nel 1857 decide, assieme a 300 giovanotti armati, di tentare una rivolta popolare contro il regno borbonico nel salernitano.
Sbarca a Sapri ma a Sanza, la popolazione sta col Re, e lui, assieme ai suoi, che “Eran 300, eran giovani e forti, e sono morti’, poeteggerà Luigi Mercantini.
Ma gatto Randagio-Francesca de Carolis legge la storia a modo suo, e ci racconta di cosa si lascia alle spalle il 39enne Pisacane. Semisconosciuta splendida storia d’amore dove scopri che più eroica dell’eroe è Enrichetta di Lorenzo, la donna che lo ha amato contro tutto e contro tutti. Prima di quei 300 giovani e forti.

Pisacane e l'amore di Enrichetta

Pisacane e l’amore di Enrichetta.
Oggi vi voglio parlare di una storia d’amore. Una storia lontana nel tempo ma che, con l’animo romantico che ci ritroviamo, io e il Randagio, ancora ci fa palpitare in sussulti… cosa che ogni tanto fa bene all’anima, trovare motivo di palpiti e sussulti…
La storia di Carlo Pisacane e Enrichetta di Lorenzo. Pisacane lo conosciamo da sempre… gli ideali mazziniani… il sogno dell’Italia unita… l’avventura della Repubblica Romana, la tragica morte a Sapri… Ma quanti sanno dell’amore travolgente che lo unì alla donna che tutta la sua avventura condivise?

Questo amore io l’ho incontrato qualche anno fa, quando Alessandro di Lorenzo mi ha mandato il libro nel quale ha ricostruito la storia della sua famiglia. Alessandro è di Orta di Atella, comune della provincia di Caserta… e subito ho sentito odore di casa…
“Enrichetta era una prozia, i de Lorenzo una famiglia divisa fra Napoli e Orta di Atella dove c’è ancora il settecentesco palazzo… Le prime curiosità sono nate dai racconti sentiti in casa. C’era allora la tradizione del raccontare e da piccoli la sera eravamo tutti intorno al camino ad ascoltare… Così presto ho iniziato a cercare… ho raccolto i racconti tramandati di padre in figlio, ho fatto ricerche nelle diocesi, nelle biblioteche campane…”

E fra tanti nomi e tante vicende di membri di una famiglia che ha fatto anche la storia della nostra terra, dal medico che curò Settembrini nel carcere della Vicaria, fino alla tragedia dei parenti uccisi in una rappresaglia nazista… di tanta storia, insomma, Alessandro di Lorenzo si innamora di Enrichetta e ne ha fatto figura centrale della sua narrazione. E anche io mi sono innamorata della sua passione che pure appartiene alla Storia…
Pensate… una donna nata nella prima metà dell’800, in un piccolo centro, da una famiglia aristocratica, cresciuta leggendo i grandi scrittori romantici, affascinata dalle idee di libertà e democrazia… la fuga con Pisacane e la grande sfida alle convenzioni di un’epoca. “Nell’800 per una donna adultera è facile che si aprano le porte del carcere della Vicaria, uno dei luoghi più orribili del regno borbonico…”. Carlo ed Enrichetta… un amore appassionato e appassionante, come è la voce di Alessandro di Lorenzo quando me ne parla…

Pensate che emozioni! Tutto comincia con l’incontro, che non erano neppure adolescenti, nei giorni della festa di Piedigrotta, a Napoli, nel 1830. “Durante la festa, la città tutta era in subbuglio, le luci scintillanti illuminavano il borgo come se fosse giorno e i fuochi pirotecnici si specchiavano nel mare, colorando le onde… Benché giovanissimi, Carlo ed Enrichetta riconobbero nei loro sguardi l’amore… Da quel giorno non si dimenticarono mai più”.
Ma purtroppo non sempre i genitori vogliono leggere nel cuore dei propri figli, e molto spesso li costringono a una vita di dolori e sofferenze… Ed è quello che accadde alla nostra eroina, che ad appena 18 anni venne costretta a sposare un ricco commerciante. Ricco, ma di proverbiale rozzezza d’animo. Quello che Enrichetta ricorda del suo matrimonio, dal quale ebbe due figli, è solo la sontuosa cerimonia. Per il resto… “insulti e maltrattamenti, spesso anche davanti alla servitù”.
“Mio marito è un uomo immorale, mi ha sempre esposta alla seduzione dei giovani in casa sua, nonostante lo supplicassi di allontanare tali occasioni. Non vorrei altro che vivere con il mio Carlo… con lui non temo né la miseria, né la morte”. Sono le parole di lei, in un verbale della Polizia francese, durante l’esilio con Pisacane… Già, perché Enrichetta e Carlo, dopo un periodo in cui cercarono di nascondere il loro amore, fuggirono insieme.
Un giorno di febbraio del 1847 lasciarono segretamente Napoli imbarcandosi sul piroscafo francese “Leonidas” con passaporti falsi. Sbarcarono prima a Livorno, poi a Marsiglia, infine raggiunsero Londra…
E c’è una lettera, una lunghissima lettera con la quale Pisacane spiega ai parenti le ragioni, sofferte, di quella che definisce la loro “energica ed eccentrica risoluzione”, dove spiega anche il suo credo. Un brano: “Malediteci dunque, ma saremo sempre felici, ora avendo dichiarato guerra alla società, prima infelici quando in pace era troppo caro il prezzo di questa pace, e saremmo stati vili a temere questa guerra… la mia Enrichetta, allorché mi stringe fra le sue braccia non mentisce, stringe l’uomo a cui la Natura ha destinato le sue bellezze…”

