giovedì 23 maggio 2019

Iran tra le braccia della Cina mentre in Medio oriente è già guerra

La chiusura di Trump apre scenari inquietanti in un Medio Oriente già in fiamme.
-A Teheran la politica militare non la decide il moderato Rohani, ma il leader supremo Ali Khamenei.
-E i pasdaran in un clima di instabilità potrebbero anche tentare il colpo di mano.
-In Medio Oriente tra Israele e Iran è già guerra

Che l’Aiea si fotta

Iran tra le braccia della Cina, sì, perché la decisione di Trump di chiudere all’Iran nonostante il rispetto dell’accordo sul nucleare verificato dall’Aiea, ha molteplici conseguenze e non solo per le imprese. In prima battuta, il prezzo del barile resterà alto perché le guerre si devono pur pagare, in qualche modo. «In seconda battuta -scrive Farian Sabahi, giornalista e storica italiana di padre iraniano su il Manifesto- gli iraniani rischiano di finire tra le braccia dei cinesi, in grado di acquistare il loro petrolio e di rifornirli di tutto quanto necessario, facendosi beffe delle sanzioni occidentali.

La Cina ride il MO trema

Applausi del premier Netanyahu e i gruppi pro-Israele, dopo aver spinto Trump verso quelle scelte estreme. Qualche giorno dopo, i primi ripensamenti perché la situazione sembra degenerare. Gli scontro sulle Alture del Golan, per iniziare. Tanto è che il Dipartimento di Stato americano ha messo in allerta i propri cittadini. Una risposta degli Hezbollah libanesi e dai pasdaran dopo i bombardamenti israeliani che mercoledì notte hanno preso di mira le postazioni iraniane in Siria, è quasi nell’ordine delle cose».

Spinte interne iraniane

Poi le cose in Iran. La politica militare non compere al governo del moderato di Rohani, ma al leader supremo Ali Kamenei, anziano, non in ottima salute, non particolarmente moderato. Chi influirà sulle sue decisioni? Qualche analista non esclude la possibilità di un colpo di Stato dei pasdaran, che da tempo controllano posti chiave della politica e una bella fetta dell’economia. In previsione di una guerra aperta, l’Israeli Defense Forces ha richiamato in servizio un certo numero di riservisti, nonostante la copertura dal Pentagono.

Ebraismo Usa dissidente

Ripensamenti anche in casa ebraica, ebraismo Usa, laico e tendenzialmente democratico. Al vertice dell’American Jewish Committee, Davis Harris, contro l’accordo sul nucleare nel 2015, recentemente aveva spinto per un suo miglioramento ma non la cancellazione. Ora teme «il divario che potrebbe aprirsi tra Washington e i partner europei, da cui l’Iran potrebbe trarre vantaggio». Più realista il professore Naftali Tishby, della Hebrew University di Gerusalemme, secondo cui la rottura peggiora la situazione. «La storia ci ha resi paranoici, ci sentiamo minacciati dalla retorica della dirigenza iraniana che non riconosce il nostro Stato».

Paradosso atomico mediorientale

Ne scrive Tommaso Di Francesco. «Il dossier nucleare di Netanyahu è pari alla sua faccia tosta: Israele è l’unica potenza atomica del Medio Oriente e detta legge sul nucleare civile altrui; eppure “Bibi”, con uno spettacolo da comico di crociera, ha “rivelato” al mondo le presunte preparazioni atomiche dell’Iran che l’atomica non ce l’ha, aderisce a controlli e Trattati, e vuole solo diversificare le fonti energetiche per la crisi economica che l’attanaglia anche per il peso delle sanzioni Usa». Mentre in queste ore l’Arabia saudita -fomentatrice del jihadismo sunnita che ha prodotto Isis- e alleata d’Israele avverte: «Se Teheran avrà l’atomica anche noi l’avremo».

Europa batti un colpo

Alternativa alla guerra la reazione dell’Unione europea che di quell’accordo è stata in parte artefice. Ora, Macron,Mogherini, Merkel, l’uscente Gentiloni, e persino l’atlantica May, presi a schiaffi da Trump, devono decidere come arrabbiarsi. Che accadrà quando dovranno fare i conti con l’embargo americano alle transazioni con l’Iran? Mentre l’UE pensa alla difesa europea come ‘doppio’, subalterna nelle spese e nelle finalità all’unica realtà sovranazionale d’Europa che è la Nato. Questo, mentre tra Israele e Iran, venti razzi sul Golan e 70 missili di risposta (60 con 28 jet F15 ed F16 e dieci con missili tattici dal territorio israeliano), è già guerra.

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