venerdì 19 luglio 2019

Israele e i ‘Fateh313’, missili iraniani

Nel pesante attacco israeliano contro le forze iraniane in Siria, bersaglio chiave i “Fateh 313”, i nuovi missili di Teheran che hanno una gittata ‘rivista’ di 500 chilometri.
-Oltre la favole nucleari di Netanyahu, i timori veri di Tel Aviv

Bugie atomiche e minacce vere

Frottole atomiche di Netanyahu e pericoli veri, i ‘Fateh313’ missili iraniani. Ieri mattina i cacciabombardieri dell’aviazione di Gerusalemme (28 aerei secondo il Ministero della Difesa russo) hanno colpito obiettivi iraniani in tutta la Siria, in quella che appare essere l’offensiva più importante condotta dagli israeliani contro gli ayatollah negli ultimi decenni. In particolare, secondo fonti attendibili, gli F-15 e gli F-16 di Netanyahu avrebbero preso di mira installazioni militari, centri di comando e le rampe dei sofisticati missili di ultima generazione fabbricati dalla teocrazia persiana. Si tratta dei “Fateh 313”, recentemente “aggiornati” dai tecnici iraniani e messi in grado di raggiungere obiettivi fino a 500 chilometri. Cioè, in pratica, partendo dalla Siria, con una gittata tale da colpire qualsiasi bersaglio entro i confini d’Israele.

Pare fosse un primo stock di questi micidiali missili il vero obiettivo dei jet di Gerusalemme, che martedì scorso hanno colpito ad Al Kiswa, a sud di Damasco, ammazzando, tra gli altri, anche un generale iraniano e diversi miliziani di Hezbollah. In totale, gli aerei di Netanyahu avrebbero sparato una sessantina di missili aria-terra, seminando devastazioni su larga scala. Gli israeliani sostengono di avere reagito al lancio di una ventina di razzi, partiti dalla zona di Quneitra e abbattutisi, senza provocare grandi danni, in un’area circoscritta del Golan. La reazione (alquanto sproporzionata) fa capire che per le forze di Gerusalemme l’episodio ha rappresentato una scusa eccellente per attaccare in profondità le unità iraniane (e di Hezbollah) stanziate in Siria.

Tra le altre cose, proprio per evitare danni collaterali e rovinosi incidenti di percorso con i russi, fonti dell’intelligence ebraica hanno confermato che gli alti comandi delle Israeli Defense Forces hanno preavvertito Mosca dei bersagli che sarebbero stati colpiti in Siria. E’ probabile che anche di questo abbiano parlato Putin e Netanyahu durante l’incontro che quest’ultimo ha avuto col leader del Cremlino due giorni fa. Adesso bisognerà vedere fino a che punto intenderanno spingersi gli israeliani, in quella che appare sempre più come una strategia di “pre-emptive stike” anti-Iran concordata, con gli Stati Uniti e con l’asse sunnita guidato dall’Arabia Sudita.

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