Carlo Pisacane

Se vi piacciono le storie d’amore, quelle vere, a questo punto sono sicura ve ne sarete innamorati anche voi, di Carlo ed Enrichetta. Quindi continuo…
Carlo ed Enrichetta vissero un periodo a Londra, inseguiti dalle denunce del marito di lei. Una curiosità: un rapporto segnala che avevano abitato nel quartiere del Ponte dei Frati neri (sì, quello che conosciamo per ben altri cupi misteri italiani) uno dei più poveri nell’East side della City… Presto furono invitati a lasciare il suolo inglese. Furono fermati a Parigi, poi rilasciati, poi ancora fughe… Lugano, ancora Londra, poi Genova…
E nel ‘49 c’era anche lei, Enrichetta, a condividere l’avventura della Repubblica Romana, e combattendo dietro le barricate entra a far parte del Comitato centrale per l’assistenza ai feriti.
“Donna di rara bellezza… piena di charme aristocratico, occhi pronti all’amore a alla lotta…”, racconta Alessandro di Lorenzo, che molto si è documentato, molto ha anche immaginato… sapendo leggere quel che le cose raccontano… provando l’emozione che trasmettono gli oggetti trovati in casa “come i suoi famosi orecchini, ciondoli di pietra cobalta, gli stessi del quadro dipinto su tela”.

E la potete riconoscere anche voi, guardando quegli occhi, la verità delle sue passioni…
Carlo ed Enrichetta ebbero due bambine. La prima, Carolina, presto morì. Poi la seconda… Fino al ‘57 la vita di Pisacane si raccoglie intorno a questa figlioletta e alla donna che gliel’aveva donata, alternando alle fatiche degli studi e alla preparazione di complotti “lo stillicidio costante di faticose lezioncelle di matematica da impartire ai fanciulli per campare la vita…”
Poi, la spedizione sulla costa del Cilento… Quella volta Enrichetta si era opposta con tutte le sue forze. Lo supplicò, lo scongiurò… infine: “Padrone di farvi ammazzare, ma non avete il diritto di condurre tanti giovani al macello”.
“Eran trecento, eran giovani e forti…”

Ed Enrichetta?
“Morto il suo Carlo – ricorda Alessandro di Lorenzo – continuò a vivere secondo gli ideali con i quali era cresciuta. Dopo l’unità d’Italia fece parte del Comitato di donne per Roma Capitale…”
Passioni pubbliche e private, di una famiglia forse in passato anche imbarazzata per una storia d’adulterio… ma sicuramente orgogliosa di essere stata parte della storia nazionale…

“Già, – mi ha fatto osservare il Randagio- ma quanti di noi conoscono la storia della propria famiglia? Conoscere e capire la storia di chi è nato prima di noi serve anche a conoscere e capire se stessi.”, ha concluso con quell’aria da maestrino che a volte ha e (detto fra noi) un po’ mi infastidisce.
E con aria di rimprovero mi indica, allusivo, il ritratto che è alla mia sinistra sulla parete. E’ la pro pro pro nonna, che di casa in casa mi segue, e con la quale spesso scambiamo pensieri…
Beh, ancora una volta il Randagio ha ragione. E’ vero, le avevo fatto una promessa, a donna Giuseppina… prima o poi anch’io mi documenterò e immaginerò… e racconterò di lei…

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