Privacy Policy
martedì 19 20 Novembre19

Sale il petrolio, scende l’Europa e Israele mobilita i riservisti

Dopo l’annunciato ritiro Usa dall’accordo sul nucleare iraniano cominciano a verificarsi i primi contraccolpi.
-Minacciati indirettamente di sanzioni commerciali tutti quei Paesi (tra cui l’Italia) che faranno affari con Teheran.
-Vola il prezzo del petrolio, Brent a 80 dollari.
-Israele mobilita i riservisti

Israele colpisce decine di obiettivi militari iraniani in Siria
Iran lancia 20 razzi verso postazioni israeliane sul Golan

Sale il petrolio, scende l’Europa e Israele mobilita i riservisti.
Nuovi venti di guerra cominciano a spirare impetuosi in Medio Oriente, dopo l’annuncio di Trump che ha praticamente stracciato in mille pezzi l’accordo sul nucleare iraniano. Come se non bastassero le rogne che si porta appresso la guerra civile siriana, adesso gli scenari si complicano ulteriormente: Israele ha richiamato i riservisti e messo in stato d’allerta tutte le truppe schierate sul Golan, mentre il prezzo del petrolio ha cominciato a decollare. Gli ayatollah, fin troppo calmi per ora, sotto banco giurano vendetta, anche se la linea scelta da Rohani è quella morbida. Agli iraniani non conviene abboccare al gioco che Washington, Gerusalemme e Riad stanno conducendo di comune accordo e pensano di mostrarsi ragionevoli per spaccare il fronte occidentale, già malmesso dal momento che l’Europa non ne vuol sentire di rinnegare l’accordo firmato con Teheran.

Macron, Merkel e la May sono stati chiari. Inviperiti, tra le altre cose, dalla supponenza di Trump, che è arrivato al punto di distribuire minacce urbi et orbi, senza guardare in faccia manco gli alleati. Senza tanti giri di parole, l’inquilino della Casa Bianca, infatti, ha detto che le sanzioni finanziarie e commerciali in rampa di lancio, “riguarderanno anche chi aiuta l’Iran”. Cioè, tradotto dal politichese, anche coloro che fanno affari “puliti” con Teheran. Tra cui l’Italia, seconda esportatrice e importatrice europea (dopo Germania e Francia) di materie prime, semilavorati, beni strumentali e prodotti di consumo. L’avvertimento di Trump fa il paio con l’altro grande gioco al massacro americano, quello dei dazi doganali, che rischia di tramortire irrimediabilmente tutta l’economia internazionale.

Dove voglia arrivare il bizzoso e irascibile Presidente Usa tutti stanno cercando di capirlo. A cominciare dalla sua truppa di “adviser”, che vagano frastornati e senza meta per i corridoi della Casa Bianca, aspettando la prossima mossa umorale e squinternata. Spifferi in arrivo da Washington parlano, addirittura, di qualche “sorpresa” manifestata dagli stessi John Bolton (Consigliere per la Sicurezza Nazionale) e Mike Pompeo (Segretario di Stato), che dovrebbero essere classificati come “falchi” e che invece sembrano canarini, se paragonati agli svolazzi di Trump, imprevedibile e rumoroso come una vecchia cornacchia. Est modus in rebus, dicevano i latini, ma il Presidente Usa non ha né modi né misura, e le sue sparate sembrano, parafrasando Orazio, un vero rebus.

Tanto che qualcuno comincia a pensare che questa scombiccherata politica estera non sia tutta farina del suo sacco. Troppo sbilanciata a favore di Israele la sua posizione (da Gerusalemme capitale, alla questione dei coloni nei territori occupati, per finire all’ostilità violenta contro l’Iran e gli sciiti) per non far venire mille pensieri agli analisti. E per far capire quale clima si sia creato nella regione, ieri i media siriani parlavano di un attacco missilistico israeliano vicino Damasco, che avrebbe colpito obiettivi iraniani e di Hezbollah. A Gerusalemme, dicono di prepararsi alla guerra e hanno convinto gli Stati Uniti a muovere truppe, navi ed aerei. Seguiti a ruota, nonostante a parole Parigi e Londra siano critiche con Trump, da unità militari francesi e inglesi.

E i russi? Saggiamente applicano il principio del “wait and see”, cioè aspettano di vedere come vada a finire, dato che gli occidentali si stanno facendo trascinare nel gorgo di una crisi senza uscite. Netanyahu, infinitamente più furbo di Trump, intanto, è volato a Mosca, a farsi due ore di colloquio con Putin, e per cercare una benevola “non interferenza” russa. Pia illusione. Il Cremlino ha investito pesantemente sull’Iran (e su Assad) per tenersi fuori dalla partita. Putin sceglierà tempi e modi d’intervento, a seconda dei nuovi pasticci che combinerà Trump. Mentre la Cina s’inserirà fulmineamente, per sostituire tutto l’import-export di cui Teheran dovesse avere bisogno. Previsioni? Beh, una l’abbiamo azzeccata. E spiega molte cose.
Ieri il prezzo del “brent”, il petrolio del Mare del Nord, è arrivato a 80 dollari al barile. Un’altra “pensata” di Trump e ci toccherà tirare fuori le biciclette.

Potrebbe piacerti anche