martedì 25 giugno 2019

Erdogan al voto per più potere può perdere le elezioni

La Turchia delle leggi di emergenza col presidente che vuole ancora più potere. Ma per Erdogan si prospetta un ballottaggio complicato.
-A decidere le elezioni del 24 giugno sarà il voto dei curdi e la sorte del loro partito, l’ Hdp i cui vertici parlamentari sono stati messi in galera.
-Stato d’emergenza in Turchia? ‘Nessun ostacolo a elezioni democratiche’.
-Solo nelle ultime 48 ore, arrestate oltre 300 persone per sospetti legami con Gulen, presunto mandante golpista.

Islamismo nazionalista e Lupi grigi

Erdogan al voto anticipato, questa volta può perdere le elezioni. In Turchia è iniziata la campagna elettorale forse più decisiva e tesa degli ultimi decenni. Elezioni presidenziali e parlamentari assieme il 24 giugno. Erdogan che vuole ancora più potere personale con il via alla Repubblica presidenziale che si è disegnato addosso. E per la prima volta in quindici anni, i partiti all’opposizione che si dimostrano coesi nel voler contrastare il presidente despota. Erdoğan candidato congiunto sia del Partito della Giustizia e Sviluppo, Akp, l’AkPartisi, detto alla turca, sia del Partito del movimento nazionalista, Mhp, ultradestra e Lupi Grigi, ricordate Ali Agca e l’attentato a papa Woytjla?
Alleanza del Popolo, l’invenzione politica, per tentare di ottenere la maggioranza assoluta e portare a compimento la modifica del sistema politico e un ancora maggior accentramento di poteri nelle mani di Erdogan.

Ataturk e laicismo turco addio

Contro, lo storico Partito Repubblicano del Popolo, Chp, il partito ‘kemalista’, i frammenti di sinistra, tra Partito della Felicità (Saadet Partisi) e Partito Democratico (Dp), il partito curdo, che sarà decisivo. Strategia, frammentare il sostegno per l’Akp già dal primo turno elettorale. Sostegno che secondo gli ultimi sondaggi si aggira su un importante ma insufficiente 40-42%, lontano dal dominio dei seggi parlamentari.
Ma sopratutto, annota Valeria Giannotta su EastWest, le tradizionali divisioni ideologiche tra partiti affievolite, rispetto alla nuova polarizzazione sociale sull’asse pro-contro Erdoğan.
Qualcosa di simile a quanto accaduto il Italia col referendum sulla riforma costituzionale voluta da Renzi. Troppa personalizzazione anche in Turchia, leggono molti osservatori, sulla strada del presidenzialismo a misura di Erdogan.

Erdogan #TAMAM, basta così

Erdogan onnipresente sui mezzi di informazione, quelli che rimangono, tutti praticamente filo governativi, descrive i suoi 16 anni di governo come «periodo di risurrezione» e il presidenzialismo paradiso finale. Ad impedirglielo non sarà mai l’opposizione, sbeffeggia, ma ‘la nazione’ se dirà, “Tamam”, ‘Ok. Va bene così”. Adesso basta, detto in altre parole. Immediata la reazione di parte dell’opinione pubblica e più di un milione di utenti social hanno intasato il web. L’hashtag #TAMAM anche lo slogan di tutti i leader all’opposizione che sulle proprie pagine hanno twittato per dire basta ad Erdoğan.
Autogol di slogan per Erdogan, ma la partita politica per i suoi avversari sarà tutto meno che facile. Primo problema, vincere contro un apparato di potere che in Turchia ormai controlla tutto, e -dubbio successivo- ‘se riusciamo a vincere, cosa farà Erdogan dopo?’.

Folle sbarramento al 10%

Ogni partito dell’opposizione un suo candidato, elenco poco utile per noi, per una volta confluite in coalizioni di convenienza per somma di voti. Nomi e sigle per noi ininfluenti. Guardiamo a ciò che conta. Il Partito democratico popolare filo-curdo (Hdp) ha annunciato che il suo fondatore ed ex presidente Selahattin Demirtaş – ormai in carcere dal Novembre 2016 – cercherà di concorrere alla presidenza come avvenne nel 2014, quando sfidò direttamente Erdoğan. L’Hdp è l’unica formazione che, non appartenendo ad alcuna coalizione, affronterà individualmente la sfida elettorale.
Ma i funzionari dell’Hdp non solo si mostrano fiduciosi sulla possibilità di superare la soglia di sbarramento del 10% ma prevedrebbero addirittura un testa a testa tra Erdoğan e Demirtas al secondo turno previsto per l’8 luglio. In verità, i sondaggi suggeriscono che l’Hdp sarebbe in grado di entrare in parlamento, ma non di concorrere sulla tornata presidenziale.

 

Presidente Turco deciso dai voti curdi

Sorto come movimento di protesta libertaria durante le proteste di Gezi Parkı del 2013, l’Hdp è riuscito ad attrarre i voti in diversi settori della società turca e non solo tra i curdi. Ma il suo leader, Demirtaş, in carcere da quasi due anni e senza alcuna possibilità di rilascio, risulta di fatto fuori partita. Dopo le vicissitudini degli ultimi anni, con l’incarcerazione di molti suoi dirigenti, problemi politici anche per l’attività terroristica del Pkk nelle regioni sud orientali della Turchia e gli scontri oltre confine contro il Ypg curdo siriano. Il risorgente nazionalismo turco favori da Erdogan sta creando problemi all’Hdp.
Solo nel caso in cui l’Hdp in parlamento, il fronte dell’opposizione avrà la possibilità di ottenere la maggioranza contro il blocco nazional islamista Akp-Mhp di Erdogan. Ed ecco che a risultare decisivi per le sorti della Turchia in queste elezioni così cruciali sembrano essere proprio i curdi

Potrebbe piacerti anche